Arnaldo Pomodoro: la croce

Arnaldo Pomodoro: La croce

Con i suoi 240 centimetri di altezza per 220 di larghezza, la croce si costituisce come punto centrale visivo dell’aula. Il bronzo dorato le conferisce una speciale luminosità, ricca di bagliori: una qualità di vibrazione interna che interroga. Arnaldo Pomodoro ha raccontato che l’idea gli è nata mentre assisteva alla cerimonia di beatificazione di Padre Pio,
in Piazza San Pietro, il 2 maggio del ’99. Il cielo era coperto di nuvole che di quando in quando lasciavano intravvedere qualche raggio di sole. Da qui trasse l’ispirazione di una croce ricca di trasparenze, composta da elementi cuneiformi che ricordano i chiodi: quelli con i quali fu crocifisso Gesù. Con la luce che spiove dal lucernario che sovrasta il luogo dell’altare, la croce, dalle molteplici angolature, si riempie di riflessi.

Una scultura composta da un assommarsi di cunei che ricordano i chiodi della crocifissione.
L’aula racchiude due ordini di archi: maggiori
quelli che originano nel luogo dell’altare,
minori gli altri più esterni.

La sofferenza compressa in quella massa di chiodi si trasforma in un canto. Patimento e gioia si assommano nell’unica massa: croce di morte e di resurrezione. C’è un che di meccanico, quasi di aggressivo in quel proliferare di superfici e denti. Il colore e la luce lo temprano, trasformando qualcosa che ricorda la tortura nel simbolo di vita. Un passaggio straziante, agonico, che poche sculture sanno interpretare con tanta intensità. Lo sfondo, la superficie della volta che sta dietro alla croce, è stata trattata, da Giovanna Canegallo, con una coloritura sui toni azzurri con effetti dorati che sorgono dal basso, su cui la croce risalta eloquente.

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