Il camino nella tradizione dei Walser

I Walser, popolazioni di origine e di lingua nordica, già prima del X secolo si erano stabiliti nell’alto Vallese (il nome Walser potrebbe essere una contrazione di ‘Walliser’= Vallesano, valligiano), si affermarono come abili agricoltori e pastori capaci di sopravvivere nei territori ad alta quota, dove riuscivano a trasformare i boschi in pascoli, a coltivare terreni scoscesi anche ad alta quota, organizzando il lavoro in un preciso  sistema collettivo, che da solo permetteva la sopravvivenza delle comunità in situazioni difficili.
Dal Vallese iniziò poi nel corso del XIII secolo un processo di graduale migrazione oltre i confini di questa regione, nella zona dei Grigioni, del Lichtenstein, del Voralberg, del Tirolo ed anche sul versante italiano del Monte Rosa: fu così che si costituirono comunità Walser sempre più radicate in Val d’Ossola, in Val Anzasca, in Val Formazza, in Valsesia e nella Valle di Gressoney.
La migrazione avveniva anche sulla base di precisi contratti, stipulati con i proprietari delle terre, che potevano così ricavare un reddito anche da territori in alta quota, altrimenti non remunerativi.La colonizzazione portò anche maggior stabilità in queste vallate, in questo modo saldamente presidiate da comunità fortemente coese e determinate a non farsi saccheggiare dalle ricorrenti scorrerie di predoni e Lanzichenecchi. Dunque, alla base di queste migrazioni non c’è stata la forza delle armi, ma una capacità di “conquistare” le terre alte con un lavoro basato sulla reciprocità. La tipica casa Valsesiana a tipologia Walser, ristrutturata e adattata ai moderni bisogni di una famiglia di oggi, infatti ha saputo mantenere intatto il proprio fascino riappriopriandosi della “memoria”.
Un grande amore per la montagna e per le tradizioni locali: questa è la molla che spinge ad acquistare ed in seguito a ristrutturare queste case, mantenendone però intatto il sapore e la poesia di una casa tradizionale come questa, di tipologia Walser.

Vedi anche: LA CASA DI MONTAGNA 84Questa casa è stata riabitata con grande dignità. Ha mantenuto intatto il volto esterno e all’interno ha trovato una distribuzione omogenea. Ad Alagna, in Valsesia, sono  numerose le testimonianze  sopravvissute di edifici originali Walser, spesso baite inerpicate sui pendii.
La ristrutturazione, in questo caso, ha saputo conservare i valori originali di questa casa che reca impressa sulla trave di entrata una data: 1742.
In un villaggio a Riva Valdobbia in Valsesia

IL TEMPO OGGI È IL LUSSO PIÙ IMPORTANTE. E ALLORA COSA C’È DI MEGLIO DI UN’OASI CHE CI RIPORTI AI RITMI LENTI DELLA MONTAGNA. A DUE ORE DA MILANO, A UN’ORA DA MALPENSA, A DIECI MINUTI IN AUTO DAGLI IMPIANTI DI ALAGNA VALSESIA, COLLEGATI ALLE PISTE DEL MONTEROSASKI, C’È IL VILLAGGIO DI PRÀ DI RIVA. SULLO SFONDO LA PARETE SUD DEL MONTE ROSA, IMPONENTE SULLE ELEGANTI BAITE DEL VILLAGGIO CHE RIPRENDONO LE LINEE DELLE ANTICHE CASE DEI WALSER. PIETRE TAGLIATE A MANO, LEGNI LAVORATI CON CURA COME NEI RIFUGI DI QUEL POPOLO CHE NEL 1300 VENNE A CERCARE LA LIBERTÀ NELLE VALLI ALPINE. UNA LIBERTÀ CHE SI PUÒ TROVARE ANCORA OGGI, IN QUESTO VILLAGGIO DOVE, COME NELLE FRAZIONI WALSER, CI SONO UN FORNO E UN ORTO COMUNE. MA NON SOLO: LO STILE TRADIZIONALE SI FONDE CON LA TECNOLOGIA. SI VIVE AVVOLTI DALL’ODORE DEL LEGNO, CON I SERVIZI DI UN ATTICO A MANHATTAN: GRAZIE ALLA DOMOTICA SI PUÒ ACCENDERE IL RISCALDAMENTO CON UNA TELEFONATA DA LONTANO O CONTROLLARE IL METEO CON LA WEB CAM SUL VILLAGGIO.
UNO SPIRITO HI TECH CHE SI SPOSA CON UNA GRANDE ATTENZIONE PER L’AMBIENTE: IL VILLAGGIO HA UNA CERTIFICAZIONE DI CLASSE A PER IL CONTENIMENTO DELLA DISPERSIONE DEL CALORE E L’OTTIMIZZAZIONE DEI CONSUMI OTTENUTA GRAZIE ANCHE ALL’USO DELLA GEOTERMIA PER IL RISCALDAMENTO.
NATURALMENTE NON MANCA UNA SPA CON PISCINA, SAUNA E BAGNO TURCO, DEGNO CORONAMENTO DI UNA GIORNATA DI SCI O DI LUNGHE PASSEGGIATE NELLA BELLA STAGIONE.I WALSER (CONTRAZIONE DEL TEDESCO WALLISER, CIOÈ VALLESANO, ABITANTE DEL CANTON VALLESE) SONO UNA POPOLAZIONE DI ORIGINE GERMANICA, CHE OGGI ABITA LE REGIONI ALPINE ATTORNO AL MASSICCIO DEL MONTE ROSA; LORO STESSI SI DEFINIVANO TITSCH. APPARTENGONO AL CEPPO DEGLI ALEMANNI E SONO GIUNTI ATTORNO ALL’VIII SECOLO NELL’ALTO VALLESE; DURANTE IL XII-XIII SECOLO, COLONI WALSER PROVENIENTI DALL’ALTO VALLESE SI STABILIRONO IN DIVERSE LOCALITÀ DELL’ARCO ALPINO IN ITALIA, SVIZZERA, LIECHTENSTEIN E AUSTRIA. IN ITALIA COMUNITÀ WALSER SONO PRESENTI IN PIEMONTE (IN VALSESIA E NELL’OSSOLA) E IN VAL D’AOSTA (NELLA VALLE DEL LYS E ANTICAMENTE NELL’ALTA VAL D’AYAS). LA LINGUA È UNA PARTICOLARE VARIANTE DEL DIALETTO TEDESCO MERIDIONALE, CHIAMATA ALTISSIMO ALEMANNO, ED È MOLTO SIMILE AL DIALETTO SVIZZERO TEDESCO NELLA SUA FORMA PIÙ ARCAICA. TRE SONO LE VARIANTI NOTE: IL TITSCH DI GRESSONEY-SAINTJEAN, IL TÖITSCHU DI ISSIME E IL TITZSCHU DI ALAGNA VALSESIA E RIMELLA IN VALSESIA. SI PARLÒ ANCHE FINO A TEMPI RECENTI A RIMA SAN GIUSEPPE IN VALSESIA E SALECCHIO IN VAL D’OSSOLA, MENTRE PIÙ ADDIETRO ERA PARLATO A ORNAVASSO E RIVA VALDOBBIA SEMPRE IN VALSESIA.In questo splendido open space, il calore della pietra e dei legni di larice e abete, spesso recuperati da antiche baite e trattati a cera, si coniuga alla perfezione con l’eleganza minimalista degli arredamenti moderni.
I camini sono in pietra di Luserna, il pavimento in legno finito a olio naturale, in un ambiente illuminato da generose finestrature dalle quali si può ammirare lo spettacolare massiccio del Monte Rosa.ABBIAMO CHIESTO A PETTER JOHANNESEN, NORVEGESE “DOC” (PRONIPOTE DEL GRANDE ESPLORATORE DELLE REGIONI POLARI ROALD AMUNDSEN) DI PARAGONARE ALCUNE TIPOLOGIE DI CASE IN LEGNO ORIGINARIE DELLA NORVEGIA CON ALTRE MOLTO SIMILI PRESENTI IN ITALIA: LE CASE DEI WALSER DELLA VAL D’OSSOLA E DELLAVALSESIA. QUELLA DEI WALSER È UNA ENCLAVE DOVE SI PARLA UN DIALETTO SVIZZERO TEDESCO: HANNO PORTATO ATTORNO AL MONTE ROSA UNA CULTURA MATERIALE COMPLETAMENTE DIVERSA DA QUELLA LOMBARDO- PIEMONTESE, IN PARTICOLARE LE LORO TIPICHE CASE DI LEGNO POGGIATE SU PILASTRI CHE TERMINANO CON GRANDI PIETRE PIATTE PER IMPEDIRE ALL’UMIDITÀ DI PASSARE E AI TOPI DI SALIRE.
LE “STABBUR” SONOCOSTRUZIONI IN CUI I CONTADINI IMMAGAZZINAVANO I VIVERI ED IN GENERE TUTTE LE RICCHEZZE DELLA LORO TERRA.CHE COSA AVEVANO DI COSÌ PARTICOLARE?
POGGIAVANO SU DEI PILASTRI DISPOSTI AI QUATTRO ANGOLI DELLA COSTRUZIONE STESSA ED AVEVANO DIVERSE FUNZIONI: IN PRIMO LUOGO MANTENERE ASCIUTTO L’AMBIENTE E TENERE IL PAVIMENTO SOLLEVATO DA TERRA AL FINE DI LIMITARE L’ACCESSO DI TOPI ED ALTRI ANIMALI CHE POTEVANO ESSERE ATTRATTI DAL PROFUMO DEL CIBO CHE VI ERA CONSERVATO. LE PIETRE, SU CUI POGGIAVANO I PILASTRI, DOVEVANO ESSERE PIATTE PER UNA MIGLIOR DISTRIBUZIONE DEL PESO DELLE “STABBUR” STESSE; QUESTE VENIVANO INFATTI COSTRUITE NELLA STAGIONE ESTIVA QUANDO IL PERMAFROST (UN TERRENO DOVE IL SUOLO È PERENNEMENTE GHIACCIATO) NON ERADUROE AVREBBE POTUTOCEDERE PER IL PESO. È INDUBBIO CHE IL BUONSENSO ERA ALLA BASE DI TUTTE LE TECNICHE DI COSTRUZIONE, LO STESSO BUONSENSO CHE HA PORTATO I MONTANARI DELLE ALPI A COSTRUIRE LE LORO CASE CON METODI SIMILI E UNA MEDESIMA LOGICA.

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)