Come nasce la Fabbrica del Duomo? Ufficialmente si dice che l’edificazione cominciò nel 1386. Ma è dimostrato che la parte absidale era completata già entro il primo decennio del Quattrocento, con le sue mura grandi, possenti, imponenti, con il suo finestrone centrale ricco di statuaria e con la prima guglia, la Carelli, completata con la statua di Gian Galeazzo Visconti nel 1404. E’ impossibile che in poco più di dieci anni fosse stato svolto tutto quel lavoro: pertanto l’inizio dei lavori va predatato, almeno degli edifici esistenti, scavi di fondazione…. L’iniziativa era partita dall’Arcivescovo Antonio da Saluzzo.Tuttavia è chiaro che già dopo un breve periodo, poco più di un anno, questi non disponesse di fondi sufficienti per continuare l’opera. Una situazione che porse il destro al Duca, Gian Galeazzo Visconti, di intervenire: fatto che avvenne proprio a metà del 1387. Al Duca serviva un edificio di grande impatto che celebrasse l’importanza europea della sua Signoria: impose pertanto che si realizzasse una costruzione in stile gotico internazionale, di altezza doppia rispetto a quella prevista per la chiesa in cotto la cui erezione era stata iniziata dal Vescovo. Si dovette abbandonare il mattone e ricercare un tipo di pietra che avesse caratteristiche alle nuove dimensioni. Fu scelta la pietra di Candoglia, proveniente dai monti che dominano il Lago Maggiore. I costi crebbero: per il solo trasporto della pietra fu necessario realizzare in Milano conche e raccordi dei Navigli che consentissero ai battelli di giungere fino in prossimità del luogo di edificazione. Il gotico del Duomo è inconsueto in Italia… Si tratta di gotico con indubbi influssi renani e boemi: un esempio unico in Italia, voluto proprio per far risaltare l’unicità del Ducato di Milano. La manodopera, soprattutto all’inizio, venne potenziata con quella fatta arrivare dai vari cantieri di cattedrali che si stavano erigendo nell’ampio settore del continente racchiuso tra i Pirenei e i Carpazi.
![]() “Adotta una guglia” per salvare il Duomo!
La fabbrica del Duomo: un lunga storia in breveUn’Istituzione tra Potere e Popolo La Fabbrica del Duomo, già abbozzata prima del 1387, fu riorganizzata radicalmente per volere del Duca e del Vescovo. Tuttavia, la forte partecipazione popolare riuscì a garantirne un equilibrio unico tra autorità civile e religiosa. Nacque così la Veneranda Fabbrica, formalizzata con decreto ducale e guidata da un Capitolo Generale — oggi evoluto in un più snello Consiglio di Amministrazione, i cui membri sono scelti dal Vescovo e dal Ministero dell’Interno. A renderla operativa, una macchina articolata: ingegneri, tesorieri, ragionieri, avvocati, archivisti. Una struttura solida, rimasta sorprendentemente stabile nei secoli, vero motore tecnico e amministrativo dell’impresa gotica più ambiziosa d’Italia. Un Duomo Pagato dal Cuore della Città Non fu il Duca a finanziare la cattedrale. Se ne vantò, certo, e concesse marmo e trasporti esentasse (le barche “AUF – Ad Usum Fabricae”), ma non versò mai un soldo. Anzi, ne chiese in prestito, senza restituire nulla. Fu Milano a costruire il suo Duomo, giorno dopo giorno, moneta dopo moneta, grazie alle donazioni dei cittadini, raccolte e registrate quotidianamente da due deputati. Né il Vescovo né i successori contribuirono economicamente, limitandosi a offrire indulgenze. Donazioni, lasciti, case, terreni: così nacque il tesoro della Fabbrica, tanto che interi paesi — come Volpedo — finirono sotto la sua proprietà. Ma questo capitale venne intaccato più volte, prima da Napoleone, poi dallo Stato: alienazioni forzate, rimborsi mai ricevuti, contributi pubblici inadeguati e progressivamente svalutati. Un’epopea economica, fatta di fatiche popolari e colpi di mano politici. Un Gigante Gotico in Equilibrio Precario Nel Novecento, la Fabbrica attraversò momenti drammatici. Dal restauro statico dei piloni pericolanti del tiburio alla progressiva perdita degli artigiani esperti, la sua sopravvivenza divenne un’impresa. Dopo il 1977, la Fabbrica non poté più sostituire il personale in pensione, perdendo così saperi preziosi. Oggi, si regge su biglietti d’ingresso, donazioni modeste, qualche dismissione patrimoniale e fondi statali erogati a singhiozzo. Il bilancio annuale si aggira sugli 8-9 milioni di euro, ma basti pensare che solo la pulizia delle canne dell’organo costa 250.000 euro all’anno. La manutenzione delle guglie, delle statue (ben 3.400), degli ornati (migliaia di piccoli capolavori scolpiti) è incessante. Oltre 100 persone — tra operai, impiegati e custodi — lavorano ogni giorno per preservare questo simbolo vivente di Milano. I privati? Donano solo per opere di prestigio e visibilità immediata. Ma il vero miracolo quotidiano resta la manutenzione anonima, continua e silenziosa che salva il Duomo — ancora una volta — grazie all’amore della sua gente. credit photo Edmondo Jonghi Lavarini – 2025 © |


