Basilica San Paolo Fuori le Mura e il granito Bianco Montorfano


RESTAURO LA BASILICA DI SAN PAOLO FUORI LE MURA A ROMA E IL GRANITO BIANCO MONTORFANO

Restituire l’antica bellezza. Preservare la dignità del luogo che custodisce la tomba dell’Apostolo delle Genti. Questo lo spirito che animava la ricostruzione della Basilica di San Paolo Fuori le Mura dopo l’incendio del 15 luglio 1823.
Leone XII scriveva: "Si ergerà di nuovo una Chiesa a Paolo, al compagno dei meriti e della gloria di Pietro".
Fondamentale fu la scelta del materiale.
Per ricostruire le cinque navate della Basilica e il quadriportico, particolare attenzione venne riservata alla scelta della pietra con cui innalzare le colonne.
Fu costituita una Commissione per esaminare i vari tipi di graniti utilizzabili, stabilire la capacità delle cave in vista del numero e della mole di blocchi da estrarre e accertarne la qualità, la grana, il colore e l’uniformità.
La scelta premiò il granito Bianco Montorfano.

Il quadriportico della Basilica di San Paolo Fuori le Mura. In alto: il colonnato interno; un particolare del
granito Bianco Montorfano, scelto per motivi estetici e di durata (foto Basilica: Rickydavid/Flickr).

Ecco cosa scrisse la Commissione giudicante:
"Il granito scelto per le colonne della Basilica di San Paolo Fuori le Mura proviene dalle cave di Montorfano situate presso il Sempione… Ha un tessuto lamellare, una lucentezza cristallina, ed acquista con la lavorazione un bel pulimento. Queste sue qualità lo rendono molto somigliante al granito bianco e nero proveniente una volta dall’Egitto, di cui esistono molti saggi fra i monumenti rimasti dell’antica Roma".
Anche l’Accademia di San Luca ne sottolineò la solidità e lo preferì tra tutti i graniti "per avere una macchia chiara, più unita, più armoniosa e omogenea, soprattutto in vista della destinazione all’interno dell’edificio." Fu così che alla cava di Montorfano, affacciata sul Lago Maggiore, si fece richiesta di ottanta colonne, oltre alle due colonne più grandi
da inserire nell’arco trionfale.
Le misure richieste per le colonne, che dovevano essere di un sol pezzo, hanno ancora oggi del titanico: le 80 colonne delle navate dovevano rispettare un’altezza di 11 m con una circonferenza di base di 3, 50 m; le 2 colonne dell’arco trionfale dovevano essere alte 14, 50 m con una circonferenza di base di 4, 60 m. A queste si aggiungeranno
le colonne del quadripor tico costruito tra il 1890 e il 1907.

IL TRASPORTO
Il riconoscimento dell’eccezionale qualità del granito Bianco Montorfano fece superare anche le difficoltà legate alla lunghezza e alla complessità del trasporto.
Le colonne, imbarcate sul Lago Maggiore, si immettevano nel Ticino e scendevano fino a entrare, attraverso i Navigli, a Milano dove, ancora grezze, erano sottoposte alla fusatura. Quindi scendevano lungo il Naviglio Pavese per rientrare nel Ticino, e da qui fino al Po. Una volta arrivate al mare, le colonne circumnavigavano l’Italia fino a imboccare la foce del Tevere per risalirlo fino alla Basilica, dove fu necessario aprire un canale apposito capace di contenere carichi così enormi.
Dopo un viaggio di 2.220 Km, che durava mediamente quattro mesi con punte anche di un anno, le colonne di granito Bianco Montorfano dalle Alpi giungevano alla Città Eterna.

TRADIZIONE E INNOVAZIONE
Oggi, nella coltivazione del granito Bianco Montorfano, CO-VER Natural Stone di Verbania rappresenta la diretta continuità con quell’impresa, anche nella capacità di grande innovazione che allora occorse. Ultimamente era stata erroneamente considerata una pietra non più disponibile, invece il filone privo di venatura assicura da qualche anno
una nuova disponibilità di ingenti quantità di granito e, assieme alle più avanzate tecniche estrattive e di lavorazione, continua a garantire una pietra di qualità uniche per opere architettoniche, ripristini e complementi d’arredo, sia d’interni che urbani.

Dr. Luigi Codemo

 

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