Asilah e Chefchaouen

 
Tratto da:
Il ferro battuto N°24
Asilah e Chefchaouen

Servizio di: Claudia Molteni
Foto di: Vittorio Orlando

Due aspetti del nord del Marocco, l’oceano e le montagne del Rif, accomunati dal magico biancore di due affascinanti cittadine, antiche e silenziose, dove il clamore contemporaneo sembra arrestarsi per dare spazio alla riflessione, alla contemplazione di scorci architettonici che richiamano Le mille e una notte.

Asilah, situata a 40 kilometri a sud di Tangeri, ha una storia antica, che risale ai romani. Le sue mura difensive, costruite
dai portoghesi, offrono oggi tranquille passeggiate in riva all’oceano. Le case di Asilah sono bianche, con persiane e
portoni azzurri, verdi, marroni. Colpisce la sapiente semplicità architettonica e urbanistica, che riesce però a creare quel senso di stupore che tanto affascina. All’interno delle mura tutto è stato restaurato e si rimane colpiti dalla pulizia e dalla cura con cui le tortuose vie e le abitazioni vengono mantenute. Chefchaouen è una città di montagna fondata da Moulay alben Rashid nel 1471 come base contro i cristiani, i quali non poterono entrarvi fino al 1920, quando gli spagnoli la conquistarono. Trovarono lì anche una comunità di ebrei che parlava il castigliano del X secolo, una lingua morta in spagna da più di 400 anni!

Oggi il bianco e l’azzurro dominano le tortuose vie che si inerpicano sul pendio della montagna all’interno delle mura. Tranquille piazzette ombrose sono mete di piacevoli soste per sorseggiare un tè alla menta. In entrambe le città il ferro battuto è presente in modo discreto, in linea con la tradizionale semplicità degli esterni delle case islamiche, che, come uno scrigno, custodiscono internamente le ricchezze delle abitazioni. Gli oggetti in ferro battuto per gli interni sono infatti
più decorati e ricercati.

Tradizioni islamiche

In queste pagine alcune immagini di Chefchaouen. In alto a sinistra il picchiotto di un’antica porta: particolarmente bella è la piastra di aggancio, simile ad un pizzo seicentesco. Qui sopra l’ingresso di una sala da tè, le cui porte dipinte sono vere e proprie opere d’arte, arricchite da due batacchi in bronzo tipici dell’architettura islamica. A destra una tradizionale lampada lavorata con il ferro in foglia, traforata e impreziosita da vetri colorati. Nella pagina seguente, in alto a sinistra,
gli schienali delle sedie sono realizzati con tondini di ferro e riprendono la forma dei caratteristici archi mediorientali. Nell’immagine in alto a destra la lavorazione del legno intagliato e quella del ferro battuto (due tradizioni artigianali marocchine) si uniscono per creare il suggestivo ingresso ad un portico. Nella foto sotto una pittoresca via acciotolata.
Nelle pagine precedenti, a sinistra due immagini di Asilah, con gli antichi bastioni che si affacciano sull’oceano Atlantico (in basso) e una candida casa decorata con un murales (in alto); a destra uno scorcio di Chefchaouen evidenzia un edificio appena ristrutturato completamente dipinto di azzurro, come spesso accade in questo paese.

Il fascino dei particolari

In questa pagina, in basso, una lampada situata all’interno della Kasbah di Chefchaouen, elegante e adatta ad essere collocata in ampi spazi a causa delle sue forme architettoniche. Nella foto a destra una casa ad Asilah, le cui grate alle finestre, realizzate con ferri a sezione quadra, creano degli sporti, comodi sia per affacciarsi che per posizionare dei vasi. In basso una lampada particolarmente raffinata che, con i suoi trafori, proietta sulle pareti luci seducenti. I ferri battuti più belli, specialmente gli oggetti, sono realizzati a Marrakesh, dove all’interno della medina sono ancora presenti molte botteghe artigianali.

La presenza della storia

Nell’immagine a destra una bifora, bella nella sua semplicità; il ferro battuto, che delinea dei motivi a cuore, si è felicemente adeguato alla presenza delle colonnine.
Nella foto in basso la piazza principale di Asilah: il palazzo sulla destra è stato costruito nel 19
09 da Ahmed al-Raisuli, il capo ribelle delle tribù jiballi che mise in difficoltà i governanti spagnoli e divenne famoso per i suoi rapimenti, tra cui
il giornalista londinese Walter Harris, di cui poi divenne amico.

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