Basilica o non basilica?

Tratto da:
Chiesa Oggi 47
Architettura e Comunicazione

Basilica o non basilica?

Dr. Arch. Claudio Gresleri

 

Cattedrale di Zamora (Spagna), (1151-71). Intradosso della cupola.

"La ricerca dell’impianto dello spazio celebrativo si fonda oggi sulla totale mancanza di un possibile riferimento tipologico, sulla caratteristica di massima alterità e diversità di ogni soluzione. “


Nel n° 45 di CHIESA OGGI architettura e comunicazione abbiamo riaperto il dibattito sulla configurazione dello spazio liturgico. Don Adolfo Lafuente, responsabile per i Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Madrid, ha spiegato come nella capitale spagnola abbiano deciso a favore della configurazione basilicale per le nuove chiese. L’architetto Glauco Gresleri risponde a Lafuente con questo intervento. Auspichiamo che anche altri esperti vogliano esprimersi in merito.

Ho letto con curiosa aspettativa il testo di Don Adolfo Lafuente pubblicato sul n° 45 di CHIESA OGGI architettura e comunicazione. L’interesse a tale pronunciamento prende spunto non solo dal tema relativo al “dibattito sullo spazio celebrativo” ma dalla sede da cui viene emanato, che è la Direzione dell’Ufficio dei Beni Culturali dell’Arcivescovado di Madrid. Esprimo subito la perplessità che il testo genera, appare evidente l’equivoco che può indurre nel lettore.Tale fatto è conseguente alla discrasia che si manifesta nel testo tra le osservazioni sui caratteri specifici dello spazio liturgico, e della sua possibilità di forme in relazione a contingenze tutt’affatto diverse, e la conclusione (a dire il vero precipitosa) circa l’adozione dell’impianto “basilicale” tout-court. L’autore apre fornendo, sul piano generale, una chiave di lettura della spazialità architettonica interpretata correttamente come risultante della complessa sinergia strutturale tra disposizione planimetrica e sviluppo in elevazione, il tutto entro l’interazione della luce. Motivo certo non inedito perché momento formante dell’architettura, sempre e comunque. Perviene ad un livello di attenzione più importante quando invoca la necessità che la spazialità architettonica raggiunga il salto di livello tipico delle grandi opere e riesca, tramite lo spazio, a generare “la sensazione di star entrando in qualcosa di diverso e tuttavia non separato dalla nostra vita di ogni giorno”. Altri punti del discorso forniscono un contributo di base.

– È la Comunità che definisce il modo e lo stile di celebrare l’Eucaristia; l’essenza e natura esistenziale della stessa Comunità. In modo categorico afferma: “ogni comunità richiede il suo proprio spazio e il suo proprio modo di celebrare”. Passando dal concetto generico di comunità (che in apertura ha individuato nelle diverse tipologie di “gruppi”) a quello della “Comunità Parrocchiale”, individua proprio in esso “i gruppi di riferimento in cui si ricercano le forme e i modi della celebrazione”!
— Citando una osservazione dell’arch. Miguel Fisac che provocatoriamente indicava il modo naturale di un gruppo, posizionato in uno spazio aperto e indefinito nel relazionarsi attorno ad un altare di campo, motiva la disposizione “a ventaglio” di molti templi di Madrid, come proposta per evitare le “conformazioni a forma di croce”.
— Ancora ricorda la ricca complessità della vita liturgica che si vive nella chiesa per auspicare che lo spazio si articoli e si renda duttile per favorire e dare significazione simbolica ai vari momenti; primo fra tutti quello dello spazio dell’accoglienza e della prima ricezione.
— Successivamente il testo si spinge fino a dichiarare che in futuro potranno realizzarsi altre possibilità e forme così come nel corso della sua storia la Chiesa ha generato.
— E ancora il concetto (così noto e dibattuto, che non servirebbe citarlo se non per riscontrare come Don Lafuente ne dia lui stesso motivo di differenziazione e articolazione dello spazio al di fuori dell’ordine semplicemente assembleare), che è quello dei quattro momenti della celebrazione: l’Assemblea, la Liturgia della Parola, la Preghiera Eucaristica e il Saluto (non risultando citato da lui il momento battesimale).

Veniamo alla discrasia del suo ragionamento. Vi si legge:
1) L’azione celebrativa e lo spazio conseguono all’esperienza di ogni Comunità, sono perciò dotati di una specificità differenziativa. Quindi la “forma” è soggetta a libertà interpretativa, secondo variabili.
2) Vi è una naturalità di disposizione per la partecipazione al sacrificio eucaristico che suggerisce la forma a ventaglio.
3) Forme e stile dell’edificio di culto devono relazionarsi al carattere del quartiere così da essere ogni volta omogenee ad esso, con un’impronta quindi sempre diversa.
4) La chiesa-edificio nell’imprimersi dello spirito della Comunità Parrocchiale, entro la compagine più vasta e indifferente dell’urbano, deve significare la particolarità e la precipuità della propria comunità perché si distingua come cellula individuale.
Da queste Dr. Arch. Glauco Gresleri premesse, pare evidente una conclusione che è la vera natura ideogrammatica che distingue oggi la ricerca dell’impianto dello spazio celebrativo: la totale mancanza di un possibile riferimento tipologico, la caratteristica di massima alterità e diversità di ogni soluzione in funzione della natura della comunità e del luogo, il principio cioè che impianto e forma non siano definibili e siano solo conseguenti al “hic et nunc”. A fronte di queste verità, ben note, ma così puntualmente richiamate in osservazione dall’autore, verso la fine, Lafuente lancia un segnale che nega tutti i principi prima così puntualmente richiamati, indicando come la soluzione a tutto quanto esposto sia contenuta nella “pianta basilicale”.

Atteso che lo stesso Crispino Valenziano nel suo testo “Architettura di Chiese” (pag. 202 – La mediazione “basilicale”) usa il termine “basilicale per dire assembleare”, il riferimento all”impianto tipologico di tipo storico appare inevitabile, anche perché Lafuente non lo chiarisce.Questo pronunciamento finale risulta pertanto incongruente, e fonte di equivoco, e lascia perplessi proprio per l’assoluto contrasto con tutto il corpo delle premesse dichiarate. Ai lettori il giudizio di merito.
Dr. Arch. Glauco Gresleri Progettista, Consultore, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

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