Architettura: Corte delle dolomiti

Servizio di: Raffaela M.A. Borghi

"Il mio primo incontro con il Villaggio di Corte di Cadore avvenne nel 1994: vi andai in vacanza ospite di un mio amico, allora presidente della società che lo gestiva. Fu amore a prima vista, un vero e proprio colpo di fulmine che risvegliò la mia antica, ma sempre viva, passione per l’architettura, l’urbanistica e il paesaggio."

Così dice l’Ingegnere Gualtiero Cualbu nella presentazione del libro (edito da Skira) dedicato a Corte di Cadore. Ma cos’è questo villaggio? come è nato? e perché ne parliamo? Per rispondere a queste domande mi sono rivolta direttamente all’ingegnere Cualbu.
-Cosa, al di là del piacere di dare nuova vita all’opera di un personaggio quale Enrico Mattei, l’ha maggiormente conquistata di questo villaggio turistico, nato per ospitare i dipendenti Agip?
-Riuscire a coniugare le esigenze di un imprenditore che deve rispettare i parametri economici e finanziari del progetto riuscendo contemporaneamente a rendere un grande servizio al Cadore e non solo nel salvaguardare un bene unico nel suo genere rendendolo fruibile alla collettività, e quindi mi sento caricato di responsabilità e orgoglioso di portare avanti fino alla fine questa che è oggi una sfida. Impossibile non chiedersi quale fosse stata la filosofia di base che ha dato avvio a questa grande, forse unica nel suo genere, iniziativa edilizia alla quale hanno collaborato due grandi personaggi, quali Edoardo Gellner ed Enrico Mattei, mettendo insieme esigenze paesaggistiche, architettoniche e sociali. La risposta in un altro libro (Edoardo Gellner- Interni, Skira editore) dove l’architetto Gellner ricorda il desiderio di Mattei di realizzare, innazitutto, un ambiente in cui i suoi dipendenti potessero villeggiare a contatto con la natura e senza distinzioni. Ogni villetta doveva, infatti, poter essere indifferentemente assegnata ad un dirigente come ad un impegato o ad un operaio, mettendo ciascuno nella condizione di trovarsi a proprio agio. Obiettivi, questi, decisamente difficili, ma non impossibili da raggiungere se ci si impegna a cercare, e soprattutto se si hanno le capacità di trovare, le soluzioni tecniche adeguate alla realizzazione di un progetto di tale portata. L’importante era trovare la persona giusta: Mattei affidò questa sua aspirazione all’architetto Edoardo Gellner, Gellner si dimostrò all’altezza delle aspettative progettando l’intero complesso dall’urbanistica al singolo arredo e così nacque il Villaggio di Corte di Cadore. Parliamo del futuro: recuperare e adattare alle esigenze di oggi un buon progetto nato per soddisfare le esigen-ze di ieri è un compito arduo se non si vuole violarne lo spirito originario, ma l’ingenere Cualbu, che questo compito si è prefissato, ha chiesto aiuto direttamente a Gellner che, nonostante l’età avanzata, ha accettato la sfida con entusiasmo. Per informazioni n° verde 800664400

“I went to Corte di Cadore Holiday Village in 1994 for the first time: I was invited over by a friend of mine who was at the time the chairman of the company in charge of managing the Village. It was love at first sight, as it rekindled my old but everlasting passion for architecture, town planning and the landscape”. That is how Dr. Gualtiero Cualbu defines it in the preface to his book (published by Skira) and dedicated to Corte di Cadore. But what exactly is this holiday village? What are its origins? And why are we talking about it? I then asked Dr Cualbu directly in order to get some answers. -What fascinated you the most about this holiday village created to accommodate Agip employees, besides the pleasure in breathing new life into the work of a character such as Enrico Mattei?
-Succeeding in combining the needs of an entrepreneur who has to comply with the economic and financial parameters of the project whilst providing high quality service to Cadore, besides safeguarding an asset that is one of a kind by making it accessible to everybody. I feel therefore loaded with responsibility and proud to carry this challenge to completion. We therefore wondered what the philosophy behind this large scale and probably unique building project might, a project that two leading figures such as Edoardo Gellner and Enrico Mattei worked at, by combining the natural landscape with architectural features and social requirements. The answer is provided by another book (Edoardo Gellner-Interni, published by Skira), where Gellner recalls Mattei’s wish to create primarily a place where his employees could holiday in touch with nature without any social distinctions.

Gli arredi riproposti in tutte le strutture ricettive del villaggio sono realizzati in mogano e con incastri e agganci tali da permettere l’assenza di viti. I mobili venivano montati nelle ville razionalizzando il processo produttivo che doveva permettere il trasporto di enormi quantità in tempi molto ristretti. Le stufe inserite sono tutte della ditta Kuntner.

The furnishings once more proposed in all the accommodation structures of the resort are made in mahogany with joints and hooks allowing the elimination of screws. Furniture was assembled in villas rationalising the production process that had to allow the transport of huge quantities in a very short time. The stoves included are all by Kuntner Company

Soluzioni tecniche particolari sono state studiate per rendere possibile la realizzazione di questo villaggio. Nella foto si può vedere l’accostamento
di tre materiali: il legno, il ferro e il cemento, elemento di unione di tutte le strutture del villaggio. Per questa particolare lavorazione, che caratterizza questo muro perimetrale in cemento, l’architetto gellner vinse il premio dell’aitec per l’uso estetico di tale materiale.

Specific technical solutions were devised in order to implement the construction of this village. As shown in the photograph, three materials were used together: wood, iron and concrete, the unifying element of all the village structures. Thanks to this peculiar working, which characterizes this concrete sidewall, dr gellner won the aitec award for employing this material for aesthetic purposes.
In fact, each cottage could be given either to a company executive or to a factory worker regardless of their social status, allowing whoever was to holiday there to benefit from all the comforts available. Such goals are difficult although not impossible to implement if one endeavours to look for, and in particular if one has the ability to find, the most suitable technical solutions aimed at implementing such a large-scale project. Finding the right person was crucial: Mattei assigned this ambitious task to the architect Edoardo Gellner, who met his expectations by planning the whole complex from town planning down to every single furnishing detail, ultimately resulting into Corte di Cadore Holiday Village. Let us talk about the future: recovering a good project devised to meet past needs and adapting it to current needs is a taxing task if the original spirit must be preserved. But this was Dr Cualbo’s goal and he therefore asked Gellner for help, who faced the challenge with great enthusiasm straight away despite his old age.

In questo intervento edilizio la natura e la montagna sono state rispettate; secondo l’ingegnere Cualbu, da un certo punto di vista, sono state addirittura valorizzate perché là dove c’era un ghiaione ora c’è un bosco di larici e di abeti dentro al quale trovano posto i vari edifici che compongono il villaggio.

Both the natural environment and the mountains were unaffected by this building work. In Dr Cualbu’s opinion they were actually enhanced because the scree has now been replaced by woodland with larches and fir trees, where the various village buildings are now located.

“… L’esperienza mi ha insegnato che quel che soprattutto conta nella formazione del paesaggio alpino è un controllo sui volumi dei fabbricati, sul tipo delle coperture e sull’orientamento dei colmi. C’è da tener conto, infatti, che in montagna le problematiche della percezione ambientale si colorano in modo tutto particolare: per la maggior ampiezza delle visuali, per la frequenza delle viste dal di fuori sugli insediamenti umani, cioè dall’alto o dal basso e per l’eccezionale importanza che assumono certi elementi della costruzione, come appunto i tetti. Una regola ferrea, valida per gran parte dell’area alpina, impone di orientare il colmo delle coperture in direzione della massima pendenza del terreno per garantire il libero deflusso delle acque e delle nevi disciolte, scaricate dal tetto lungo il filo di gronda.

È interessante osservare come il sorprendente effetto estetico di un paesaggio alpino costruito sia dovuto molto spesso ad una formula compositiva elementare, derivante dalla ritmica successione dei timpani delle costruzioni affacciate verso valle. Questa regola la troviamo rispettata in moltissimi casi, dalle alpi francesi al vallese, dal tirolo al cadore, compresa naturalmente la conca d’ampezzo, anche se poi in ogni singola vallata il paesaggio assume una propria, ben definita fisionomia. Non mancano però le eccezioni: proprio nella vicina pusteria, nel tratto tra san candido e monguelfo, tutti i masi sparsi lungo la pendice rivolta al sole hanno il colmo di traverso, cioè disposto controregola. …”
Edoardo gellner

” …experience taught me that what matters most with regard to the alpine landscape is paying attention to the size of the buildings, to the type of coverings and to the direction of the ridge tiles. In the mountains in fact, the issues connected with the environment are of a peculiar nature due to much more open views, to more frequent views from the outside on urb an settlements from the top or from the bottom and to the great importance that certain building elements like ridge tiles for instance actually carry. Adjusting the ridge tiles according to the maximum inclination of the ground in order to guarantee and help water and melted snow flow from the roof along the gutters is a strict rule applying to the majority of the alpine area. The amazing aesthetic effect of an alpine landscape characterized by urban developments is often due to a simple constituent system originating from the rhythmic sequence of the building gables overlooking the valley. This rule finds manifold applications, from the french alps to the vallese, from tyrol to cadore, including of course conca d’ampezzo, although the landscape has a welldefined configuration in every single valley. However, the exceptions to the rule can be found in the nearby pusteria, between san candido and monguelfo, where all the farmsteads along the side of the mountain facing the sun feature sideways ridge tiles, in other words, ridge tiles positioned against the rules …”
Edoardo gellner

Per quanto riguarda gli arredi progettati dall’architetto E. Gellner, ha avuto grande importanza la collaborazione con Marco Fantoni, titolare della omonima ditta di Gemona, le cui tecniche industriali offrirono al progettista nuove
possibilità di forme e di utilizzo dei materiali rispetto alla tradizione artigianale. In particolare, relativamente al Villaggio Eni di Corte di Cadore Gellner diceva che “La collaborazione con Fantoni mi costrinse infatti ad un ripensamento del mio modo di progettare…”

As regards the furnishing designed by architect E. Gellner, the collaboration with Marco Fantoni, the owner of the homonimous company of Gemona, was very important, as his industrial tehcniques gave the designer the opportunity to renew his use of the materials compared with the ones of the handicraft tradition. In particular, Gellner said of Vilaggio Eni in Corte Cadore: “The collaboration with Fanoni forced me to revisit my design style …”

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