Attorno alla torre con un panorama a 360 gradi

Il mondo ideale dev’essere in collina, dove l’orizzonte si risolve entro  dimensioni “domestiche” a differenza di quanto avviene nelle pianure, che appaiono prive di confini, o sulle pendici montane, ove cime e pareti di roccia incombono col loro giganteggiare che relativizza tutto il resto a volte imponendo uno schiacciamento visivo. Qui i dolci rilievi della Toscana si offrono come uno scenario di pace da cui il costruito sembra originare come una concrezione espressa dal suolo stesso, quasi gemma che si manifesta nel misterioso intreccio dello scorrere della storia e dell’identità del sito. Era una casa colonica e, prima ancora, attorno al ‘300, una torre di avvistamento, di quelle che solitarie fanno da araldi ai nuclei urbani, da postazioni dominanti. Oggi, ristrutturata, è una villa ampiamente articolata.Il bianco ghiaiato dello spiazzo che precede il fabbricato è il più cospicuo momento di pausa, la cesura più significativa tra natura e costruito: un momento pianeggiante che significa “sosta” nel multiforme succedersi di ondulati rilievi. Qui la casa si giustappone all’intorno e la vegetazione diventa giardino con aiuole e fioriere: un tocco di grazia ottocentesca che solo il lampione a sfera sembra riportare ai nostri giorni. E si realizza l’ordine che associa, distinguendo, ciò che è frutto di progetto e ciò che è natura.
Nella parte verso il declivio, la casa presenta un protendersi di diversi corpi di fabbrica evidentemente di epoche differenti, aggiuntisi così da costituirsi quasi in microvillaggio, talché la struttura risulta aperta e allo stesso tempo compenetrata di paesaggio: passaggi coperti, zone verandate che si accostano ai muri, scalinate in cotto dal profilo irregolare fanno da mediazione.Nel prato vicino, ecco il pozzo: l’elemento più antico del sito. È protetto da un’edicola che ricorda quelle votive: risalta per la fattura che ha un che di orientale nella rotondità della pianta e nella grazia della cupola, la cui opera dai tratti irregolari rivela, sia la sua antichità, sia la mano da artigiano di chi l’ha composta. Ricorda un poco i primitivi tolos e in questo si rivela anche un’architettura universale, più che vernacolare. Espressiva di un inveterato rapporto tra essere umano e natura, in cui l’artefatto è complemento, difesa, ma anche espressione di felicità creativa e di anelito alla perfezione.
Si tratta di una casa composita: i passaggi interni uniscono i due appartamenti in cui si divide, abitati da una stessa famiglia. La vista spazia intorno a 360 gradi sulla natura, il che ha suggerito, nel compiere il restauro-ristrutturazione, di privilegiare terrazzi, aperture panoramiche, finestrature, verande. Così la casa “abita” il paesaggio mentre anche ne testimonia la storia.
La ristrutturazione è avvenuta d’intesa con le Soprintendenze, dato il valore dell’edificio.
Le strutture lignee sono state perlopiù conservate; ove si sono rese necessarie sostituzioni, è stato usato legno di recupero così da conservare il sapore di autenticità, mentre i pavimenti sono in cotto fatto a mano nuovo, tranne che nella cucina principale. Anche nell’arredo si ravvisa il cumularsi di epoche e suggestioni diverse, che sono una peculiarità della casa.Centralità del progetto: restauro e ristrutturazione avvenuti in più fasi, l’ultima delle quali ha comportato l’inserimento della piscina.
Innovazione: la realizzazione di nuovi momenti di scambio tra interno ed esterno, quali il terrazzo coperto e le verande vetrate e schermate da teli.
Uso dei materiali: nel rigore delle necessità conservative: il cotto e gli intonaci, con strutture in legno massello.
Nuove tecnologie: le tecnologie sono quelle antiche e sperimentate: gli impianti, quali quello per il riscaldamento o per il riciclo dell’acqua nella piscina, sono occultati con discrezione.

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