FARE

Un segno per Antonio Rosmini beato


In occasione dell’annuncio della beatificazione di Antonio Rosmini, filosofo illustre e ricco di carità, è stato proposto un progetto di risistemazione per il luogo della sua sepoltura, che prevede un sistema che porti nuova luce, dalla forte valenza simbolica, dall’alto al piano della navata della chiesa, fino alla splendida icona scultorea del Rosmini in preghiera.

Il progetto nasce con il contributo di pensiero del Rettore del Collegio Rosmini di Stresa, Don Franco Costaraoss, di Don Fausto Gobber, dell’Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, direttore della rivista CHIESA OGGI architettura e comunicazione e dell’Arch. Francesco Trisorio, che in qualità di esperto di architettura sacra prende l’impegno di creare una visibilità diretta del sepolcro attraverso la navata/cappella della chiesa con “canali di luce“. La particolare congiunzione dei due livelli monumentali cappella/cripta è completata con un impianto illuminotecnico sia diretto, sia diffuso nei due volumi architettonici, studiato in modo tale da esaltare la statua del beato Antonio Rosmini (opera dello scultore ticinese Vincenzo Vela) e la sacralità dei luoghi.
Obiettivo del progetto è di evocare, attraverso le espressive e simboliche sorgenti di luce, l’attualità spirituale del messaggio di preghiera che da oltre 150 anni proviene dall’opera di Antonio Rosmini, ancor oggi capace di infondere vitalità al pensiero contemporaneo.

Un’ulteriore attenzione progettuale prevede la sistemazione della cripta attraverso le testimonianze iconologiche delle Comunità rosminiane nel mondo, disposte lungo le pareti in marmo e sottolineate da un intervento d’illuminazione ad hoc.
Il 1° Luglio 2007 è stata celebrata, nel Collegio Antonio Rosmini di Stresa, la recentissima dichiarazione “Santità e Beatitudine” di Antonio Rosmini a opera di Sua Santità Benedetto XVI in vista della beatificazione, il 18 novembre 2007. L’incontro è stato presieduto da S.E. Mons. Antonio Riboldi, che ha ricordato l’esempio delle Tre Carità “spirituale, materiale, intellettuale” del Padre fondatore dell’Istituto della Carità e delle Suore della Provvidenza. Nell’occasione, Mons. Riboldi ha riconosciuto nell’intenzione del progetto presentato dall’Arch. Trisorio un gesto forte rivolto alla devozione dei fedeli che si raccoglieranno in preghiera davanti al sepolcro di Antonio Rosmini.

Foto in alto, da sinistra: il Collegio Rosmini di Stresa,
sede della cappella sepolcrale di Antonio Rosmini;
lo splendido panorama del lago Maggiore.
Foto a lato: particolare della statua di Rosmini, opera
scultorea di Vincenzo Vela.

Nato a Rovereto (Trento) nel 1797, Antonio Rosmini Serbati divenne sacerdote nel 1821. Nel 1828 fondò l’Istituto della Carità e alcuni anni dopo l’Istituto delle Suore della Provvidenza, due Istituti pensati e voluti per la formazione umana,
cristiana e religiosa di quanti ne condividevano lo spirito. Morì il 1° luglio 1855 a Stresa (Verbania). Ha vissuto in modo eroico le virtù teologali di fede, speranza e carità e le virtù cardinali di fortezza, giustizia, prudenza e temperanza, testimoniando un amore squisito verso Dio e verso il prossimo.
L’impegno per una rinnovata conversione personale e la totale fiducia nella Provvidenza gli hanno permesso di esercitare una carità intelligente e rispondere con dedizione e spirito profetico ai segni dei tempi. Nei suoi innumerevoli scritti filosofici, politici, ascetici, Antonio Rosmini insegna che, se una persona comprende la verità e contempla
la bellezza, se ne innamora e giunge ad agire in conformità con i valori conosciuti, perché non solo scopre la strada, ma trova la forza per percorrerla.

Padre Claudio Massimiliano Papa Postulatore Generale

In alto, piano navata della cappella con la statua di Antonio Rosmini realizzata dallo scultore Vincenzo Vela. A sinistra, la scala (1) per l’accesso alla cripta. Al centro, il “canale di luce” (2) che si apre in comunicazione con il sepolcro. A destra, in previsione una piattaforma mobile (3) per un accesso facilitato.

La cripta con il suo rivestimento a parete di tavole in marmo che si presentano come in attesa delle più significative testimonianze delle Comunità rosminiane nel mondo.

 

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