ARCHITETTURA

LA VERANDA nella casa di campagna

L’ALA DI SINISTRA È STATA RISTRUTTURATA TENENDO CONTO DEI NUOVI STILI DI VITA

Un’architettura che ha subìto notevoli aggiunte in diverse epoche, viene rivalutata dal nuovo gusto eclettico.

Si chiama villa Recrosio Caracciolo in ricordo dei precedenti proprietari: il Principe don Michele Caracciolo di Brienza e l’ereditiera di una dinastia industriale di Rivarolo Canavese, José Recrosio.
Curiosamente la villa sembra una rappresentazione simbolica di questo métissage: l’unione dell’aulica nobiltà con la praticità borghese. A un corpo principale, costruito nel ‘600 con le perfette proporzioni del compassato barocco piemontese, sono state aggiunte prima un’ala neoclassica di scarso pregio e poi, modificando il modulo degli archi, un’altra ala più simile a una costruzione industriale che a una villa aristocratica.
L’insieme è frutto di un capriccio del tempo che passa assemblando epoche diverse e stili antitetici, incurante della coerenza e più forte di qualsiasi progetto unificante. Proprio per questo la villa oggi emana uno strano fascino. Non so cosa ne pensasse il Principe Caracciolo quando nel 1931, come marito dell’ereditiera piemontese, ne prese possesso. Forse non apprezzava l’eclettismo, forse fu tentato di abbattere le due ali.

L’interno e l’esterno dell’ala sinistra ingrandita e ristrutturata. Una struttura in ferro vetrata permette di avere un soggiorno pieno di luce a livello del giardino, con una vivibilità totalmente diversa da quello della parte antica.“LA TEMATICA ISPIRATRICE DI QUESTO PROGETTO È STATA QUELLA DEL RESTAURO DELLE STRUTTURE BASATASI SULLE TESTIMONIANZE STORICHE, PRECEDUTA E INTEGRATA DALL’ATTENTA ANALISI DELL’EVOLUZIONE DEI CORPI DI FABBRICA SVOLTASI DURANTE LE FASI DI RILIEVO E DURANTE LA SUCCESSIVA CAMPAGNA DI SAGGI. L’INTERVENTO HA CERCATO DI LEGGERE E VALORIZZARE LE CARATTERISTICHE STORICHE E ARCHITETTONICHE PROPRIE DEL FABBRICATO, INTRODUCENDO PICCOLI ADEGUAMENTI IGIENICO FUNZIONALI, REALIZZATI CON STRUTTURE LEGGERE ED IN PARTE TRASPARENTI, NEL PIÙ ASSOLUTO RISPETTO DELLA SINGOLARITÀ STRUTTURALE E FORMALE DELL’EDIFICIO. IL PROGETTO PREVEDE LA RIORGANIZZAZIONE FUNZIONALE INTERNA DELL’UNITÀ IMMOBILIARE IN OGGETTO INTERVENENDO SULLE STRUTTURE ORIZZONTALI E VERTICALI, IN MODO DA RIORGANIZZARLE SECONDO CRITERI PIÙ EQUILIBRATI E LINEARI PER CONSENTIRE UN MIGLIORE SFRUTTAMENTO DELLA VOLUMETRIA ESISTENTE E DELLE VARIE SUPERFICI.”

La poltrona in pelle di cavallino è la “LC2” di Le Corbusier del 1928. Le sedie intorno al tavolo sono le “Victoria Ghost” di Philippe Starck. Il tavolino con piano scorrevole in  tubolare cromato di Eileen Gray si chiama “E-1027” ed è stato disegnato nel 1927.Verosimile è che il rispetto per la proprietà della moglie borghese glielo abbia impedito. Oggi, invece, i nuovi proprietari (che sono collezionisti di arte contemporanea) apprezzano le discordanze tra epoche e stili diversi, meglio ancora se decise, perché trovano che questo métissage stilistico conferisca un valore aggiunto a una testimonianza storica come la villa. E dovendola ristrutturare, hanno giustamente chiamato un architetto modernista.
L’architetto Pietro Carlo Pellegrini ha trovato “splendido questo connubio tra antichità e modernità, questo dialogo continuo tra i decori della villa e l’intervento progettuale leggero e puntuale che ridistribuisce e rifunzionalizza gli spazi interni”. Ha poi precisato: “la caratteristica principale del mio intervento è sicuramente la luminosità e la trasparenza degli spazi, ottenuta grazie all’utilizzo di vetrate e alla scelta di colori chiari che valorizzano la purezza delle forme e la cura dei dettagli.”Il progetto ha voluto riorganizzare funzionalmente tutti gli interni intervenendo sia sulle strutture orizzontali che verticali per consentire un migliore sfruttamento della volumetria esistente, nel più assoluto rispetto della singolarità strutturale e formale dell’edificio. Inoltre è stata realizzata una nuova area con una struttura vetrata che al piano terra invade il giardino aumentando notevolmente lo spazio fruibile. All’interno sono poi stati inseriti una scala modernissima e un ascensore.

Questo grande salone nel corpo centrale del ‘600 è stato ridecorato, dal pavimento al soffitto, alla fine del ‘700 secondo i moduli neoclassici. Lampadario Galleria di Antichità di Lucca.

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USA IL LINK PRO: AGGIUNGI LA STRINGA CHIAVE E SCOPRI GLI APPROFONDIMENTI:
ES. http://pro.dibaio.com/pavimenti-soluzioniPIETRO CARLO PELLEGRINI, architetto
Nasce a Lucca nel 1957 e compie i suoi studi a Roma e a Pescara, dove nel 1985 si laurea in architettura. Insegna nelle seguenti università: Genova, Delft, Napoli, Venezia, Ferrara e Siena. È direttore del master “Masp, il progetto dello spazio pubblico” nella sede di Lucca. Ha ricevuto vari premi: Andil Opera Prima, Dedalo, Ecola, Triennale di Milano. Tra i suoi lavori, a Lucca il restauro e l’allestimento del Museo della Cattedrale e l’ampliamento del Monastero di Santa Gemma.

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PUNTA IL TUO SMARTPHONE, INQUADRA ILQR, SCATTA E SCOPRI NUOVI CONTENUTI. POTRAI VEDERE ALCUNI SCATTI DI UNA VILLA A FORTE DEI MARMI. L’INTERESSANTE INTERVENTO PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO PELLEGRINI RIGUARDA L’INTERNO DI UN’EX CASA DI PESCATORI CON GIARDINO. UN MODO PER CONOSCERE DIFFERENTI REGISTRI ESPRESSIVI, PER APPREZZARE I DIVERSI MODI DI “RISOLVERE” UN INTERNO.
USA IL LINK PRO: AGGIUNGI LA STRINGA CHIAVE E SCOPRI GLI APPROFONDIMENTI:
ES. http://pro.dibaio.com/pellegrini-bioIn questi spazi ampi e luminosi ben si inseriscono i mobili classici del design moderno, da quelli pionieristici degli anni ‘20 e ‘30, come la poltrona rossa di Franco Albini disegnata nel 1939, a quelli più recenti progettati da Philippe Starck.

L’uso dei materiali risulta fondamentale nell’immagine finale degli interni, che risultano caratterizzati da legni, pietra, ferro e vetro accostati secondo le loro caratteristiche peculiari. La scala di raccordo tra i due piani è stata sostituita da una nuova su disegno con struttura sospesa in ferro verniciato bianco.La ristrutturazione radicale e la trasparenza delle pareti fanno parte di uno stesso progetto: aprirsi verso l’esterno per avere più luce e godersi la bellezza dell’antico parco.

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