Aerazione dell’ambiente

Nelle vecchie case si trovano ancora delle finestre in legno con telai sottili e finestre semplici, le vecchie finestre, facevano sempre entrare un po’ d’aria fresca senza doverle aprire, quelle moderne sono a tenuta d’aria e il ricambio nei locali risulta spesso insufficiente. Il problema si presenta specialmente nelle giornate fredde quando le finestre non vengono aperte molto volentieri. Quindi negli ambienti con infissi a doppio vetro con telaio a tenuta stagna, che ha quindi una chiusura ermetica, è indispensabile installare una adeguata presa d’aria esterna per assicurare il flusso d’aria e quindi di ossigeno necessario alla combustione e per evitare l’immissione del fumo nell’ambiente. A questo proposito ci spiega Ermanno Vandini che la normativa 10683 stabilisce che qualsiasi fonte di fuoco: stufe, camini, forni a gas, a legna hanno necessità e l’obbligo della presa d’aria.

La stufa necessita di aperture con diametro di almeno 80 mm, per il camino invece la dimensione minima è il cinquanta percento della dimensione della sua canna fumaria. Per i forni di cottura a gas delle cucine la dimensione minima è 120 mm. La presa d’aria è sempre obbligatoria anche per stufe e camini chiusi. Il camino ha un risucchio di aria ambiente che si misura in 50/60 metri cubi aria ora quindi la presa d’aria nel camino non solo è obbligatoria ma anche necessaria per assicurare una combustione ottimale della legna. L’afflusso naturale dell’aria deve avvenire per via diretta, è consentita anche una ventilazione indiretta, attraverso il prelievo dell’aria da locali attigui a quello da ventilare, ma non devono contenere caldaie o apparecchi a gas e non devono essere rimesse, garage o depositi di materiali combustibili. La presa d’aria che consente la ventilazione diretta deve essere comunicante con l’esterno con aperture permanenti realizzate sulle pareti del locale da ventilare. Il flusso d’aria deve avvenire liberamente, quindi le bocche di apertura sia interne che esterne alla parete non devono essere ostruite. Queste possono essere protette con reti o griglie metalliche. La presa d’aria assicura diversi vantaggi: garantisce un continuo rifornimento d’ossigeno per la combustione senza prelevarlo dall’ambiente in cui è posto il corpo scaldante ed evita fuoriuscite di fumi, infatti se il camino dispone solo dell’aria dell’ambiente, per funzionale produce una fuoriuscita di fumi, causa dalla depressione creata nel locale.

I trucchi per dare una lunga vita al serramento
Una corretta manutenzione ordinaria consente al serramento in legno di durare molti decenni per questo si consiglia di fare almeno una volta all’anno una serie di piccole interventi che consentono un pieno godimento dell’infisso in legno. Magari durante le pulizie di primavera si può effettuare un controllo più accurato di tutto il serramento. Il lavaggio dei vetri è un’occasione per verificare che la sigillatura del vetro non permetta infiltrazioni o ristagni d’acqua tra il listello reggivetro e il vetro stesso o tra la traversa bassa del serramento e il davanzale.

Riverniciatura
Una buona verniciatura nelle zone di contatto delle guarnizioni di tenuta favorisce una perfetta aderenza e facilita la tenuta dell’acqua. La vernice permette di isolare il legno dalle variazioni di umidità dovute a variazioni climatiche e ambientali (per questo è importante che con ci siano ristagni d’acqua), conferire un bel aspetto estetico, facilità di pulizia e buona sigillatura delle guarnizioni di battuta. La sfioritura della vernice (con questo termine si indica lo sfogliamento degli strati di vernice) o la presenza di screpolature rendono necessarie delle reintegrazioni. Una particolare attenzione va prestata alle parti basse dell’infisso e allo sgocciolatoio che sono gli elementi più sottoposti al logorio della vernice. Quando ci sono cedimenti o alterazioni della vernice non necessariamente bisogna riprendere tutto il serramento ma si possono fare ritocchi con vernici, olii o flating. Se si utilizza la vernice bisogna assicurarsi che questa sia compatibile e dello stesso colore dello strato già esistente. Per un intervento immediato si può utilizzare anche un impregnante o dell’olio per mobili per rendere rendere idrorepellente la superficie della parte lignea deteriorata. L’olio di lino è un rimedio antico, che veniva dato sui manufatti con una funzione protettiva e idroreppellente; oggi si usa il flating, una vernice trasparente che non copre la vena naturale del legno ma gli dona un aspetto lucido. La semplicità delle operazioni di ritocco consente sia di chiamare un falegname serramentista o un imbianchino ma anche di cavarsela da soli.

Gli elementi di manovra
La semplice azione della corretta chiusura del serramento può essere determinante per un buona conservazione e un ottimo funzionamento nel corso degli anni; infatti una delle principali cause della deformazione dei serramenti è la disattenzione con cui si esegue il semplice gesto della chiusura. È bene assicurarsi che gli elementi di incontro siano in corrispondenza alla loro sede. Quando le bacchette di chiusura non entrano correttamente nella sede (nel caso più frequente la chiusura avviene in modo che la parte bassa è dentro mentre in alto la bacchetta rimane fuori), sforzano il serramento che rimane magari per ore o per giorni (nelle seconde case) piegato verso l’esterno e quindi tende irrimediabilmente a deformarsi. Un altro importante accorgimento che riguarda la ferramenta di manovra e le cerniere è la periodica lubrificazione che può essere fatta anche con appositi spray.

“Il legno, naturalmente, è il più piacevole di tutti i materiali per l’uomo. Nulla è più piacevole per l’uomo quanto un albero. L’albero è legno. Il legno ha qualità particolari, ha caratteristiche particolari e se lo si usa assecondando quelle caratteristiche e sopratutto se le si ama, si otterrà una struttura in legno veramente bella”

Le essenze
La durata del serramento varia a seconda dell’esposizione e del materiale impiegato per la costruzione. Il legno ha un aspetto gradevole che si caratterizza per la tessitura, le venature e il colore; è di facile lavora
zione e ha buone caratteristiche termoisolanti. La scelta dell’essenza dipende dai costi e dalle prestazioni funzionali ed estetiche richieste al manufatto. In passato venivano usati i legni del luogo. Un esempio, nella zona del Verbano-Cusio-Ossola, era diffuso l’uso del rovere e del castagno, due legni particolarmente resistenti e duraturi. Entrambi sono legni con un notevole peso specifico, quindi con una fibra molto compatta e di conseguenza poco porosa. Un tempo era lo stesso falegname che si preoccupava di approvigionarsi del materiale comprando i fusti delle piante da tagliare o rifornendosi da aziende locali. Adeguati metodi di selezione, sviluppati con l’esperienza diretta, consentivano di scegliere in modo mirato il legno adatto per un particolare impiego. A seconda delle parti della pianta che si usano si ottiene un risultato diverso. Tornando all’esempio precedente possiamo dire che il rovere è un legno duro con una fibra molto compatta, mentre il castagno è un ottimo legno nel durame (la parte più interna del fusto principale) ma nella parte esterna o nelle diramazioni è relativamente “molle”. Un altro difetto del castagno è la cipollatura ovvero il distaccamento delle fibre di legno sulla linea degli anelli annuali. Il castagno è un ottimo legno, con una bella fiamma (è il disegno della venatura), ma richiede più tempo per avere un buon discernimento tra le parti mentre il rovere con la sua fibra uniforme è più generoso. Il castagno possiede un elevato contenuto di tannino, una sostanza naturale che lo protegge dagli attacchi dei batteri comuni. Una caratteristica che se da una parte lo rende un ottimo legno per gli infissi dall’altra ha creato problemi con la committenza, in quanto, a contatto con l’acqua rilascia nel corso degli anni un po’ di tannino che macchia quasi irrimediabilmente le soglie delle finestre e i davanzali. Il problema ora, è risolvibile grazie a prodotti che permettono la pulizia delle macchie e ad un attento intervento manutentivo alle prime sfioriture di vernice. Oggi si usano altri legni per una questione di comodità di esecuzione: dalla segagione alla piallatura alla lavorazione stessa sono più pratici in quanto hanno meno scarto. Le conifere hanno un fusto dalla forma più regolare, così durante la segagione si riesce a sfruttare al massimo i volumi del legname, mentre per il castagno o alberi con profili irregolari, si ha un maggiore scarto a partire dalla segagione.

 

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