FARE

Una casa laboratorio


Una villa come spazio di ricerca tra arte e artigianato.

Servizio a cura di Gabriella Anedi
Foto Athos Lecce

E’ certamente un modo originale quello di concepire la casa di campagna non solo come ritrovo per la grande tribù
degli amici ma anche come spazio di ricerca per colori, materiali e arredi capaci di integrare le biografie personali con il paesaggio circostante. Un vero e proprio laboratorio di idee per Barbara Vergnano che nella continua osmosi di arte e vita riesce a far convivere con fluidità gli spazi della sua Galleria milanese con l’appartamento privato e, all’inverso, quello che potrebbe essere la “fuga”, il “rifugio” come luogo di azione creativa e incessante. La rottura di questi steccati è prassi abituale del suo lavoro: approdata al mondo dell’antiquariato con una solida cultura classica, ha saputo e voluto avvicinarsi all’arte contemporanea. Il risultato? oggetti d’uso, in cui rifluisce con leggerezza la memoria del moderno creati sempre in stretta collaborazione con artisti e artigiani con cui ha costruito un solido affiatamento. Le soluzioni proposte sono una linea alternativa al design industriale, una possibilità di personalizzazione unica. La materia prima o il pezzo originario, quasi sempre di semplice fattura, si arricchiscono ogni volta sorprendentemente solo grazie all’idea e all’abilità manuale.

Una grande villa di fine ‘800, intatta nelle sue linee
esterne, riserva sorprendenti soluzioni di arredamento.

Francesco Botter, decoratore
Nato a Milano nel 1967, nel 1992 si è diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Lavora nel
campo della decorazione di interni. È stato allievo di Romolo Paganelli presso lo studio di architettura di interni di Renzo
Mongiardino. Parallelamente alla sua attività di decoratore affianca quella di pittore sia nella realizzazione di quadri di grandi
dimensioni per collezionisti, sia per la progettazione e realizzazione di veri e propri dipinti murali ad effetto "trompe l’oeil".

Tre poltroncine anni ’50 ricreano una piacevole atmosfera famigliare, in bilico tra un audace lilla e il verde riposante del giardino.
La iuta della parete di Lavinia Gavazzi crea una zona di silenzio sopra il day bed in ferro ricoperto da un semplice materasso in lino grezzo.
Una interpretazione dello “strappo”: si vede infatti la “fodera” della vecchia tappezzeria recuperata dopo l’eliminazione dello strato di copertura. I monogrammi uniscono come in uno stemma i nomi di Barbara e Terenzio.

Barbara Vergnano, architetto
Di origine marchigiana, è a Torino che ha incominciato ad appassionarsi di nuovariato, di decorazione, di collezionismo, di giovani artisti, sempre scegliendo i pezzi più estrosi, le soluzioni più inaspettate, le ipotesi meno banali. E’ nel 1995 che trasferendosi a
Milano, inaugura la sua galleria “Slobs” nel cuore della città, a Brera, che rappresenta una sorta di rinascita del movimento “Arts
and Crafts”. La sua galleria-salotto è oggi punto di riferimento per chi ama il diverso e l’alternativo, il curioso e l’inusuale.

È stato il lampadario di Murano di inizio secolo a ispirare i colori di questa sala da pranzo: con carte veline verdi Botter ha rinnovato il vecchio tavolo recuperato in un mercatino di Casale. Di memoria famigliare il cassettone e le sedie. Sopra, le due nature morte di Tin Tin Birall.
L’ispirazione moderna degli arredi è data da questa scultura modulare in ferro di Tarino e dall’acrilico degli anni ’ 50 di Antonio Carena.
Saper modulare i colori è un arte e ben lo dimostrano tutti gli ambienti di questa casa. Dai lilla ai verdi, alle tonalità del rosa e delle terre. Qui è l’azzurro, sfumato in toni polverosi, a dominare l’area del pranzo, arredata con mobili di recupero. Le poltroncine richiamano il colore delle pareti con una fantasia di tono contemporaneo.

In Edicola

Cosa può scaturire da questi processi lo si vede in queste pagine: all’interno di soluzioni spaziali strutturali e mai
semplicemente scenografiche, la casa rivive di atmosfere inedite, e la collocazione sapiente degli oggetti compone
in un intrigante dialogo colori, spazi, luci e memorie.
Eppure, nonostante la quantità di sollecitazioni, la sensazione che danno queste stanze è di grande pace: rarefatte
e mai accumulate, le cose lasciano spazio al vuoto che, per Barbara, è la definizione più adatta a definire il lusso, oggi.

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