Assisi:Giubileo degli ArchitettiDel bello e del buono

Il Giubileo degli Architetti si è svolto ad Assisi, il 20 e 21 di ottobre 2000. Organizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti (CNA), vi hanno preso parte rappresentati di tutti gli Ordini professionali italiani. Nell’ambito dell’iniziativa giubilare si è svolto un convegno sul tema “Architettura e spazio sacro”, cui hanno preso parte il Card. Ersilio Tonini, il Rev. Prof. Carlo Chenis, Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, l’Arch. Prof. Mario Botta e l’Arch. Prof. Sandro Benedetti. Riportiamo qui l’intervento di apertura del Giubileo degli Architetti, del Prof.Arch. Raffaele Sirica, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e alcuni stralci delle relazioni del Prof. Chenis e del Prof. Benedetti.

ETICA ED ESTETICA, BENE E BELLEZZA
Intervento di Raffaele Sirica

Il 23 novembre 1998 nella Basilica inferiore di San Francesco, in Assisi, partì, diramandosi in tutta Italia, la prima edizione nazionale della Festa dell’Architettura. Nella Chiesa, accanto alla tomba di Francesco, Padre Giulio benedisse gli architetti italiani. Padre Giulio affermò, e lo ha ripetuto oggi, che Assisi era l’unico luogo al mondo per rilanciare vera-mente l’Architettura, ricordando l’esortazione di Gesù a Francesco:“ Francesco, non vedi che la mia casa va in rovina? Va e cerca di ripararla”. Nella città, simbolo straordinario di tutti i valori positivi della Cultura del Mondo, si tenne, in quei giorni, la Prima Conferenza sulla Politica Europea per l’Architettura. Esperti ed istituzioni europee si confrontarono con il problema, oggi primario, della qualità urbana e dell’architettura in Europa. In tale straordinaria circostanza si evidenziò l’anomalia del nostro paese rispetto all’Europa: Si segnalò l’assenza da oltre cinquanta anni di una diffusa consapevolezza dei valori di Architettura. Si parlò di Architettura italiana interrotta, dopo tremila anni di formidabile conti-nuità. La prima festa italiana, tuttavia, si collocava in un delicato momento per l’architettura e per gli architetti Italiani. Il Consiglio Nazionale degli Architetti aveva da poco avuto ragione, in sede di Commissione europea, sul Governo italiano, poiché le gare dell’epoca, premiavano solo la capacità economica dei partecipanti, e trascuravano le regole europee. Nel clima di divergenza su una questione economica così rilevante, era difficile avere l’attenzione sulla cronaca dei grandi quotidiani e riviste. Eppure, grazie alla determinazione, e all’unità dimostrata dagli Ordini italiani, accadde esattamente il contrario. Il risultato fu strabiliante. La svolta decisiva e più importante della Festa nacque dalla richiesta che gli Architetti rivolsero a Giovanna Melandri, allora Ministro da qualche giorno, per ottenere una specifica legge per l’architettura italiana. Oggi, grazie all’iniziativa di Assisi, il disegno di legge Melandri sulla promozione della cultura architettonica e urbanistica, è ormai in dirittura d’arrivo. La legge rilancia con forza il concorso di architettura. E contemporaneamente, anche nell’architettura sacra, rifiorisce, con forza, una nuova stagione di concorsi di architettura. Oggi, qui, ad Assisi, nell’anno giubilare, gli architetti rispondono con gioia e grande entusiasmo, all’appello del Papa agli ar tisti. “La Chiesa ha bisogno dell’arte – afferma il Papa, nella sua straor-dinaria lettera agli ar tisti. – La Chiesa ha bisogno degli architetti.” E, a proposito di architetti, dal legame creatore / artefice indicato dal Papa, ridiventano importanti le parole di Vasari:“L’Italia è stata fatta bella dal buon Dio, per le bellezze naturali, e dagli architetti per la maraviglia delle città”. L’anno scorso, al Lingotto di Torino, nel momento più alto del Congresso degli architetti italiani, il Cardinale Ersilio Tonini anti-cipò questi temi… Ad Assisi, l’anno prima, Michel Ricard, rappresentante del Ministero della Cultura francese, aveva affermato che occorreva saper valorizzare questo esercito, questo popolo invisibile di 300.000 architetti europei, che rappresentavano un tesoro vivente per il Parlamento e per la Commissione europea. Per iniziativa dello Stato francese, dopo Assisi e Torino, è nato il Forum per le politiche architettoniche europee. Si tratta di una cooperazione fra le amministrazioni che si occupano di architettura e le organizzazioni professionali di tutti i paesi dell’Unione. Fondamentale è il documento finale del forum tenutosi nello scorso luglio a Parigi, che rappresenta il primo progetto di risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea sotto la Presideza fran-cese. La parola d’ordine rilanciata a Parigi è democrazia urbana. Nel suo intervento conclusivo il Ministro della Cultura Catherine Tasca ha affermato:“Si tratta di una azione comune da portare avanti nelle città europee per una democrazia urbana e per il diritto fondamentale del cittadino europeo ad un ambiente di qualità duraturo… Occorre difendere le diversità nella creazione culturale contemporanea, e occorre favorire e sostenere la missione degli architetti.” A Parigi, a luglio, si è segnata, dunque, la svolta definitiva, epocale, per l’architettura. La straordinaria lettera del Papa risalta, allora, all’orizzonte, con tutta la forza della modernità dei suoi principi universali. Non solo mercato, allora. E Francesco d’Assisi rappresenta, al massimo, il riferimento ai grandi valori, a fronte delle visioni puramente mercantili. Architettura diffusa, democrazia urbana sono le parole chiave perché quest’arte non viva solo di eccellenze, e diventi bellezza per tutti. Qui sta l’incontro tra etica ed estetica, tra bene e bellezza.

QUALE IDENTITÀ PER LO SPAZIO CRISTIANO
Intervento di Sandro Benedetti

(…) Occorre aggiungere una specifica riflessione, che sappia evidenziare e declinare in termini di ricerca artistica architettonica le forme architettoniche che competono a questa esperienza religiosa. Facendo crescere la coscienza del-la vera identità che distingue lo spazio architettonico della cristianità dalle altre religiosità… è utile richiamare la frase del Vangelo di Matteo in cui Cristo definisce questa identità. Perché dove sono due o tre riuniti in mio nome, Io sono in mezzo a loro (Matteo 18,20). Queste parole definiscono la natura del tema architettonico cristiano. Ne definiscono l’evento costitutivo: la presenza di Cristo. Ne segnano la necessità di un luogo: il Dove dell’incontro. Evidenziano la condizione della preghiera comunitaria, la necessità dei due o tre riuniti. Quindi: il Fondamento trascendente della Presenza di Cristo, unito alla presenza dell’Assemblea del Popolo di Dio. Questa sintetica formulazione mette in luce una struttura del rapporto liturgico instaurato con la preghiera comunitaria, che da sempre è stato decisivo per l’architettura di ieri e di oggi. Una struttura duale facente unità: costituita da una dimensione teandrica dipendente dalla qualità umano-divina del Cristo e una dimensione comunitaria dell’Assemblea. (…)

Prof. Arch Raffaele Sirica, Presidente del CNA Rev. Prof. Carlo Chenis Segretario Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa Prof. Arch. Sandro Benedetti, Docente di storia dell’Architettura, Università La Sapienza di Roma.

POETICHE DELL’ARCHITETTURA PER IL SACRO CRISTIANO
Intervento di Carlo Chenis

(…) Nel contesto cristiano l’habitat cultuale non assume l’ideologia del ‘sacro-separato’, bensì quella del ‘dedicato al santo’, ovvero a Cristo e in Cristo alla ‘comunità riunita in santa assemblea’. La connotazione sacrale è nel fascino del sublime e nella separazione dalla bruta contingenza, che le forme espressive indicano attraverso lo splendore della bellezza. La bellezza, intesa come ‘nobile semplicità’ e creativa genialità, non è un elemento supererogatorio, ma sostanziale. Il componimento architettonico palesa i contenuti cultuali, cagiona un’esperienza estetica, dirige gli animi verso il divino e muove i sentimenti verso la comunione fraterna. L’habitat cultuale si caratterizza per la sua unità complessa e mutabile che riunisce in un unico componimento le molteplici componenti. La chiesa-edificio non costituisce uno spazio immutabile, poiché riflette esigenze liturgiche e comunitarie che si evolvono nel tempo… I continui adat-tamenti detengono uno specifico valore, poiché raccontano, in soluzione di continuità, la storia della comunità cristiana nell’avvicendarsi delle varie epoche (…) L’architettura cultuale non inventa lo schema delle strutture che elabora con genialità creativa, poiché questo emerge dalle esigenze rituali secondo criteri inculturanti (…)

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