Architettura per accogliere


Il 18 novembre 2007 a Novara viene proclamato beato Antonio Rosmini. Quale ex allievo rosminiano partecipo
con emozione all’evento, e condivido la gioia di S.E. Mons. Antonio Riboldi, Vescovo emerito di Acerra, di P. Claudio Massimiliano Papa, Postulatore Generale della Causa di beatificazione, Don Umberto Muratore, Padre provinciale della Provincia italiana dei Rosminiani, di Don Vito Nardin, Rettore del Sacro Monte di Domodossola, di Don Fausto Gobber, Amministratore provinciale dei Rosminiani, di Don Franco Costaraoss, Rettore del Collegio Rosmini di Stresa e di tutti quanti hanno riconosciuto e cercato di seguire la strada delle tre Carità, “spirituale, materiale, intellettuale”
indicata da Rosmini, e hanno anche operato perché a questo grande maestro di pensiero e di santità venisse
tributato il giusto riconoscimento.
Novara si prepara ad accogliere l’evento nel nuovo Palazzo dello sport, per accogliere quanti qui converranno da tutto il mondo. Ospite sarà il Vescovo, S.E. Mons. Renato Curti, che con Don Carlo Maria Scaciga sta preparando l’evento
con la massima solennità, insieme con le Autorità civili. In questo numero di CHIESA OGGI architettura e comunicazione presentiamo una proposta perché la sepoltura del Beato sia rivestita del decoro e del significato architettonico adatti, in coerenza con la sensibilità contemporanea. E’ un piccolo gesto che simboleggia il desiderio di partecipare, attraverso l’architettura e la comunicazione a quella strada delle tre Carità.

S. Em. Card. Giovanni Battista Re

Rosmini è stato tra coloro che con maggiore impegno hanno operato a favore della gioventù e i collegi da lui fondati sono un esempio di iniziazione alla rettitudine dell’impegno cristiano nella vita di tutti i giorni, nelle arti e nelle professioni. In queste istituzioni educative si propongono e si vivono gli stessi messaggi, le stesse proposte, le stesse atmosfere che animano gli oratori. E come nei collegi l’architettura è modulata per rispondere a tali esigenze, così si richiede che sia anche l’architettura degli oratori.
Il Premio Nazionale di Idee di Architettura sugli oratori ARCHITETTURA CULTURA & SPORT si muove in questa direzione: offrire un servizio alle comunità, perché gli spazi dedicati all’educazione e alla socialità dei giovani siano sempre meglio rispondenti alle necessità del mondo attuale. La formula con la quale il Premio è organizzato, in comunione di intenti e di idee tra CHIESA OGGI architettura e comunicazione, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori (CNAPPC), Conferenza Episcopale Italiana, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e CONI, è in sé un riflesso dello spirito di fattivo impegno sociale. Per agevolare la partecipazione dei tantissimi che hanno manifestato il loro interesse a dare un contributo di idee per l’oratorio, il termine per la presentazione degli elaborati è stato prorogato sino a fine settembre 2007. Ci aspettiamo che attraverso iniziative come questa l’architettura conosca una nuova primavera. E che in questo paese, in cui dobbiamo raccogliere l’eredità di Vitruvio, Brunelleschi, Bernini, Borromini, Palladio e dei tanti altri che hanno segnato con la loro opera i centri storici di quasi tutta l’Europa, possano nascere tante nuove autentiche vocazioni, che infondano nuovo spirito non solo al luogo della preghiera, ma ai luoghi dell’incontro, della socialità, del riconoscersi fratelli. Come avviene nell’oratorio.
Ospitiamo qui a lato brani dall’omelia di S. Em. Card. Giovanni Battista Re all’inaugurazione della Cattedrale di Noto, dopo la sua parziale ricostruzione. Quei suoi spazi oggi si prestano ad accogliere opere contemporanee.
Un luogo così carico di storia, diviene così emblematico del congiungersi delle epoche. E’ stato riedificato nel disegno originale, proprio grazie all’ausilio delle tecnologie più avanzate. Il contemporaneo può fare molto per l’antico: non solo ricostruire, ma armonizzarsi con esso. Travalicare i secoli. E’ questa la sfida dell’architettura oggi: ritrovare il discorso interrotto della tradizione. Nelle chiese, negli oratori, nelle città: per una qualità di vita autentica, che aiuti a riconoscere l’essenziale.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, architetto

Arte nuova a Noto

Il 18 giugno 2007 si è svolta la celebrazione di apertura della Cattedrale di Noto, dopo la ricostruzione. L’interno
sarà completato con interventi di artisti contemporanei. Traiamo alcuni passi dall’omelia di S. Em. Card. Giovanni
Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

“Questa splendida Cattedrale, monumento di fede e di arte del 1700, che il 13 marzo 1996 era crollata per un cedimento strutturale, ora è rinata: è identica nella forma esterna all’originale e, in più, è a forte resistenza sismica
e, pertanto, più solida perché dotata di speciali tecniche che possono farla resistere ai terremoti. All’interno, poi, artisti di fama internazionale ricupereranno il filo conduttore stilistico originale, ma con il linguaggio proprio dell’uomo moderno.
Collocata nel cuore di Noto e simbolo dell’identità civile e religiosa di questa città e di questa diocesi, ora riaperta al culto, continuerà a essere nei secoli luogo di incontro di una comunità che è a un tempo civile e ecclesiale…
Questa Cattedrale, che esiste sulla piccola chiesa costruita subito dopo il terremoto del 1693 nel nuovo sito della città, ci collega a una tradizione religiosa che ha radici lontane nel tempo e ci riporta agli albori del cristianesimo. Richiama la
storia e ne custodisce le memorie. Qui vita umana e vita religiosa si sono intrecciate e i valori religiosi sono stati i motivi ispiratori anche dell’impegno sociale e civile…
Collocata nel centro di Noto, è segno di una fede che non si estranea dalla storia, ma si è sempre inserita nel tessuto sociale per
animarlo alla luce dei valori cristiani. Al vertice di una grandiosa scalinata, con la sua bella cupola, è un invito a guardare in alto, oltre i tetti delle case, non per sfuggire alle responsabilità che abbiamo su questa terra, ma per attingere dall’alto luce e forza per i nostri impegni. Il cielo non toglie nulla alla terra: il cielo infonde vigore e dà animo al nostro operare…
Questa stupenda Cattedrale che, mantenendo la sua forma esterna originaria, risorge più splendida di prima, è la
casa di Dio piantata in mezzo alle case degli uomini. In pari tempo essa è anche casa degli uomini e delle donne, perché aperta a tutti. L’augurio è che siano molti a entrarvi per adorare Dio. E uscendo da qui siano accompagnati dalla benedizione del Signore e da sentimenti di attenzione, di solidarietà, di amore per gli altri”.

S. Em. Card. Giovanni Battista Re

 

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