FARE

Un interno che avvolge e coinvolge


Atmosfere orientali nella casa di un’instancabile viaggiatrice.

All’interno di un cortile d’epoca della vecchia Milano una giovane che ama più viaggiare che restare ha creato una “casa di passaggio”.a nella campagna spagnola, dove il verde rigoglioso dei prati si sposa con il silenzio.
Assemblando in modo molto libero gli oggetti che ha acquistato nei mercatini dell’Indonesia piuttosto che in India o nell’Estremo Oriente ha creato un interno “emozionante” e colorato.

Come certi bar del porto diventano per molti una seconda casa dove sentirsi a proprio agio nell’imprevedibilità della gente che viene e che va, così certe case di singles assumono un aspetto transitorio per il desiderio del suo proprietario di non aver radici o legami con un posto fisso.
È il contrario del concetto di “casa di rappresentanza” dove tutto è quasi immutabile perché calcolato per ottenere il massimo degli effetti. Nella prima si vive più spensieratamente e ci si possono mettere tutti gli oggetti che ci capita
di amare, nella seconda tutto deve essere preventivamente selezionato per potersi inserire nel contesto.
Va da sé che nella “tana del viaggiatore“ non può esserci quel rigore che invece salta all’occhio nella casa firmata
da un architetto di tendenza: non si può avere tutto e occorre saper decidere. Una volta scelto un comportamento
informale ci si può permettere quasi tutto, ma sempre all’interno del proprio gusto e dei propri interessi. Questa casa è un esempio molto trasparente dove la personalità di chi abita esce a tutto tondo: si tratta di una simpatica compagna di viaggi senza problemi.

Un interno che sembra fatto su misura per chi ama passare
molto tempo in un pub dell’angiporto.

L’importanza di avere un soggiorno tutto giallo è soprattutto psicologica: il giallo porta solarità e allegria, che non è poco. È anche un modo diretto per identificare il proprio spazio con un’emozione forte, che lascia una traccia decisa in chi la guarda. Si tratta di uno smalto giallo caldo reso più brillante dall’oro delle vecchie cornici, in contrapposizione con le piastrelle vetrificate blu elettrico del ripiano del bar e col rosso squillante del pouf barocco. Questi colori sono in funzione di un interno che “avvolge e coinvolge”, giocato sulla curiosità e sull’imprevisto più che sulle forme pure. La fisionomia della stanza nasce assemblando in modo libero oggetti provenienti da tutto il mondo, cose trovate, amate e portate con sé dalla proprietaria durante i suoi viaggi. Così si trovano vis à vis, senza imbarazzo, il quadro vittoriano orientalista e lo sgabello di design, il sussiegoso poggiapiedi Luigi XV e la tenda indiana con le perline.

In cucina: lavastoviglie e piano cottura, Smeg; lavello e rubinetteria, Ideal Standard.
Nel soggiorno: divani su misura; tappeto “Olmes Carretti” di Haas; baule cinese in legno laccato e midollino ; Buddha sdraiato in legno dorato di origine indonesiana; dipinto di Sirena eseguito da una madonnara.

Si può decisamente definire un interno “eclettico”, e mai questa parola fu meglio impiegata prima di riferirla a questo “appartamento di passaggio” frutto di una fantasia dissacrante. Mescolando i gusti del mondo, spesso trasformando quello che ha comprato non si sa dove, la giovane padrona di casa ha fatto crescere a poco a poco la casa attorno a sé senza complessi né inibizioni. Una casa perfetta per ricevere gli amici come in un club, comoda e accogliente come un nido di rondine, e che quando si parte si può facilmente chiudere e abbandonare al suo destino, fino al rientro. Sia
al piano terreno, dove la zona giorno appare dilatata da un grande specchio sulla parete di fondo, sia al piano superiore creato da un robusto soppalco in legno, vi sono oggetti, quadri e tessuti (raccolti, modificati e assemblati) che attirano, in un sottile gioco di magia, per la loro originalità e per il fatto che ci raccontano favole di mondi
lontani. È una storia scritta nel tempo e nello spazio che acquista una diversa lettura ogni volta, secondo gli umori e i sapori del giorno. La casa diventa così una sorta di palcoscenico del quotidiano fatta di presenze prima esotiche e poi familiari. E quando ci si siede su gli alti sgabelli giapponesi a forma di fiore color canarino o sullo sgabello Thonet con tessuto leopardato, s’intravede, riflessa nello specchio, tutta la scenografia della sala. Rimanendo ogni volta stupiti e affascinati.

In Edicola

Una delle porte interne è rivestita con un quadro orientalista francese del 1907.
In camera da letto: coperta rajastana; specchiera di recupero; lampada con paralume maculato TAD;
All’ingresso: tavolino in noce con cassetto dei primi del ‘900, sopra gabbia di pappagallini provenzale acquistata da Paco Polenghi; sotto il falso d’autore “Mirò appeso alla rovescia” una mensolina in legno dipinta nero e oro.

Qualitàdell’intervento

Centralità del progetto: creare uno spazio decontratto dove vivere e ricevere gli amici come su uno yacht, senza
legarsi a logiche arredative coagenti, ma dando il massimo slancio alla fantasia.
Innovazione: mobili scelti senza nessuna logica e provenienti dai quattro angoli del mondo. Mobili e oggetti spesso modificati in modo creativo.
Uso dei materiali: pareti smaltate in un giallo intenso e caldo in contrasto col blu elettrico della ceramica che ricopre
il piano del bar. Un grande specchio a parete crea illusioni spaziali molto particolari.
Nuove tecnologie: una regia accurata dell’illuminazione a faretti, dosabile con i dimmer e regolabile da un quadro
comandi centrale, crea la possibilità di cambiare rapidamente scenografia.

 

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