Alessandra De Cesaris



Il quadro di riferimento: paesaggi iperinfrastrutturati

La gestione dell’emergenza post sisma 1997 ha lasciato nel territorio di Umbria e Marche i segni di una rilevante e diffusa urbanizzazione.
Nelle Marche sono state infrastrutturate 39 aree per un totale di 233.000 mq., in Umbria 126 aree per un totale di 933.000 mq., solo nel comune di Foligno sono state allestite e infrastrutturate (con telefono, acqua e fosse biologiche) 43 aree per un totale di 430.000 mq.
Terminata la drammatica emergenza restano i suoli, infrastrutturati e capillarmente disposti sull’intero territorio, ‘suoli in attesa’ perché vincolati dall’uso di Protezione Civile nel malaugurato caso si verifichino altre emergenze.
Cosa farne? Quali gli usi compatibili con i vincoli imposti dal doppio uso di Protezione Civile? Come rendere sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e economico l’investimento fatto? E ancora quali le opportunità che una rete di suoli infrastrutturati offre alle esigenze complesse della società contemporanea?
Quesiti che appaiono tanto più rilevanti nel momento in cui la pianificazione dell’emergenza è divenuta una delle priorità degli Enti locali e nazionali.
In Italia infatti, zona ad elevato rischio sismico e per posizione geografica luogo investito da continue ondate migratorie, in base al Dlgs 112/98 i singoli Comuni hanno l’obbligo di dotarsi di un Piano Comunale di Emergenza che, tra le altre funzioni, ha il compito di individuare aree da destinare a situazioni di emergenza, da vincolare in sede di pianificazione urbanistica.
Tali aree, scelte in posizione strategica rispetto alla rete stradale – eventualmente tra più comuni consorziati fra loro – dovranno essere fornite dei servizi per esigenze di Protezione Civile e, preferibilmente, essere dotate di attacchi idrici, elettrici e sistemi per lo smaltimento delle acque reflue.
La pianificazione, la progettazione e la tenuta in esercizio di questa rete di aree, pone una serie di questioni sul ruolo e i rapporti che queste stabiliscono con la forma della città e del territorio, sulla necessità e le modalità di un loro utilizzo polifunzionale – suggerito peraltro dalla stessa Protezione Civile – sulla ricerca di soluzioni flessibili atte a soddisfare
esigenze variabili nel tempo, su una progettazione modulare in grado di rispettare i vincoli dettati dal doppio uso di protezione civile e infine sulle qualità e i requisiti di uno spazio abitativo temporaneo.

Il suolo come basamento infrastrutturato, un’area tipo con la disposizione dei moduli abitativi secondo il layout della Protezione Civile
L’impronta del suolo, le possibilità offerte da un suolo infrastrutturato

Nuovi modi di abitare il territorio
Ma più in generale questa realtà – del tutto nuova nella storia del nostro pluri-urbanizzato paese – può rappresentare l’opportunità per introdurre nuovi riferimenti concettuali e nuovi modelli operativi di utilizzo e gestione del territorio e l’occasione per sperimentare e verificare nuove modalità di insediarsi nel paesaggio.
Modalità reversibili, che non si impongono al territorio, caratterizzate da un sistema di infrastrutturazione compiuto e capillare e viceversa da un sistema insediativo debole, non definitivo, adattabile nel tempo.
Soluzioni decisamente sostenibili a fronte dell’attuale devastazione e fragilità dei nostri paesaggi.
Del resto nella storia dell’urbanistica è spesso accaduto che eventi catastrofici abbiano dato luogo a ricostruzioni in cui si sono sperimentati modelli insediativi nuovi.

Temporaneità e polifunzionalità
La novità più significativa dal punto di vista della pianificazione urbanistica consiste nell’idea di temporaneità, una caratteristica questa che rende aleatorio e non più fondativo il concetto di destinazione funzionale e destinazione d’uso.
Reversibilità delle destinazioni e doppio uso di Protezione Civile – che impone ai suoli di rimanere sostanzialmente sgombri – rappresentano due vincoli che obbligano a confrontarsi con un progetto di architettura che non contempla, se non in minima parte, la costruzioni di volumi.

Un progetto in cui l’architetto da costruttore di oggetti che si insediano sul suolo, spesso eccessivi per forma e dimensioni, sperimenta altre differenti modalità di costruire lo spazio. Modalità fatte per via di togliere, attraverso la modellazione del suolo, l’uso intelligente e minimale della materia, attraverso operazioni capaci di mettere in regia l’esistente.
L’assenza di strutture fisse rende lo spazio maggiormente flessibile, disponibile a essere usato e vissuto secondo ritmi stagionali o giornalieri.
Polifunzionalità significa dunque massimizzare l’utilizzo di un sito laddove temporaneità vuol dire minimizzare l’impatto sul paesaggio.
Temporaneità e polifunzionalità inoltre rendono lecito svincolarsi da quel rapporto di necessità forma-funzione che nel secolo scorso ha condizionato alla radice l’impostazione del progetto di architettura; rendono possibile la sovrapposizione, spesso feconda, di differenti attività nel medesimo sito. Ciò permette allo spazio di farsi maggiormente
narrativo, di assumere innumerevoli configurazioni in relazione al variare delle cose e dei soggetti del mondo contemporaneo.

Temporaneità e Reversibilità, Resport Land area di Campagnola, tesi di laurea di Adalberto Pacillo, relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris
Temporaneità e Reversibilità, Ecoturismo/Slow Food, tesi di laurea di Pierpaolo Martinelli, area di Campagnola, relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris

Si tratta di definire, attraverso segni poco assoluti, spazi disposti a modificarsi, ad accogliere la casualità degli eventi, ad insediare la provvisorietà, spazi in grado di avere una propria finitezza – anche se non finita – nelle differenti modalità di utilizzo. Si tratta dunque di sostituire allo spazio tradizionale, caratterizzato dalle relazioni fisse tra volumi, uno spazio disposto a modificarsi in continuazione in relazione ai soggetti che vi si insediano. E ancora, si tratta di progettare un
suolo che compatibilmente con lo spostamento dei veicoli in tempo di emergenza, sia in grado di articolare l’anonima orizzontalità che oggi connota tali spazi e che possa suggerire una serie di azioni quali sostare, sedersi, giocare, incontrarsi, ma anche accogliere una serie di attrezzature che non trovano spazio in un alloggio minimo. Una tecnica
di costruzione dello spazio questa che porta a concepire la costruzione di un luogo più come allestimento di un sito che come fondazione.

Un sistema a rete
Nel ripensare oggi, a distanza di dieci anni dalla loro messa in opera, il ruolo e gli usi di queste aree, un ulteriore plusvalore è rappresentato dal considerarle non come singoli episodi isolati, ma come parte di un sistema.
Operare in base ad un disegno complessivo consentirebbe infatti di definire un’articolata rete di luoghi e percorsi tematici secondo una strategia regionale capace di integrare, potenziandolo, il sistema dei beni storico-naturalistici e produttivi esistenti.
In tale ottica è dunque possibile configurare una rete territoriale di spazi multifunzione di nuova generazione capace di fornire una risposta alle tante esigenze sorte in seno alla società contemporanea.
Oggi infatti da un lato è sempre più sentita l’esigenza di reperire spazi per manifestazioni, eventi e più in generale per il tempo libero, attività queste incompatibili con la fragilità – di assetto, dimensioni e accessibilità – delle nostre città storiche.
Se messe a sistema, infatti, le singole unità possono configurare, nel rispetto della destinazione d’uso di area dell’emergenza per la

Riuso come alternativa alla dismissione, villaggio turistico low cost, area di Belfiore, tesi di laurea di Rachele Russo e Federico Tombolini, relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris
Temporaneità e Reversibilità, Case temporanee per l’ospedale e la Caritas, area di via del Roccolo, tesi di laurea di Federica Martinelli, relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris

Protezione Civile:
 una rete di aree per fiere, mercati, sagre gastronomiche, manifestazioni slow food, ecc. attività queste peraltro già diffusamente presenti nel territorio;
 una rete di spazi per lo sport e il tempo libero, palestre all’aria aperta, secondo una concezione dello sport intesa non tanto come attività agonistica, ma come attività legata alla cura del corpo e alla ricerca di benessere;
 una rete di villaggi turistici low cost che utilizzino le infrastrutture esistenti e i moduli abitativi dismessi secondo una strategia capace di attirare nel mercato dei consumatori nuove fasce di utenti (turismo low cost, veloce e dinamico, campi scuola, campi scout, residenze temporanee per lavoratori stagionali);
 una serie di itinerari d’arte per istallazioni en plein air, opere di land art e land art agricola. Istallazioni o eventi che si integrano al sistema dei beni esistenti creando nuovi punti di osservazione/interpretazione del paesaggio;
 una rete di aree parzialmente attrezzate per la produzione di energia alternativa attraverso l’istallazione di pannelli fotovoltaici.

Questo testo rappresenta i risultati della ricerca dal titolo L’alloggio temporaneo e i nuovi modi di abitare il territorio. Riuso e sostenibilità degli insediamenti allestiti in Umbria per l’emergenza post sisma ’97. Caso di studio Foligno resp. prof. arch. A. De Cesaris con M. Cardone, M. Scognamiglio, E. Papi. La ricerca svolta all’interno del Dipartimento di Architettura dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma si è avvalsa della preziosa collaborazione della Città di Foligno e in particolare dell’esperienza e delle indicazioni fornite dell’arch. Alfiero Moretti della Direzione Generale del Comune di Foligno. Nella ricerca sono inoltre confluite le riflessioni e i risultati progettuali elaborati all’interno del seminario di
lauree dal titolo Oltre L’emergenza: progetto e sostenibilità delle 43 aree dell’emergenza allestite nel Comune di
Foligno dopo il sisma del 1997 (relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris).

A.D.C. Prima Facoltà di Architettura ‘Ludovico Quaroni’
Università degli Studi ‘La Sapienza’ di Roma

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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

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