PROGETTO consapevole

“…Sostenibile vuol dire tante cose, per un imprenditore è quello che può aiutare a vendere meglio; consapevole è una parola che non puoi interpretare, penso che per poter dare una risposta precisa a un problema si debbano usare termini non interpretabili…”.Architetto Cardenas, può raccontarci qualcosa a proposito dei suoi studi e degli inizi della sua attività?
Mi sono laureato a Bogotà, alla Facoltà di Architettura Los Andes, ho fatto poi un corso estivo a New York, dove ho preso una borsa di studio per andare a Yokohama, in Giappone, col professor Watanabe. Un docente che aveva vissuto in Italia faceva delle lezioni paragonando Italia e Giappone in un certo periodo storico: durante il Barocco in Giappone c’era il Minimalismo, la carta e il legno erano i materiali per i palazzi imperiali, mentre qui si usava la pietra. Venni a studiare a Firenze per un anno con un’università americana da cui ebbi una borsa di studio. Mi trasferii poi a Milano per cercare lavoro e lì il professor Manazza mi coinvolse nell’ambito universitario come assistente.
Feci la gavetta e conobbi l’architetto Di Blasi, ex Renzo Piano, da cui lavorai per tre anni, quindi riuscii a entrare nello studio di Renzo Piano a Parigi, architetto che consideravo a  livello del Rinascimento; in parallelo ero stato preso per fare il Dottorato di Ricerca in Italia. Sono stato quattro anni a Parigi, è stato bellissimo.
Siamo rimasti in contatto e abbiamo ancora, in modo continuativo, delle interessanti collaborazioni.MAURICIO CARDENAS, architetto
Nasce a Bogotà, Colombia, nel 1969, si laurea nel 1993 presso la Facoltà di Architettura de la Universidad De Los Andes e nel 1994 consegue il Master in progettazione architettonica presso la Syracuse University. Lavora presso lo Studio Meiji Watanabe & Associates a Tokyo e lo Studio Renzo Piano Building Workshop a Parigi. Nel 2002 ottiene il titolo di Dottore di Ricerca con una tesi sul tema della progettazione sensibile agli aspetti ambientali presso la Facoltà di Architettura degli Interni del Politecnico di Milano. Nel 2004 apre a Milano il suo studio professionale, Studio Cardenas Progettazione Consapevole, per la progettazione di spazi pubblici, aree polifunzionali, commerciali, per il tempo libero, spazi espositivi, complessi residenziali, product design, utlizzando materiali naturali e tecnologie d’avanguardia per nuovi linguaggi architettonici contemporanei. Dal 2006 è consulente per Arup Italia come esperto di sistemi di facciata e fa parte del Comitato scientifico di Frames, rivista de Il Sole 24 Ore Business Media. Numerose le pubblicazioni internazionali e i premi ricevuti per gli aspetti ambientali.Può parlarci della progettazione del Padiglione Dagad?
L’Associazione Dagad è un centro di promozione per giovani architetti alla Fabbrica del Vapore di Milano, gestita dall’Arch. Righetti. Progettai un padiglione per la loro esigenza di spazi espositivi, come auto committenza. Ci aiutarono le aziende iGuzzini, Mapei, Coopsette, Faraone, il Comune di Milano che autorizzò l’uso del giardino, etc. Righetti presentò nel Padiglione, (foto 1), tutte le attività dell’anno e il Comune lo lasciò per due anni: ci fecero mostre, lezioni di tango, etc., la gente del quartiere ci andava d’estate perché c’era un sistema di nebulizzazione che raffrescava e teneva fuori le zanzare, prodotto dalla Simmm. Fu uno dei miei primi progetti con Arup Italia per l’ingegneria, feci i calcoli, le verifiche statiche del giunto etc. Andai in Colombia a visitare le piantagioni di bambù, conobbi un imprenditore che esportava ananas e altre cose, il quale si appassionò tanto da inviarmi in regalo ben cento bambù! La costruzione avvenne con gli studenti e faceva parte del mio corso all’Università, chi voleva poteva partecipare, è stata una grande festa. Doveva essere un sistema di costruzione di facile montaggio e smontaggio senza l’utilizzo di mano d’opera specializzata. Il Padiglione microclimatico Dagad, del 2006, ha appena vinto il primo premio della Fondazione Mangiarotti per i sistemi costruttivi innovativi, tra le opere realizzate, per l’integrazione di un materiale naturale, (il bambù), all’interno di un sistema costruttivo composto da acciaio e vetro.

Può darci qualche indicazione della particolarità del giunto?
Una cosa bellissima del giunto, (foto 2 e 3), è l’importanza del neoprene, che permette di evitare lo schiacciamento e lo slittamento. Ha una porosità e una densità di un certo tipo, infatti sono andato a cercarlo nel mondo del subacqueo.Quali sono le caratteristiche che fanno del bambù un materiale sostenibile?
Il bambù durante il ciclo di vita è la pianta che assorbe più ossido di carbonio, matura in tre anni arrivando a un diametro medio di 20 centimetri, con uno spessore di 1,5 – 2 centimetri. Viene chiamato acciaio vegetale, ha un rapporto leggerezza/resistenza unico, lo puoi confrontare con l’acciaio e forse anche con la fibra di carbonio, perché è fatto tutto di fibre. Il bambù è stato importante per me, perché mi ha aperto una strada a cui credo sinceramente: quella della sostenibilità dal punto di vista dei materiali, cosa non implicita all’interno delle certificazioni.
Può illustrarci il progetto della Bootech Bamboo Eco Dome?
Mi sentivo un po’ più preparato sul bambù, avevo scritto un libro, (Il Bambù come materiale da costruzione, foto 4), dovevamo fare qualcosa di perfetto e ho pensato a una geometria geodesica, praticamente proporzione aurea in tre dimensioni, che fu posta all’interno della corte del Filarete alla Statale di Milano, (foto 5), che è uno sfondo aureo. Beppe Ortile, un artigiano di Marostica che aveva vissuto in Costa Rica e mi aveva contattato dopo aver letto il mio libro, produsse le piramidi. In sole tre persone montammo e poi smontammo la cupola geodesica.
Avete seguito la struttura di Buckminster Fuller?
Sì, siamo stati in studio un mese per capire come fare, Fuller aveva usato triangoli in acciaio, il bambù si è comportato benissimo con le piramidi, (foto 6, 7).
Può descriverci la Bamboo Block House?
Per il progetto Block House, (foto 8, 9, 10), sono stato da Beppe Ortile a Marostica e insieme abbiamo creato i Bamboo Block.
Il progetto realizzato per Think Green – Salone del Mobile 2010 è una struttura riempita di terra che offre sia il peso, sia l’isolamento termico e le pareti diventano un orto per le piante aromatiche, che profumano. Dagli scarti dei blocchi sono nate per caso le capriate per la copertura.

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