FARE

Un’artista del ferro racconta

Le opere di una scultrice in bilico tra la cultura americana e quella italiana

Beverly Pepper è un’artista che, nata a Brooklyn e qui formatasi, ha poi studiato a Parigi con artisti quali Léger e Brancusi, viaggiato in Europa, Medio Oriente, Giappone e Stati Uniti, stabilendosi infine in Italia, prima a Roma e poi a Todi e realizzando opere in ogni parte del mondo: la sua cultura artistica fonde il meglio di queste esperienze

Un ponte, un connubio fra due culture artistiche che troppo spesso sono viste come contrapposte ma che invece sono nate una dall’altra e che, se poi si sono evolute seguendo strade diverse, hanno sempre necessità di un fecondo
dialogo: questo rappresenta Beverly Pepper, nata nel quartiere più caratteristico di New York, Brooklyn, dove ha studiato, ma che poi si è trasferita a Parigi e infine in Italia, dove ha assorbito l’aria dell’arte eterna che pervade ovunque il nostro paese. Lei stessa afferma che quando arrivò in Italia avvertì subito una totale simbiosi con gli italiani, ma che nello stesso tempo ha sempre mantenuto un profondo legame con la madrepatria, tanto da sentirsi molto italiana quando lavora in America e molto americana quando sta in Italia.

Un’opera del 1983 Tarquinia Plaza Sculpture
in fusione d’acciaio;

Beverly Pepper inizia come pittrice, espone per la prima volta nel 1951 a Roma, dove conosce artisti noti, Turcato, Dorazio, Consagra, Guttuso, Cascella, Pomodoro, Burri, registi quali Fellini, Antonioni, Pontecorvo, poeti, critici. Dopo un decennio di lenta evoluzione da una pittura realista a una semiastratta e materica, approda infine alla scultura, con opere in legno inciso e metallo fuso: la sua prima mostra plastica nel 1961 richiama l’attenzione, tanto che le venne affidato un progetto, con altri noti artisti, di sculture da realizzare negli stabilimenti dell’Italsider e da esporre in piazze italiane. Inizia così, lavorando a stretto contatto di gomito con gli operai e i fabbri e dividendo con loro il panino con salame e cipolla a mezzogiorno, il suo rapporto stretto da un lato col metallo, coniugato in tutte le versioni (ferro, ferro dolce, ferro feroidale, acciaio inox, acciaio CorTen, bronzo), in tutte le lavorazioni (battitura, saldatura, fusione), e in

Harmonious Triad, del 1982/3, al Metropolitan
Museum fo Art di New York;
Un’installazione del 1993/96 a New York in Federal
Plaza, Manhattan Sentinels, composta da quattro colonne di ferro feroidale, alberi, erba e zone di seduta. In entrambe le opere emerge la natura scabra e spettacolare delle sculture, con voluti riferimenti alla cultura italiana e statunitense.

diverse finiture, dalla lucidatura a specchio alla corrosione, con parti al grezzo e parti dipinte a smalto; e dall’altro col paesaggio, urbano e naturale, in cui le sue sculture erano destinate ad inserirsi, che fosse la piazza del Popolo di Todi, in cui le sue colonne dell’età industriale ricoperte di una patina a ricordare la corrosione dialogano in un mirabile equilibrio con le facciate di pietra consunta dei palazzi circostanti, o un centro commerciale a Dallas, in cui forme piramidali d’acciaio CorTen si legano con tappeto erboso e alberi a creare un continuo movimento spaziale, percepibile da chi passa in auto, o una piazza anonima a Barcellona, che trasforma in un parco (anche con giochi per bambini) con colonne scultoree che diventano lampioni, pareti ondulate rivestite di ceramiche irregolari che ricordano Gaudì, una spirale di alberi.

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