360 gradi

In un appartamento, quando si fissa una certa dislocazione di zone, ogni cambiamento salta all’occhio, perché non è quasi mai casuale. A un osservatore attento questa trasformazione può dire alcune cose su chi vi abita, anche molto private. Per esempio, l’improvviso apparire di fiori o il trascurare piante che già c’erano può essere il sintomo d’un
cambiamento di tono (anche psicologico) positivo o negativo. Ancora più significativo se ciò che cambia è il posizionamento di una zona canonica come il bagno. Già negli anni ‘60 arrivò la moda, molto inglese, di trasformare il bagno in un salotto con mobili importanti, di design o di antiquariato secondo i gusti. Adesso c’è un nuovo capovolgimento: la vasca da bagno finisce direttamente in camera da letto o, nei casi più sofisticati, nell’entrata della
zona giorno. Non c’è troppo da stupirsi, se si pensa che da poco abbiamo assistito a una nuova interpretazione della cucina: da locale nascosto e separato ad angolo tecnologico da esibire in sala da pranzo e, in caso di open space, in salotto. Solo che la vasca da bagno non è un semplice attrezzo da cucina, ma contiene un corpo, il corpo nudo di chi la usa. E metterla in camera da letto può essere un’occasione d’intimità visiva con il proprio partner; ma se la metto in corridoio con chi avrò un’intimità senza veli?

Il letto di fronte alla vasca

Nelle foto si può vedere la zona notte di un appartamento nato dalla ristrutturazione di una vecchia filanda all’interno del Parco delle Groane a Nord di Milano. Si tratta di uno spazio su due livelli, non grande ma molto ben utilizzato, dove la zona giorno è quella più in alto e alla zona notte si accede mediante una moderna scala a chiocciola in ferro nero con gradini ardesia. E’ una discesa nell’intimità, sottolineata da colori estremo-orientali come il nero abbinato al rosa e al rosso, che culmina nella visionedella vasca di fronte al letto. Una realtà progettuale che permette di ricevere anche quando si fa il bagno.
Nelle immagini: tatami “Shiro” (Pianca); mobile bagno (Pedretti); vasca (Ideal Standard); abat jour “Wood” (Penta); lampada da terra“Feronell” (Plastic People); la finitura delle pareti è in resina spugnata.

Un robusto cristallo separa, nell’appartamento qui illustrato, la vasca da bagno dal letto matrimoniale: si tratta di una divisione dello spazio solo mentale, di un “effetto quinta” che ha il pregio di scatenare una maggiore curiosità in chi ama guardare le bellezze della natura. Quest’interno è un open space totale. Sotto l’unico soffitto mansardato
c’è tutto: la cucina, la scrivania, il letto, la cabina armadio, il lavandino, la doccia e la vasca, mentre separati da una parete di cristallo apribile ci sono il salotto e il pranzo. L’effetto è quello di una foresta di oggetti di design molto
popolata, con notevole densità di presenze all’avanguardia come quelli di Starck.

Total open space

La vasca qui ci sta benissimo, se ne sentirebbe la mancanza se non ci fosse. Questo appartamento è una vera “macchina per abitare” secondo la concezione di Le Corbusier, che mette in mostra tutti i “servizi fisiologici” necessari alla dignitosa sopravvivenza del mammifero umano. Quindi non può esserci nessuno scandalo per la vasca accanto al letto, basta che la convivenza sia tra persone abituate a una certa intimità. Per orientarsi nel labirinto vengono in aiuto i colori: blu per lavarsi, rosso per cucinare, bianco e nero zebrato per dormire. Come in tutti gli open space l’effetto spaziale è notevole con un grande respiro ovunque. Vasca “Idro tonda”(Teuco); sanitari “Ala Sospesa” (Ideal Standard); rubunetti “Axor” di Philippe Starck (Hansgrohe); box doccia, piano lavabo e cristallo tra letto e vasca “I cristalli d’arredamento di Niccolai”; piastrelline blu su rete “Vetricolor”(Bisazza); blocco centrale cucina (Modulnova); sgabelli “Helsinki” (Desalto).

In una casa milanese tutta muri bianchi e legno chiaro, chi in soggiorno apre i battenti di una porta-parete si trova davanti una vasca monumentale a forma di barca che poggia sopra un basso piedistallo: è l’ingresso alla zona giorno. L’azienda che produce la vasca si chiama “Agape”, dalla parola greca che significa amore, divenuta poi con i primi cristiani sinonimo di banchetto rituale; indica cioè una gioiosa condivisione, il contrario della segretezza con cui il bagno è stato circondato a partire dalla Restaurazione. Non ci si deve scandalizzare se la vasca da bagno partecipa della vita collettiva che si svolge in salotto, non sono più i tempi del Sillabo di Pio IX, l’ultimo Papa re, quando le educande dovevano farsi il bagno vestite di una camicia da notte lunga fino a i piedi.

In edicola

Vasca all’ingresso

E’ anche bello fare il bagno in più di una persona (la quantità dei partecipanti dipende dalla capienza della vasca) così come si usa nelle case agiate giapponesi. Dopo l’idromassaggio è forse arrivato il momento del massaggio di gruppo. L’importante è che tutto avve
nga senza sbavature, sorretti dal rigore del design che tutto sterilizza e in qualche modo salva. Se la vasca è sopra un piedistallo, tutto quello che vi avviene dentro diventa rappresentazione, figura emblematica e rituale.“Nuovi miti, nuovi riti” diceva il titolo di un libro di Gillo Dorfles, e se uno dei miti contemporanei è quello del corpo, ben venga la vasca da bagno in salotto. (W.P.) Vasca “Spoon” (Agape); rubinetteria: “Stilo” (Fantini) e “Fez” (Agape); erogatore della vasca (Boffi); lampade da soffitto a incasso (Kreon).

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)