Biennale di Architettura

Pochi oggi non condividerebbero il senso di vivere in tempi di grandi cambiamenti, di profondi mutamenti in quasi tutte le discipline. Nel campo dell’architettura hanno assunto uno spessore e una profondità da suggerire l’avvento di una nuova epoca: I segni di questi nuovi tempi si trovano sparsi dappertutto e abbiamo voluto raccoglierli per farne un panorama mondiale sotto il concetto, appunto delle METAMORFOSI.” Con queste parole, durante la conferenza stampa tenutasi a Milano nel luglio scorso, Kurt W. Foster (nella foto) direttore della 9. Mostra Internazionale di Architettura – ha tracciato le linee di pensiero che vedremo concretizzate, in vari modi, nell’ambito della prossima Biennale di Venezia (12 settembre – 7 novembre). L’architettura sta attraversando un periodo di rivoluzionari ripensamenti che hanno già aperto inaspettate prospettive e La Biennale “in quanto cannochiale culturale che scruta e si allarga sul mondo”- come ha sottolineto il suo Presidente Davide Croff intende dispiegarle. A parte i Padiglioni delle Nazioni e i diversi spazi riservati ad altri Paesi e gruppi interessati alla partecipazione, la Biennale si diramerà in luoghi limitrofi per ospitare anche una sezione delle Città d’Acqua, curata da Rinio Bruttomesso, e un gruppo di scuole di architettura provenienti da sei Paesi. I due luoghi principali della Biennale, il Padiglione Italia e le Corderie dell’Arsenale hanno offerto la possibilità a Forster di articolare la mostra in due tempi e due ritmi contrastanti ma con un minimo comun denominatore, la lettura della metamorfosi dell’architettura attuale. I vani ad ovest del Padiglione
ospiteranno “Notizie dall’interno”, settore dedicato agli interni italiani degli ultimi anni (negozi e spazi pubblici
dedicati allo svago e al relax) e curato da Mirko Zardini. Sbucando verso il canale ci si confronterà con un “esterno”
a scala storica: la trasformazione di Berlino dopo il crollo del muro.

Tra rovina e novità, distruzione e costruzione, si dipana ancora una volta il concetto di metamorfosi, ripreso anche nelle Sale concerti dove dalla Philharmonie di Hans Scharoun alla Disney Concert Hall di Frank Gehry si misura l’evoluzione dell’architettura. Un’evoluzione che proprio qui guadagna un’altra connotazione, quella dell’Atmosfera, della “temperatura” dello spazio. Un tema sviluppato in modo specifico dalla mostra fotografica curata da Nanni Baltzer, che chiarisce il significato e l’evoluzione di questa arte nei confronti dell’architettura rintraciando il mutare di
essa da strumento documentario a strumento fenomenologico. Alle Corderie verranno illustrate, fra le altre, le opere di Peter Eisenman e Frank Gehry considerati precursori dell’architettura contemporanea. La mostra verrà poi scandita in quattro tempi: Topografia, Superfici, Atmosfera, Iper – progetti. In pochi passi si abbracceranno una serie di trasformazioni di edifici e luoghi esistenti, trasformazioni a cui non è estranea l’informatica che permette di progettare
superfici continue, curvate in tre dimensioni. Il massimo teatro di questa vitalità si apre nella metropoli, dove nuovi
Iper – progetti stanno riconquistandosi un ruolo paragonabile a quello delle terme nell’antica Roma, con edifici che
presto diventeranno simbolo della vita stessa, non solo delle loro specifiche funzioni.

1. Zaha Hadid Architects, Guangzhou Opera House, Guangzhou, China (photo credit Zaha Hadid architects).
2. Michele Saee, Publicis Drugstore, Paris, 2002 (photo credit Nathan Barbour).
3. Eisenman Architects, The City of Culture, Santiago de Compostela, 1999 in progress.

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