ARCHITETTURA FARE PENSARE

Un attico molto italiano

Un giovane architetto genovese, Sergio G. Ratto, è riuscito a “muovere” molto scenograficamente
ma con misura l’attico di un antico palazzo.

L’attico si trova in un palazzo medioevale a cui è stata rifatta la facciata nel 1840, in occasione dello sventramento
che ha permesso la creazione di una piazza (la Genova medioevale non ne aveva) sul suo lato destro. Dall’attico del palazzo si domina la Cattedrale, una costruzione romanica con un prospetto gotico cistercense a fasce bianche e grigie di grande bellezza. E’ una situazione paesaggisticamente privilegiata che l’architetto Sergio G. Ratto ha valorizzato attrezzando la terrazza come angolo conversazione, pranzo e cucina per l’estate, completandola con una parte verandata che utilizza nello stesso modo in inverno. L’appartamento si svolge su tre livelli: l’ammezzato, originariamente diviso in piccole stanze, l’attico e la mansarda.

L’intervento ha tolto molti divisori e i cannicciati che nascondevano il tetto a capriate, guadagnando spazio in verticale e creando un soppalco e un nuovo piano dove disporre le camere da letto. Parlando della ristrutturazione, l’architetto Ratto ci ha detto che le travi del tetto, non essendo in vista, nell’800 erano state dipinte col rosso antiruggine compromettendo la superficie del legno.“Negli anni ‘80 avevo deciso, secondo il gusto del momento, di dipingerle in nero; oggi invece, che siamo portati a cromatismi più tenui, le ho ridipinte di bianco. Il nero crea un sistema di contrasti che va seguito e che porta a un interno piuttosto drammatico; oggi si preferiscono atmosfere più soft e rilassanti, con molto bianco e i colori pastello. Qualcosa in nero è comunque rimasto per sottolineare certe separazioni: gli infissi delle finestre, i contorni delle porte e i battiscopa così verniciati risultano cornici perfettamente neutre che staccano meglio.

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Un pavimento dal cuore dell’Africa

Il legno doussiè, detto anche Afzelia africana, è un grande albero della foresta tropicale africana, dal Senegal all´Angola, dal Mozambico alla Tanzania. Il doussiè si presenta con alburno bianco giallognolo differenziato dal durame bruno dorato e rossastro. La tessitura del doussiè è grossolana e la fibratura spesso intrecciata.

La resistenza meccanica del doussiè è elevata, la durabilità del doussiè invece è bassa per l´alburno, mentre il durame del doussiè è molto resistente anche in ambiente esterno. L´essiccazione del doussiè è lenta ma si compie senza gravi deformazioni, quindi il ritiro è basso. Tra le caratteristiche del doussiè, la presenza di silicio e minerali in genere che interagiscono con la vernice con l´apparizione di aloni. L´ossidazione del doussiè è piuttosto consistente con la tendenza a uniformarsi.Il doussiè è particolarmente indicato nel settore delle pavimentazioni ad alto calpestio come strutture sportive, palestre, velodromi e
negozi, questo legno unisce al gradevole colore, alte caratteristiche meccaniche nonchè la modestissima nervosità. Il doussiè è apprezzato nelle strutture portanti e costruzioni in ambiente esterno e infissi in genere.

La volontà del progettista, tesa all’esaltanzione di nuovi valori di luce e leggerezza tipici dell’architettura d’interni degli ultimi anni, è stata raggiunta attraverso l’uso del bianco e del grigio (i colori della adiacente facciata della Cattedrale) e di pochi accenni di colore che, sottolineando setti murari che continuano nei tre piani, conferiscono all’ambiente una matrice costruttivista.” La tendenza che qui si segue è quella di sottolineare col colore la struttura architettonica; il colore ha sempre una valenza decorativa, ma serve anche a mettere in evidenza gli incastri strutturali. Così avviene per la parete azzurrina dove si apre il portale e per la parete curva giallina; in entrambi i casi i colori sono naturali, dovuti all’aggiunta di polveri di marmo che danno un cromatismo piacevolmente tenue.

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Un altro elemento di chiara matrice costruttivista è sicuramente la scala aerea del soggiorno. “E’ come una scultura godibile da ogni lato. Non è stato facile costruirla così, con un basamento che ha un paio di raggierelunghe un metro inserite nella gettata del pavimento per assicurarne l’equilibrio. E’ complicata anche perché la scala in basso si gira verso destra. E’ stata costruita da un fabbro su un disegno a dimensione 1:1; la parte centrale, che è uno scatolato curvo, è stata lavorata come una carrozzeria d’auto: dopo averla modellata, stuccata, lisciata e verniciata, la si è trasportata in casa già finita, in un solo pezzo.” Gli chiedo perché nella nuova ristrutturazione sono stati messi alcuni gradevoli mobili antichi. “Avendo fatto il pavimento in listoni di legno doussié, ho trovato che il legno chiama legno e che questi mobili si adattavano perfettamente.

Mobili e quadri antichi vivono in uno spazio neo costruttivista;
ciò contribuisce a dare un raffinato carattere innovativo e casual alla casa.

Volendo mettere solo mobili moderni era meglio avere un pavimento in pietra o marmo non lucidati, oppure le nuovissime proposte in vetroresina. Invece ho preferito questi mobili dell’800, poco importanti ma sufficientemente integri da avere una patina.” E la situazione in terrazzo? “L’appartamento è circondato da tre terrazzi: uno a lato della cucina è verandato, con una vetrata che lo protegge d’inverno e che d’estate si apre; l’altro, aperto, ha un pergolato sotto cui si pranza durante la bella stagione; il terzo viene usato come stenditoio. In occasione del G8 questo terrazzo, illuminato da torce, è stato trasmesso dalla televisione in diretta. Qui eravamo nella zona rossa e non poteva entrare proprio nessuno.”

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