Architetto, non essere egoista!

Incontro tra S.S. Giovanni Paolo II e l’Arch. G.M. Jonghi Lavarini, con Mons. G. Arosio della Curia milanese

Sono trent’anni che mi dedico alla comunicazione dell’architettura quotidiana, cercandone i valori etici a servizio dell’uomo; sono dieci anni che cerco, nell’architettura dell’uomo al servizio dei valori che trasformano la pietra, il marmo, il legno, il vetro, il cotto, la testimonianza della nostra fede. Sui nostri tavoli di redazione, migliaia di fotocolor, centinaia di edifici religiosi sono stati oggetto di una ricerca intensa e di una scelta a volte discussa, anche sofferta per farne oggetto dei servizi fotografici e di testo commentato che sono il corpo della rivista. In questi dieci anni abbiamo visto tante chiese nuove, una ricchezza di progettazione, la scelta di tecniche costruttive innovative ed affascinanti, tanti edifici con personalità significative. Ma non riesco a trovare quel filo conduttore progettuale che rappresenta la nostra epoca. Forse però un minimo comune denominatore lo si può trovare nella scelta e nella personalizzazione del progetto come opera unica, quasi irripetibile del progettista incaricato; il progetto diventa costruzione, diventa edificio, diventa oggetto di un’architettura certamente al servizio della fede, ma quale unica testimonianza di una fede letta, riletta, pensata, meditata attraverso la sintesi progettuale del singolo progettista.
Forse tutto sta nell’equivoco concettuale che ci fa pensare alla Cappella di Ronchamp di Le Corbusier come una Chiesa (ma è la stupenda cappella di un convento di monache, non la chiesa di un quartiere, con i suoi travagli e pensieri e sofferenze; la chiesa di cui noi parliamo è la casa dell’incontro del popolo di Dio, la casa dove si officia l’Eucaristia, i muri che accolgono la riunione di un popolo che ha mille problemi e che cerca la propria fede e che cerca testimonianze). Questo equivoco ha portato tanti progettisti, tanti architetti a costruire la propria chiesa senza lasciare (o forse senza voler lasciare?) spazio ad altri uomini che con le loro mani, la loro arte sono il vento di una testimonianza di preghiera.
Architetto Botta, la grande abside traslucida della chiesa di Sartirana è per Lei la ricerca di una luce forse lasciata alla casualità del fornitore di lastre di alabastro, o è una grande lavagna lasciata all’ispirazione di un altro artista che potrà partecipare anche lui con la sua opera alla preghiera e alla sua testimonianza di fede? Architetto Botta, Lei ha disegnato proprio tutto, ha perfino tessurizzato le pareti: ma così che non ha lasciato a nessun altro la possibilità di segnare con la sua opera un percorso di fede al servizio di quanti questa chiesa la vivono.
Ecco, forse è proprio questo aspetto che rende leggibili tutte le nuove chiese come chiese di questi ultimi trent’anni post conciliari: un progetto che, per quanto di forte e a volte di stupenda lirica, comunque canta sempre – o quasi – a una sola voce.
No, architetto non essere egoista, lascia al semplice scalpellino la possibilità di partecipare, con la sua opera, alla preghiera, lascia spazio agli artisti del pennello, della vetrata, del marmo, del pavimento a mosaico, del legno intarsiato, del ferro forgiato. Lascia, a quanti si sentono di creare qualcosa per pregare insieme, l’occasione di sentire anche “loro“ la tua chiesa.
Con la guida di Padre Angelo Caccin dopo la liturgia della veglia pasquale abbiamo percorso, rivissuto e commentato quante testimonianze nella chiesa di San Giovanni e Paolo a Venezia si sono trasformate in pietra, in splendidi cantici di marmo, in luminose pale d’altare, in grandi vetrate policrome; quante testimonianze di fede si sono sovrapposte nei secoli, quanta fede che diventa energia per la nostra preghiera. Alvaro Siza, la tua chiesa è un cristallo con grandi pareti bianche e volumi in equilibrio per una comunità che ha mille problemi: non può il tuo unico gesto rappresentare le tensioni di questo popolo.
L’uomo di oggi che, semplice ed umile, si inginocchia in preghiera e lo stesso sacerdote che vive la sua chiesa, hanno bisogno di essere confortati nella loro fede: ma la fede si rinnova più fortemente se si incontrano certezze nelle testimonianze, nelle opere di tanti altri artisti e artigiani che insieme hanno fatto la chiesa, che hanno dedicato la propria creatività, il proprio ingegno, la propria manualità al servizio della preghiera, al servizio di comunicare ad altri quell’Atto di Fede che fa della nostra chiesa una Chiesa Universale. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

I Beni Culturali nella missione della Chiesa
Dal testo del discorso di S.S. Giovanni Paolo II alla seconda Congregazione plenaria della Commissione per i Beni Culturali della Chiesa nel 1997 in vista del Giubileo del 2000.
Le diverse manifestazioni artistiche, unitamente alle molteplici espressioni delle culture, che hanno costituito un veicolo privilegiato della seminagione evangelica, esigono in questa fine di millennio una verifica e una critica lungimirante, perché si rendano capaci di nuova forza creativa ed offrano il loro apporto alla realizzazione della “civiltà dell’amore”.
I “beni culturali” sono destinati alla promozione dell’uomo e, nel contesto ecclesiale, assumono un significato specifico in quanto sono ordinati all’evangelizzazione, al culto e alla carità. La loro tipologia è varia: pittura, scultura, architettura, mosaico, musica, opere letterarie, teatrali e cinematografiche. In queste varie forme artistiche s’esprime la forza creativa del genio umano che, mediante figurazioni simboliche, si fa interprete di un messaggio che trascende la realtà. Se animate da un afflato spirituale, tali opere possono aiutare l’anima nella ricerca delle cose divine e possono giungere anche a costituire pagine interessanti di catechesi e di ascesi….
Dai siti archeologici alle più moderne espressioni dell’arte cristiana, l’uomo contemporaneo deve poter rileggere la storia della Chiesa, per essere così aiutato a riconoscere il fascino misterioso del disegno salvifico di Dio…
Si tratta… di favorire nuove produzioni, attraverso un contatto interpersonale più attento e disponibile con gli operatori del settore, così che anche la nostra epoca possa registrare opere che documentino la fede e il genio della presenza della Chiesa nella storia. Vanno perciò incoraggiate le istanze ecclesiastiche locali e le molteplici associazioni, per favorire la collaborazione costante e stretta tra Chiesa, cultura e arte. Si tratta altresì di mettere maggiormente in
luce il senso pastorale di questo impegno, perché sia percepito dal mondo contemporaneo, dai credenti e dai non credenti…

 

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