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campagna veneta di Preganziol, un giardino d’inverno da godere d’estate
Foto: Tiziano Canu
Vicino alle aree ampiamente industrializzate di Treviso
in direzione di Marghera, Preganziol conserva in alcune
parti ancora la sua originaria vocazione campestre. La sua identità
è testimoniata dal nome stesso, in cui il prefisso “pre”
sta per “prato”.
E la tipologia di questa villa rispecchia appieno il carattere primitivo
della zona.
Attorniata da una macchia d’alberi che sembrano costituire uno schermo
naturale, la casa ha un disegno di lineare eleganza che sorge con spontaneità
dal prato con l’erba rasata corta, come un raffinato tappeto vegetale.
Tra i due elementi emergenti, quasi bassi torrioni laterali, la casa si
sviluppa in un bilanciamento di simmetrie attorno al fulcro dell’accesso,
seguendo la logica della dilatazione laterale.
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Una veranda vetrata
secondo lo stile
ottocentesco diventa un salone. |
Le tende rigate,
bianche e azzurre, si coordinano coi colori dell’arredo. |
Come fosse un elastico teso tra due poli, la facciata si
stende, così che la sua larghezza si commisura con la vasta dimensione
orizzontale del prato.
L‘interazione tra edificio e ambiente è regolata, sul versante
della natura, dalle arboree presenze che con gesto accogliente circondano
la casa; sul versante del costruito dalla veranda la cui struttura metallica
dall’innesto col tetto della casa si incurva a scendere come un’ala
che si ripieghi secondo la forma di una cascata d’acqua dall’ampio
fronte.
E’ in realtà come una grande serra, un giardino d’inverno.
La trama di archi ordinati in serie, a disegnare la semivolta superiore,
con i supporti e le traversine diritte compongono una ripetizione ritmica
serrata. Questa consente di apprezzare la dimensione dell’insieme
e sostiene le centinaia di elementi vitrei che formano uno spettacolo
di trasparenza dove l’ombra tende a scomparire, schiacciata dalla
luminosità diffusa.
L’unirsi di aulicità maestosa e di smaterializzazione aerea
si traduce in effetti scenici di notevole efficacia. Con la pioggia
si può percorrere la lunghezza di quest'ampio salone coperto, assaporando
il molteplice picchiettio regolare delle gocciole, osservando l’acqua
che dilava a onde sottili in lenta caduta le superfici esterne, lasciando
asciutto l’interno.
E se la brina o la bruma d’inverno raggelano e imbiancano l’aria
e le foglie, qui, entro questa barriera così sottile e incapace
di fermare la luce, si apprezza la visione come qualcosa che appartiene
a un mondo distante. La vetrata non è una barriera imponente, ma
uno schermo selettivo che trasmette le immagini ma filtra il vento, allontana
l’acqua ma invita la luminosità solare.
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L’ampio
giardino d’inverno è usato
anche per sfilate di moda. |
L’ambiente, così amichevole e inconsueto
per godere i mesi freddi, diventa però problematico quando avanza
la primavera e il sole imperversa.
Quando la trasparenza si trasforma in ragione di insofferenza, le tende
cessano il loro ruolo di mero ornamento e diventano strumento indispensabile
per la regolazione della luce.
Le strisce verticali alternate, bianche e azzurre, assumono il ruolo di
fonte di ombra, costituiscono l’unica possibilità
di rendere all’abitabilità umana un luogo dove le piante
tropicali troverebbero un habitat appropriato, grazie all’alto tasso
di umidità e per l’elevato grado di temperatura.
I divani allineati lungo il vetro e nella parete di fronte, insistono
sui toni azzurri, a comporre un’armonia soave. Il luogo
è usato anche per le sfilate di moda: i proprietari sono un progettista
e una designer.
Nel dilatarsi dello spazio secondo la prospettiva lineare, diversi elementi
si pongono come segnali di colore e animazioni
spaziali: una fontanella rotonda da un lato, mobili, tavoli e sedie dall’aspetto
scultoreo, opera di Mario Ceroli, una scultura policroma di Ettore Sottsass,
le sedie di plastica colorata di Gaetano Pesce...
La tenda rigata compone il fondale che ambienta l’insieme, lo scenario
contro il quale danzano gli oggetti.
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