Alghero-Bosa

Una chiesa da tempo chiusa al culto: è l’ambiente ideale per esporre oggetti e opere artistiche di origine ecclesiastica. Così nella città sarda-catalana di Alghero il museo diocesano si fa raccordo con la città, non solo di conservazione, ma anche di rinnovamento, grazie alle frequenti mostre tematiche. Fino a pochi anni or sono, questo di Alghero era l’unico museo ecclesiastico sardo, dotato di un apparato espositivo completo e aggiornato. Lo spiega don Antonio Nughes, direttore del Museo diocesano. Inaugurato nell’anno 2000, in coincidenza con il Giubileo, «ma non a causa di quello: da tempo infatti lo programmavamo». L’occasione per la sua realizzazione è stato un progetto europeo al quale ha aderito il Comune, insieme con altre città europee. All’interno di quel progetto, Alghero ha dato vita all’iniziativa “Territorio museo”, che ha consentito di costituire una rete locale con collegamenti internazionali e in quest’ambito ha contribuito alla realizzazione anche del Museo diocesano.

La navata della chiesa, trasformata in museo. La facciata dell’edificio.

Il sito prescelto dalla diocesi è la chiesa di Nostra Signora del Rosario, da tempo chiusa al culto, vicina alla Cattedrale, già restaurata a cura della Soprintendenza. Nella navata sono state collocate due serie di grandi teche (alte 180 cm) entro le quali le esposizioni sono organizzate in modo pluritematico, e si ricollegano a percorsi di carattere liturgico, catechetico, artistico. «Fra gli elementi di maggior pregio dell’esposizione è il reliquiario della Vera Croce – racconta don Antonio – oggetto di artigianato locale del ‘500, dal carattere tardo gotico. Per la maggior parte gli oggetti e le opere esposte provengono dal Tesoro della Cattedrale.Testimoniano spesso l’influsso culturale delle altre regioni con le quali la Sardegna ha avuto intensi scambi, dalla Catalogna a Genova, alla Sicilia». Nella sacrestia hanno luogo esposizioni temporanee: molto significativa quella del 2003, sui 500 anni della Diocesi. Tra le esposizioni svolte si trovano questi titoli:“Le Chiese del silenzio” (immagini delle antiche chiese sparse nella campagna), “In vino veritas” (sul significato del vino nella religione, la storia della socialità e della liturgia). Sono mostre che rimandano alle peculiarità dell’isola, per secoli dominata dalla pastorizia che portava a un atteggiamento quasi matriarcale: mentre i pastori erravano nei campi, erano le madri a gestire la casa. Una cultura che si riflette anche nel radicato culto della Vergine, e in un folclore ancora vivo, che calamita interesse tra abitanti e turisti. Il Museo diocesano è visitabile a pagamento: «Vengono molte scolaresche, ma considerevole è l’afflusso dei turisti, anche stranieri ».

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