ARCHITETTURA FARE

Tra gli ulivi toscani

Sotto archi cinquecenteschi
realizzazione Stefano Lazzarini e arch. John Field servizio di Luisa Carrara; foto Athos Lecce

TRA I DECLIVI DELL’APPENNINO TOSCANO A RIDOSSO DEL MARE, DOVE GLI ULIVI UN TEMPO RAPPRESENTAVANO LA PRINCIPALE RISORSA ECONOMICA DELLA ZONA, SORGE QUESTA CASA DEL CINQUECENTO, COSTRUITA INTORNO AD UNA VECCHIA FORTEZZA. SONO TANTE LE TRACCE CONSERVATE DAL PASSATO, DALLA STRUTTURA MURARIA AI VECCHI CAMINI, MA, PRIME FRA TUTTE, SPICCANO IN FACCIATA LE AMPIE ARCATE A TUTTO SESTO CHE OGGI SONO DIVENTATE IL MOTIVO DOMINANTE DI TUTTA L’ABITAZIONE.

Nelle immagini di apertura una vista dall’alto della terrazza che degrada verso il giardino. Una scultura femminile in bronzo si affaccia verso la campagna. In queste pagine il porticato formato da archi in pietra e mattoni: sfruttando la loro ombra sono stati ricavati angoli di relax.

Un tempo, per coltivare la terra anche quando la pendenza dell’Appennino non lo consentiva, venivano realizzati terrazzamenti che degradavano verso la costa: oggi, nel terreno che fronteggia questa casa, le coltivazioni hanno lasciato il posto ad un giardino articolato su vari livelli

È una casa che fa parte di un borgo del Cinquecento, arroccato sulle rovine di un vecchio castello: gli abitanti della zona, infatti, in quegli anni si erano ritirati sulla collina per difendersi dal rischio della malaria che minacciava la campagna intorno a Massarosa, in Toscana, e avevano dato così vita a questo piccolo borgo. Si tratta di un esempio di architettura spontanea, formata per lo più da materiali poveri e di recupero, ancora visibili, nonostante i restauri, nel tessuto murario in pietra. All’esterno spicca un loggiato in pietra e cotto formato da archi a tutto sesto che sostengono la terrazza al primo piano. Proprio sfruttando questo porticato si è potuta realizzare una zona dove pranzare e rilassarsi godendo la vista del panorama.

Qui sopra a sinistra, un serramento realizzato su misura ha permesso di trasformare il vecchio arco in mattoni in una finestra con vista sul pergolato del giardino. Sopra a destra, uno dei tappeti pregiati che impreziosiscono tutta l’abitazione: è caucasico degli inizi dell’ Ottocento ed è stato appeso per non rischiare di rovinarne la fattura. Sopra a destra, nelle due immagini: la conca per il bucato e un candelabro realizzato con antiche chiavi del Duomo di Friburgo e gocce di cristallo.

Vetrate speciali

UN CONSIGLIO PER CHI DEVE REALIZZARE UNA VETRATA DI AMPIE DIMENSIONI: È IMPORTANTE CONSIDERARE CHE PIÙ LA SUPERFICIE È GRANDE PIÙ SARANNO FACILI LE DISPERSIONI TERMICHE IN INVERNO E, DURANTE L’ ESTATE, L’IRRAGGIAMENTO SOLARE. PER RIDURRE ENTRAMBI I FENOMENI SI POSSONO SCEGLIERE VETRATE A CRISTALLI ATERMICI, CHE PROTEGGONO DAI RAGGI DEL SOLE, A CRISTALLI BASSOEMISSIVI CHE DIMINUISCONO LE DISPERSIONI DI CALORE E PANNELLI IN VETROCAMERA, DALLE PROPRIETÀ ALTAMENTE ISOLANTI.

Quando la struttura lo consente, si possono trasformare spazi aperti in ambienti abitabili chiudendo semplicemente aperture e arcate con ampie vetrate: si conserva, così, l’architettura originaria recuperando spazio vivibile

All’interno dell’abitazione si notano ancora le tracce della struttura originaria, come l’arco dello studio conservato quasi intatto: originariamente questa arcata in mattoni era completamente aperta, ma, per recuperare spazio vivibile senza stravolgere l’architettura esistente si è pensato di chiuderla da una vetrata. In soggiorno, invece, è stata conservata anche la vecchia conca in pietra incassata nella muratura, dove le donne facevano il bucato: l’usanza era di immergere la biancheria nel bacino, ricoprirla con un panno di canapa, cenere e alloro, versarvi più volte acqua bollente e risciacquare il tutto con acqua fresca.

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I materiali scelti per questo ambiente sono tutti di recupero: i pavimenti sono in tavelle di cotto e, al soffitto, le travi e i travetti in legno lasciati a vista sono quelli originali. Sulla parete in pietra e mattoni, proprio accanto alla cappa, è stato appeso uno specchio con una cornice fiamminga del 1620.

“per creare la giusta cornice ad un camino originale, mantenendone inalterata la rusticità, basta lasciare le pareti in pietra a vista anticamente la struttura del camino deno-tava l’importanza sociale dell’ambiente in cui era posizionato: in soggiorno era dotata di una cornice decorata mentre in cucina poteva essere più povera ed essenziale“

La cucina anticamente era l’ambiente più vissuto della casa, non solo perché vi si preparavano pranzi e cene, ma perché il camino, ampio e rustico, assicurava calore e luce per tutto l’arco della giornata. Qui, per conservare intatta l’atmosfera di un tempo, si è scelto di lasciare a vista la grossolanità delle pareti in pietra e, al soffitto, l’ordito delle travature in legno. Un secondo camino spicca in soggiorno, ma ha misure più contenute e una struttura decisamente più elegante: ha le spalle e la cappa intonacate di bianco che spiccano contro le pareti rosa pastello. E’ un colore inconsueto, il rosa, ma che sa illuminare la stanza ricreando la semplicità che per secoli ha animato tutta la casa.
Barbara Delmiglio

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