Architettura e accoglienza

“Voglio esprimere tutto il mio apprezzamento per il grande lavoro formativo e educativo che le Chiese non si stancano
di svolgere in Italia, per la loro attenzione pastorale alle nuove generazioni e alle famiglie….” sono parole offerte
da S.S. Benedetto XVI ai partecipanti del IV Convegno Nazionale della Chiesa Italiana a Verona, il 19 ottobre 2006. Una piccola citazione nel contesto della prolusione di amplissimo respiro e di decisa ispirazione: ci permettiamo di ripresentarla per porre in evidenza l’importanza di quegli aspetti con i quali anche l’architettura può contribuire al servizio che la Chiesa svolge per i fedeli e per il dialogo con i lontani. Nell’ambito di questo servizio, gli spazi degli oratori, aperti alla pratica sportiva e alle attività culturali, sono oggetto di un importante Premio Nazionale di Idee di Architettura che CHIESA OGGI architettura e comunicazione, facendo seguito al Primo Premio Nazionale di Idee di Architettura “I Sagrati d’Italia” del 2004, sta lanciando insieme con il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e con il sostegno e la partecipazione della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, degli Uffici Beni Culturali e Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, nonché con il CONI.

S.Em. Card.Angelo Scola, Patriarca di Venezia, ha evidenziato l’aspetto dell’accoglienza, nel suo intervento al Convegno “Architettura e Liturgia nel Novecento” (v. servizio pag. 24).

I prossimi numeri di CHIESA OGGI architettura e comunicazione daranno notizia, ampia e dettagliata, di questa iniziativa che mira alla formazione integrale della persona attraverso lo sport e la cultura. Ora, parlando della inesauribile complessità della persona e della necessità che anche la chiesa edificio si rivolga con efficacia a essa, è tanto più giusto accogliere la voce del Vescovo di Caltanissetta, S.E.R. Mons. Mario Russotto che a sua volta lancia un concorso nazionale per progettare l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle chiese storiche della Sua Diocesi. Un compito difficile e importantissimo; perché occorre integrare queste architetture, espressione di stili e modi progettuali augusti e antichi, con la necessità attuale di accogliere i diversamente abili, nel nostro contesto culturale. D’altro canto,
un’iniziativa che può insegnare molto a tutti: perché le soluzioni architettoniche che superano le “barriere” implicano una filosofia di progetto attenta ai bisogni dell’uomo: e questo vale anche per il progetto delle chiese nuove.
Ma aderire a questa complessità dell’essere umano, vuol dire anche rispondere alle esigenze, che nutre soprattutto l’uomo contemporaneo, di un ambiente sano, aperto; un ambiente che sappia ritrovare quell’equilibrio con la natura che la città contemporanea ha in prevalenza perso. Di qui la nostra scelta di mettere in copertina la cappella brasiliana progettata dall’architetto Décio Tozzi: un chiaro esempio di integrazione tra edificio e paesaggio – e viceversa, di paesaggio con l’edificio. Perché nella cappella illustrata tutto va assieme, tutto è frutto di progetto: anche il prato, e il bosco del parco. Una dimostrazione di come l’uomo possa veramente prendersi cura anche della natura. E nella stessa direzione puntano anche i progetti della chiesa St. David’s in Virginia: ma anche della chiesa di S. Caterina a Bisceglie e di S. Felicita a Roma, con il loro disegno così chiaramente rivolto all’accoglienza e alla connessione con la tradizione radicata. Nella stessa direzione punta anche il Convegno sull’acustica delle chiese, di cui riportiamo ampie citazioni.
Per non dire delle iniziative annunciate dall’Ufficio Edilizia di Culto della CEI, per favorire l’introduzione di sistemi per il risparmio energetico anche nelle chiese. Risparmio energetico che non deriva solo da considerazioni economiche, ma in particolare dal desiderio di realizzare edifici di autentico servizio alla comunità: per questo non inquinanti.
Ecco dunque il tema che costituisce il filo conduttore di queste pagine: la ricerca di un autentico equilibrio che, si parli di nuovi progetti o di opere di conservazione e restauro, permetta il rispetto integrale delle necessità dell’essere umano e quindi anche dell’ambiente in cui l’uomo vive. La Chiesa, maestra di vita, anche nei suoi edifici sarà sempre di più esempio di come l’architettura di oggi può contribuire fattivamente all’accoglienza dell’essere umano nella sua integrità, con la necessità di spiritualità e di bellezza, di sentirsi accolto e non respinto.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

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