Alessio Battistella



L’intervento realizzato in occasione del Seminario ‘L’architettura oltre la forma’, ha inteso riportare i risultati ottenuti dal dottorato di ricerca in ingegneria edile/architettura-UE ciclo XIX, da me discussa all’Università di Pavia.
La tesi sostenuta è che gli impianti di energia rinnovabile, in particolare le centrali eoliche, sono in grado di costruire nuovi paesaggi con una forte dignità, rappresentativa dei valori delle nostra epoca. A fronte delle forti resistenze attualmente in atto nei confronti dello sviluppo del settore eolico proprio per ragioni di incompatibilità ambientale, in particolare paesaggistica, il lavoro illustrato sostiene che le centrali eoliche non solo sono in grado di integrarsi nel paesaggio, ma sono inoltre in grado di valorizzarlo, rivalutarlo e farsi portatrici di nuovi contenuti formali, simbolici ed estetici, rappresentativi del tempo e dei luoghi che le ospitano.
La ricerca è composta da una struttura critica, della quale si illustrano alcuni passaggi qui di seguito, e da una struttura pratico procedurale costituita dalla definizione di una maglia di indicatori che si propongono come linee guida per una corretta progettazione delle centrali eoliche.

Il mondo è inseparabile dal soggetto, ma da un soggetto il quale non è altro che progetto del mondo; il soggetto è inseparabile dal mondo, ma da un mondo che egli stesso progetta.
M. Merleau-Ponty, 19451

Tipón, Perù, prima metà del XV secolo
foto di Alessio Battistella
Andy Goldsworthy ‘Storm King Wall’, Storm King Art Center NY, 1997-98
foto di Alessio Battistella

Il pensiero di Merleau-Ponty ci aiuta a comprendere quale sia la posizione di questa ricerca nei confronti del ruolo che ha l’uomo nella Natura. La chiarezza attraverso la quale il filosofo francese esprime l’impossibilità di scindere il soggetto dal mondo in cui vive e costruisce, è un punto fondamentale per comprendere le trasformazioni del paesaggio.
L’approccio fenomenologico di Merleau-Ponty evidenzia l’importanza dell’indivisibilità del soggetto dalla natura, l’uomo quindi è parte della natura ed esprime tale appartenenza attraverso l’esperienza della percezione. L’importanza che egli dà alla percezione in quanto mezzo per comprendere il mondo non va letta come un’interpretazione soggettiva degli eventi, ma al contrario come una realtà sopra gli eventi già contenuta nelle cose, in una logica in cui tutto è legato da reciproche relazioni: ‘la tesi tacita della percezione è che in ogni istante l’esperienza può essere coordinata con quella dell’istante precedente e con quella dell’istante seguente, la mia prospettiva con quella delle altre coscienze – che tutte le contraddizioni possono essere rimosse, che l’esperienza monadica e intersoggettiva è un solo testo senza lacune – e infine che ciò che ora, per me, è indeterminato, diverrebbe determinato per una coscienza più completa che è come realizzata anticipatamente nella cosa o meglio che è la cosa stessa’.2
In altre parole la percezione è lo strumento attraverso il quale è possibile leggere le invisibili relazioni che esistono in natura. La percezione non si limita ad un vedere, ascoltare, odorare, ma comprende ‘una coscienza più completa che è come realizzata anticipatamente nella cosa o meglio che è la cosa stessa’, è il linguaggio con cui è possibile entrare in comunicazione con la natura in virtù del fatto che essa è contenuta nell’uomo e che permette a quest’ultimo di costruire
il paesaggio. Si tratta di tornare al mondo del vissuto, dell’esperibile per definire un pensiero che sia in grado di comprendere l’essenza del mondo oggettivo. ‘Ciò che interessa Merleau-Ponty è una percezione senza soggetto, o più precisamente la genesi e l’emergenza della visione nel mezzo delle cose, una visione che vede secondo le essenze selvagge o secondo la carne3 invisibile delle cose, e non secondo le categorie soggettive dell’intelletto’.4

Richard Serra, ‘Schunnemunk fork’, Storm King Art Center NY, 1990-91
foto di Alessio Battistella
Richard Serra, ‘Schunnemunk fork’, Storm King Art Center NY, 1990-91
foto di Alessio Battistella

Compresa la modalità attraverso la quale il soggetto può intendere le relazioni che esistono in natura per mezzo della percezione, si individuano due modalità attraverso le quali il soggetto agisce sulla natura. La prima è il frutto di un’azione che come diretta conseguenza ha una trasformazione del territorio,5 la seconda vede l’uomo come uno
spettatore del prodotto delle sue azioni. Affinché esista una coscienza progettuale, una consapevolezza delle azioni che l’uomo compie nello spazio naturale, queste due condizioni devono coesistere.6 Ma se un tempo l’agire veniva determinato dalle azioni di singoli attori che gestivanopiccole porzioni di territorio avendo cura che queste divenissero
specchio di sé, alimentando cos
ì un senso di riconoscimento nel luogo che andavano a creare,7 oggi il fare paesaggio spesso si limita ad essere il frutto delle scelte di una collettività inconsapevole ed individualista che pone tutta la propria attenzione sul costruire e trasformare senza fermarsi a contemplare.8
Le culture del passato sono state in grado di dare vita a stupendi esempi di comprensione di quello che per Merleau-Ponty è una ‘visione secondo la carne invisibile delle cose’, instaurando una diretta relazione con la natura. Tali interventi pur trovando le loro ragioni nell’assolvere una funzione legata a fattori economici e di produzione,
non perdono di vista la volontà di comprendere la natura prima di intervenire attraverso una trasformazione. Trasformare diviene in questi casi sinonimo di un cambiamento evolutivo in cui l’uomo interpreta il proprio ruolo all’interno di un contesto di cui fa parte. Si pensi ad esempio ai terrazzamenti che fin dall’antichità hanno modellato il
territorio, questi permettono di godere delle esposizioni favorevoli di versanti altrimenti non coltivabili che risultano inoltre protetti dai venti nelle stagioni fredde. Tali conformazioni del suolo consentono inoltre una agevole lavorabilità, manutenzione ed irrigazione dei terreni, producendo forme di coltivazione di pregio.

WWWINDMMMILLS, NL, 2006
Archivio NL Architects
WWWINDMMMILLS, NL, 2006
Archivio NL Architects

Si tratta di un tipo di trasformazione del territorio ben conosciuta da culture come quella Inca. Esempi come Tipón in Perù (prima metà del XV secolo) dimostrano quanta importanza desse tale cultura alla costruzione di un paesaggio che fosse in grado di unire esigenze funzionali e aspetti naturali. Tipón è un vero e proprio centro agricolo sperimentale dove si verificavano le potenzialità produttive di differenti tipi di colture. L’acquedotto, Il sistema di distribuzione delle acque, i muri di contenimento, le scale per superare i dislivelli sono pensati come un vero e proprio progetto architettonico: un artificio nella natura. Questo è stato in grado di dare vita ad un nuovo paesaggio mantenendo
vive, pur trasformandole, le relazioni esistenti con la natura e dimostrando l’esistenza di ‘una coscienza più completa che è come realizzata anticipatamente nella cosa o meglio che è la cosa stessa’.

Quella stessa attitudine alla comprensione delle relazioni presenti in natura che ha reso possibile il centro di Tipón, la si ritrova nelle opere di artisti come Richard Serra, si pensi alla scultura ‘Schunnemunk fork’ a Storm King Art Center NY (1990-91), o a Andy Goldsworthy ‘Storm King Wall’ a Storm King Art Center NY (1997-98), opere in cui gli artisti dimostrano come l’attenzione alle relazioni colte attraverso l’esperienza di un luogo, consenta di interpretare i caratteri che lo rendono unico e quindi introdurre nuovi elementi in grado di enfatizzarli, dando vita a nuovi paesaggi.

Oggi ci si trova di fronte all’opportunità di dare vita a un nuovo campo semantico9 definito dall’energia sostenibile, i cui impianti necessari alla produzione, possono costituire una innovativa rappresentazione del paesaggio, attraverso un’etica prassi materiale. Definire un nuovo campo semantico capace di comprendere i simboli della nostra epoca è il compito che spetta a chi interviene sul territorio oggi. L’energia rinnovabile è un esempio di come sia possibile dare nuovi contenuti alle trasformazioni del territorio. In particolare l’eolico, in tutte le sue componenti, etiche ed estetiche, si rivela un elemento, non solo in grado di integrarsi nel paesaggio, ma anche di valorizzarlo.
Grazie alla sostenibilità e al forte potere iconico che lo caratterizzano diviene strumento di formalizzazione, suggestivo tramite tra l’uomo e la natura: ‘soltanto quelli che sanno ascoltare la risposta di Madre Natura arriveranno più tardi ad aprire un dialogo con essa e a impadronirsi di una nuova lingua’.10

1. Merleau-Ponty M., Fenomenologia della percezione, Bompiani, Milano, 2003, p. 549
2. Merleau-Ponty M., Fenomenologia … op. cit., p. 97
3. ‘Merleau-Ponty (…) insistendo sul fatto che ciò che appare non appare mai da sé, ma da un fondo comune che condivide con colui a cui appare. Questo fondo comune dell’apparire che si sottrae alla visibilità delle coscienza rappresentativa è precisamente ciò che Merleau-Ponty chiama l’invisibile o carne del mondo’ Bernet R., Il fenomeno
dello sguardo in Merleau-Ponty e Lacan, in aut aut, n 324, Il Saggiatore, Milano, 2004, p. 80
4. Bernet R., Il fenomeno …, op. cit., p. 80
5. ‘Territorio (…) ha significato quasi esclusivamente spaziale e valore più estensivoqualitativo che intensivo-qualitativo’, in Assunto R., Paesaggio, ambiente, territorio: un tentativo di precisazione concettuale, in Rassegna di architettura e urbanistica, n. 47,48, 1980, p. 49
6. Questo in estrema sintesi il pensiero espresso in: Turri E., Il paesaggio come teatro: dal territorio vissuto al territorio rappresentato, Marsilio, Venezia, 1998
7. Si veda: Heidegger M., La cosa, in, Saggi e discorsi, a cura di Vattimo G., Mursia, Milano, 1976
8. Non mancano le eccezioni come dimostra la sezione Polders della seconda Biennale di Architettura di Rotterdam curata da Adriaan Geuze, nella quale si mostra un’Olanda capace di costruire un territorio completamente artificiale, ma che non dimentica il piacere estetico del progetto tradotto in secoli di tradizione: ‘make that tradition visible again and gauge its usefulness for the work that lies ahead’ Geuze A. in The flood, catalogo della seconda Biennale di Architettura, Rotterdam, 2005, p. 8
9. O meglio, di dare continuità alle retazioni che l’uomo ha dimostrato nel passato di saper instaurare con la natura. Oltre ai casi di Tipón e della Svizzera visti prima, si pensi alle torri del vento utilizzate come sistema di raffrescamento in luoghi caldi come l’Iran. Questi uniscono ad
una funzione una sostenibile trasformazione del paesaggio
10. Thom R., Dall’icona al simbolo, in Morfologia del semiotico, a cura di Fabbri P., Meltemi, Roma, 2006, p. 79

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A.B. architetto, Dottore di ricerca

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