PENSARE

Viaggio in Yemen

Percorrere lo Yemen, viaggiare nelle sue strade e attraversare i suoi territori, oppure camminare nelle sue città e nei suoi paesi, permette di vivere in maniera intensissima l’isolamento durato centinaia di anni che ha diviso questa nazione dal resto del mondo. Il tempo sembra fermo. Con poche eccezioni, le strade sono sterrate se non addirittura si per-corre il letto dei torrenti in secca, il paesaggio non ha interventi moderni, le case sono costruite secondo una tradizione che dura da secoli. Le novità sono poche e ben riconoscibili: le auto sostituiscono i cammelli e gli asini, le armi che ogni uomo porta con sè non sono più lance e spade ma il più moderno e letale kalashnikov; qualche televisione compare nelle case. Tutto il presente yemenita (le abitudini, le strutture e le relazioni sociali, le architetture) è strettamente legato al passato, di cui è una continuazione diretta, spesso con poche modifiche. E delle poche modifiche subite è un esempio eloquente il caratte-ristico ambiente cucina dove si preparano piatti dai sapori caldi e immutabili.

La casa

La costruzione di un edificio in Yemen si compie attraverso una rigida osservanza delle norme che disciplinano l’attività edilizia, una consuetudine che rispetta regole immutate. Se la struttura dell’edificio è abbastanza simile in tut-to il paese, un’alta casa-torre destinata a un nucleo famigliare, il materiale edilizio utilizzato rispetta le disponibilità del luogo. Così, accanto a edifici in pietra, sono normali case costruite in terra cruda. La terra viene impastata con l’acqua, il letame e la paglia: nel caso la costruzione sia in mattoni, questi vengono realizzati con uno stampo e lasciati seccare al sole; se la tecnica è il “pisé”, l’impasto viene pressato in casseforme. La superficie esterna viene poi intonacata sempre con terra e paglia, e la facciata spesso decorata con complessi motivi geometrici. È questa la caratteristica dominante delle case a San’a, la capitale, mentre Shibam, oasi del deserto, è famosa per i suoi edifici che arrivano anche a otto piani di altezza.

 

Gastronomia

Non esiste una vera e propria gastronomia yemenita: i piatti sono pochi e frugali e risentono della cucina dei paesi arabi vicini, prediligendo le pietanze molto dolci e molto piccanti e speziate; in alcuni casi, molto grasse. Il sistema tradizionale della cottura sul fuoco, soprattutto per la carne, è ancora quello più apprezzato. Il pasto tradizionale è composto da zuppe di verdura o carne, spiedini accompagnati da riso cotto con l’uvetta e le spezie, mentre le bevande preferite sono il chai o la birra analcolica (la legge coranica proibisce l’alcool), oppure l’acqua. Come si diceva, le pietanze sono molto speziate e spesso viene usata una miscela, chiamata in Yemen hawayil, composta da zafferano, cardamonio e cumino macinati insieme, cui si aggiunge la curcuma. Non esiste il camino nella case yemenite, e il cibo viene cotto su un grande bancone in terra cruda, dove sono murati grandi vasi in ceramica che contengono il fuoco. Anche il pane, preparato all’alba, viene cucinato in questi contenitori: appiattito come una bassa focaccia, viene attaccato alla parete caldissima del vaso, per essere staccato pochi minuti dopo perfettamente cotto. La modernizzazione ha spesso semplicemente sostituito il fuoco di legna con le bombole di gas.

La cottura del pane

La zona cottura è organizzata in un grande blocco in terra cruda con vasi in ceramica che contengono il fuoco. L’impasto del pane, una sfoglia sottile, viene attaccato alla parete calda del vaso in ceramica, dove il calore ne permette la cottura.

Cosa mangiare?

Tra i piatti nazionali che meritano un assaggio, troviamo la Salta, uno stufato di pollo con lenticchie, fagioli e spezie, servito su un letto di riso. Shurba bilsan (una zuppa di lenticchie) e Shurba Wasai (con carne di agnello). Il pane, in tutte le sue varietà, è l’elemento centrale della dieta yemenita: ruti, quello comprato dal fornaio, Khubz tawwa, quello cucinato in casa, secondo l’antica tradizione.

Caffè

ll caffè, questa bevanda di cui gli italiani vanno fieri, vide la luce per la prima volta negli altopiani dello Yemen. Diffusasi ben presto in tutto il mondo islamizzato, divenne nel corso del XVI secolo un’abitudine anche per l’Europa, rendendo prospero lo Yemen. Ma nel XVII-XVIII secolo le compagnie coloniali riuscirono dopo vari tentativi a esportare il chicco e a coltivarlo con successo anche nei propri territori, togliendo allo Yemen questa fonte di ricchezza. Attualmente la coltivazione del caffè è assai ridotta, concentrata soprattutto nelle colline di Mokha, e la bevanda è meno consumata del chai, il tè; spesso viene preparata aromatizzandola con le spezie, come ad esempio lo zenzero (Qishr) o il cardamonio, che gli conferiscono un profumo e un aroma unico e per noi inconsueto.

Qishr (caffè allo zenzero)
Ingredienti: acqua, caffè arabo in polvere, zucchero, zenzero macinato Mettete a bollire nella caratteristica caffettiera lunga araba (ma può andare benissimo un normale pentolino), una tazza di acqua insieme a 6 cucchiaini di caffè in polvere (non quello solubile, ma quello arabo), 6 di zucchero e due di zenzero macinato. Mettere sul fuoco medio e quando bolle, togliere il pentolino sino a che non spariscono le bolle; rimettere sul fuoco e ripetere tre volte. Servire ma ricordatevi che, come tutti i caffè arabi, la bevanda va lasciata aspettare un po’, per far decantare la polvere sul fondo!

Chicken kabab
Ingredienti per 8 persone: un petto di pollo senza ossa e pelle, olio di oliva, 1 tazza di succo di limone, 1/4 di tazza cannella, 1/8 di cucchiaino, due spicchi d’aglio, 1 peperone verde tagliato in pezzi di circa 2cm, 3 cipolle sbollentate, tagliate in pezzi di circa 2 cm, sale e pepe. Unite l’olio, con il succo di limone, l’aglio schiacciato, il sale e il pepe. Tagliate il pollo in cubetti di 2 cm e lasciateli a marinare in frigorifero per 23 ore, da dove lo toglierete 30 minuti prima di grigliarlo. Infilate sugli spiedini precedentemente lasciati nell’acqua (così non si bruciano!) il pollo alternandoli con la cipolla e il peperone e metterli sulla griglia.

Notizie utili per programmare un viaggio i Yemen

Sana’ a è una meraviglia, da girare a piedi passo dopo passo, con il mercato centrale fatto di 40 piccoli su, dove si trova di tutto. Ideali per gli acquisti i suk yemeniti sono quelli tra i più forniti di oggetti della tradizione araba. Tra questi non possono mancare i jambiya, i celebri pugnali ricurvi, che indossati dagli uomini rappresentano la maturità raggiunta e lo status sociale. Tra gli oggetti antichi spiccano gioielli d’argento, ambra e corallo dalle raffinate lavorazioni. Tra le altre località che meritano una visita c’è Ma’rib l’antica capitale del regno di Saba e il più importante sito archeologico dello Yemen, Shihara un incredibile villaggio fortificato a 2600 metri d’altezza, Shiban nota come la Manhattan del deserto per le sue 500 case altissime e a sud Aden con il suo caratteristico porto dalle atmosfere fumettistiche da Corto Maltese. Per poter muoversi senza problemi è consigliabile mettere in valigia abiti molto leggeri, ampi e comodi ma anche qualche indumento pesante per la notte, momento in cui la temperatura si abbassa notevolmente. Indispensabili per attraversare il deserto occhiali da sole e un copricapo. L’unità monetaria è il Riyal Yemenita che è soggetto a flut-tuazioni. Le carte di credito sono accettate solo in alcuni grandi alberghi internazionali. I dollari sono sempre accettati ovunque.

Da sapere
Fuso orario: un’ora in più d’estate e due d’inverno
Durata del giorno: in giugno: 13.0 Durata del giorno: in dicembre: 11.0
Documenti: passaporto, valido per almeno sei mesi, e il visto.
Da portare: i farmaci di cui si pensa di avere bisogno e una torcia.

Territorio e storia

Un territorio abitato dalla preistoria, a partire dal 1000 a.C. importante e lucrosa via di collegamento a dorso di cam-mello tra Arabia e Gaza e via mare con Egitto e Babilonia. Questo è l’antico regno della regina di Saba, l’Arabia felix raccontata dai romani, con una storia ricca di avvenimenti: le dominazioni greche e romane, la conversione dell’intero Paese all’Islam nel VII secolo d.C., le lotte tra le dinastie, i colpi di stato, la divisione tra Sud e Nord, la riunificazione nel 1991. Ma il tempo, visitando la capitale Sana’a, sembra essersi fermato. Fermo davanti alle case a torre alte e strette realizzate, in mattoni crudi rossi e fango, più di quattrocento anni fa, secondo un’antica tradizione edile che già nel periodo preislamico dava vita a un’architettura fiabesca, fragile e superba che Pasolini ha svelato ai nostri occhi nel il film Il fiore di Mille e una Notte. Fermo davanti alle facciate decorate a stucco o all’interno delle mura che cingono la grande medina. Fermo nei ritmi immutabili della giornata, simbolizzati dal mafraj, la stanza all’ultimo piano delle abitazioni, riservata solo agli uomini. Il mafraj è una sorta di soggiorno arredato con tappeti, file di cuscini e dove la luce penetra soffusa da vetrate policrome aperto solo agli uomini che qui si ritrovano per discutere, concludere affari e leggere mentre bevono té e masticano piano le foglie di qat. (R.G.)

Gli indirizzi

Ambasciata dello Yemen a Roma, Viale Regina Margherita 1, (tel. 068416711) Per il rilascio dei visti il Consolato è allo stesso indirizzo dell’Ambasciata (tel. 068416751).

La regina di Saba

Fondatrice di una dinastia, leggenda di popoli, protagonista di biblica storia un po’ come l’araba fenice, Bilqis, la regina di Saba dopo il suo leggendario incontro con il re Salomone, ha affascinato l’Oriente e l’Occidente, i cristiani e i musulmani, gli ebrei e gli arabi. A lei si sono ispirati le cattedrali gotiche, i disegni di Raffaello, gli arazzi cinquecenteschi, i colori di Piero della Francesca (che la dipinse nel ciclo d’affreschi La leggenda della Vera Croce, da poco restaurato e visibile al pubblico nella chiesa di San Francesco ad Arezzo) del Veronese e di Rubens, le musiche di Hendel e le note di Respigi. Una regina di cui si trova traccia nella Bibbia e nel Corano, madre presunta di Nabucodonosor e antenata di Menelik. Narra la leggenda che Salomone, in grado di parlare agli animali, grazie a un misterioso sigillo donatogli da Dio, un giorno li chiamò a raccolta e, accorgendosi della mancanza dell’upupa, andò su tutte le furie. Quando giunse, l’upupa a sua discolpa, narrò degli straordinari profumi e delle meraviglie che l’avevano incantata e trattenuta nel regno della Regina di Saba. Salomone colpito dal racconto, mandò l’upupa, a invitare la regina. Da quel momento la figura dell’upupa come messaggera e mediatrice d’amore, alimenterà nel corso dei secoli, l’immaginazione dei poeti. La regina di Saba accettò l’invito del re di Gerusalemme con l’idea di mettere alla prova ciò che si diceva della sua sapienza. Da quel momento la regina di Saba fa il suo ingresso nella leggenda, e una donna è stata incoronata regina prima che molti popoli riconoscessero alla donna la dignità di essere umano. (R.G.)

Alle orogini dell’Araba Felix

“Il nome Arabia Felix, Arabia Felice, deriva da un errore di traduzione, e l’equivoco nasce proprio dalla piccola parola “yemen”, che ancora oggi, dà il nome al paese. In arabo “yemen” significa la mano destra, o la parte destra. Ma quando gli arabi devono designare i punti cardinali, fin dall’alba dei tempi, si sono sempre rivolti verso l’est, come gli europei trovano naturale rivolgersi al nord. Quando un arabo si trova davanti all’ombelico del mondo, la sacra pietra della Ka’aba alla Mecca, ha sempre il volto rivolto ad est. E’ così che la parola “yemen”, che in origine significava “destra”, è arrivata con il tempo a indicare “sud”. Quin- di lo Yemen è semplicemente il paese che si trova a destra, il paese a sud. Inoltre per gli arabi, ancora oggi, la mano destra è (…) migliore della sinistra, detta la “mano sporca” e viene considerata inferiore. Intrisa di questi significati, la parola “yemen”, ha finito per assumere il significato di “felice” o “dispensatrice di benedizioni”. Arabia Yemen, è così diventata, per una traduzione inesatta, Eudaimon Arabia, poi Ar
abia Felix, che diventa l’Arabie Heureuse, das Gluckliche Arabien… In realtà la parola indica semplicemente Arabia del Sud.” (da Thorkild Hansen, Arabia Felix, Edizioni Iperborea)

La leggendaria storia della Regina di Saba, affascinò anche Piero della Francesca che la dipinse nel ciclo degli affreschi La leggenda della Vera Croce, (nella foto qui sopra) da poco restaurato e visibile al pubblico nella chiesa di San Francesco ad Arezzo. Per saperne di più su questa straordinaria figura rimandiamo al volume di Paola Gribaudo (a cura di), La regina di Saba. Arte e Leggenda dallo Yemen, Electa, Milano, 2000

   
condividi :
LUOGHI D’INCONTRO
11/07/2008
Il fuoco per ogni stagione
01/09/2005