ARCHITETTURA FARE

Un castello ospitale tra gli ulivi


Cominciata da Gabetti & Isola, completata da Isolarchitetti dopo la scomparsa del primo, questa chiesa riesce a rendere armonici tra loro il senso dell’apertura e dell’accoglienza, e la sua presenza forte e marcatamente definita nel paesaggio, ricca di richiami storici. I materiali scelti accompagnano con chiarezza l’articolarsi del complesso architettonico.

La chiesa sorge su un terreno in pendenza, con la facciata principale nella parte elevata del lotto.
Si inserisce tra gli ulivi, alberi caratteristici che ricoprono fittamente tutto il territorio da Palmi a Gioia Tauro. Nell’eseguire il progetto, gli architetti hanno prestato particolare attenzione a conservarli, così che il complesso parrocchiale sembra nascere entro gli spazi liberi tra gli alberi. Appare unitario, raccolto attorno al volume principale della chiesa, ma allo stesso tempo si articola in scarti e diedri, con il volume emergente del campanile in primo piano, alto tra il sagrato e la strada, mentre alle spalle della chiesa, diametralmente opposto al campanile, si erge su quattro piani l’edificio per il clero. Un camminamento abbraccia tutto il perimetro della chiesa e la raccorda agli spazi per le
attività parrocchiali, posti a un livello ribassato, e agli altri edifici del complesso.

Vista dalla strada. Il sagrato è a una quota leggermente sopraelevata. A sinistra risalta il campanile.
Pagina a lato, in alto la planimetria del complesso.

Un muretto perimetra il centro parrocchiale, definisce parzialmente il sagrato sul fronte e accompagna la pendenza del terreno, accentuando la sensazione di unitarietà trasmessa anche dal manto in cotto che ricopre tutte le pareti, dalle coperture dei tetti in rame, dal disegno dei corpi di fabbrica e dai pilastrini che superano il livello delle gronde. Questi demarcano le articolazioni perimetrali e le linee di colmo, ritmano tutto l’organismo architettonico cui conferiscono
anche un che di antico: forse vaga memoria delle merlature medievali delle chiese incastellate.
Un pronao si protende sul sagrato, coprendone una porzione e proteggendo il portone che, con la sua trasparenza, completa la sensazione di accoglienza trasmessa dal prospetto principale, e all’opacità delle pareti e all’atmosfera da antico maniero aggiunge il senso di apertura, espresso anche dalle molteplici finestre ad arco in tutti i muri. Il tetto della chiesa si eleva a cuspide che sovrasta il luogo dell’altare e scende con linee di colmo agli spigoli del quadrato di
base, disegnando così una croce. Grazie al sommarsi di queste evidenze, il passaggio dell’ingresso diviene carico di significato: la soglia non è una barriera ma una progressione di passaggi luministici che portano dalla luce esterna alla penombra dell’aula, attraverso il filtro del protiro e poi della cesura spaziale ove è posto, sul lato sinistro di chi entra, il fonte battesimale, mentre sulla destra sta una lastra metallica a libro aperto, traforata con le parole di Giovanni sull’incontro tra Gesù e Maria di Magdala presso il sepolcro aperto. I diversi materiali sottolineano i singoli luoghi
nell’ampio spazio dell’aula e, in particolare, incavato in oro nel legno, risalta il profilo del crocifisso.

L’ingresso delle aule sotto la chiesa e il camminamento
perimetrale. Pagina a lato, dall’alto: il modello che mostra l’articolazione di tutto il complesso; la vista assiale dell’aula, preceduta da uno spazio che ospita
il fonte battesimale a sinistra e la penitenzieria a destra.

Sta al culmine del percorso processionale, al di sopra dell’altare: presenza che brilla nella luminosità contenuta dell’ambiente. Le travature del soffitto dialogano con la distesa delle panche, ma il legno acquista una forza particolare nel ceppo che s’incunea nell’ambone, inclinandone a leggio la parte superiore. Il fonte battesimale e l’acquasantiera sono sassi incavati, dalla superficie scabra che si staglia sulle pareti bianche, con la verità della sua origine lontana ere geologiche. Il metallo del libro aperto segna il luogo della penitenzieria. Non c’è ricerca di enfasi ma piuttosto una generale tendenza alla misura e alla logicità di un discorso che si dipana coerente, tranquillo e semplice.

Chiesa della Santa Famiglia a Palmi
(Reggio Calabria)

Progetto architettonico:
1996-2000 Gabetti & Isola, Arch. Flavio Bruna
2000-2006 Isolarchitetti, Prof. Arch. Aimaro Isola,
Arch. Flavio Bruna, Arch. Saverio Isola
Direzione lavori: Ing. Paolo Martino
Sculture: Hilario Isola e Matteo Norzi, Saverio Todaro
Strutture in legno lamellare: Holzbau Sud, Calitri (Avellino)
Manto di copertura in rame: Tegola Canadese, Vittorio Veneto (Treviso)
Foto servizio: Bruno Cattani

Lo spazio all’entrata dell’aula; in alto a sinistra, il presbiterio. Pagina a lato, dall’alto in senso orario: fonte battesimale, spazio della penitenzieria, acquasantiera, ambone.

L’architettura sa individuare e separare il complesso ecclesiastico; sa al contempo chiudersi – per evidenziare la propria alterità rispetto al quartiere periferico di 10 mila persone al cui servizio si pone – e aprirsi – pur senza rivelarsi completamente, così da conservare un accento di mistero. Sa annunciarsi – nei volumi emergenti del campanile crocifero per esempio, o nella copertura eloquente della chiesa – senza rivelare tutto, ma invitando piuttosto a entrare, a esperire il passaggio verso il luogo della preghiera.

 

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