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L’espressività del linguaggio hi-tech


ARCHITETTURA – CHIESA DELLA SANTA FAMIGLIA A CECINA (LIVORNO)

Una copertura che si eleva con andamento iperbolico movimentato da piani e diedri: un gesto semplice che innalza la croce, rivestito di un manto da scultoreo frattale che emerge da una base plasmata da anse e aperture, con un solido campanile a presidio del sagrato: così il progetto di S.E. Mons. Simone Giusti trova eloquenza nella modernità.

Non tutte le chiese comunicano le stesse cose.
Certo ogni chiesa è incentrata su simboli ben precisi (altare, croce, fonte battesimale, ambone, ecc.) ma quante modalità per esprimere questo incentramento! È interessante domandarsi perché in questi ultimi decenni si è sistematicamente proceduto ad abbattere molte decorazioni o elementi barocchi presenti in tante chiese, e si è cercato di ricondurre gli edifici a linee essenziali, pure, prive di orpelli.
Ciò si è constatato principalmente per il restauro delle chiese romaniche, le quali hanno visto a volte una furia iconoclasta di architetti come di sacerdoti, di artisti come di semplici fedeli, per eliminare ciò che non apparteneva all’impianto primitivo, nell’intento di restituire l’edificio alla primigenia forma.

Alle volte si sono fatti assumere all’edificio aspetti architettonici che in realtà in epoca medievale non ha mai avuto. Comunque quest’azione corrisponde a esigenze ben precise: il bisogno di essenzialità del sentimento religioso contemporaneo.
Il sentimento religioso, se è un archetipo della persona umana e come tale è irremovibile dal cuore, è pure profondamente legato all’evolversi della persona, alla sua cultura, alla storia personale e collettiva. Questo produce nelle varie epoche diverse sensibilità religiose e produce anche, fra persone appartenenti a una stessa generazione, reazioni e apprezzamenti diversi di fronte a un medesimo edificio sacro. Pertanto la recezione della comunicazione
di una chiesa edificio muta al mutare delle epoche, varia col susseguirsi delle generazioni, è diversa da persona a persona.

Oggi, le ultime generazioni, segnate dalla cultura secolarista, dalla perdita delle radici storiche collettive, con un’identità influenzata dall’individualismo e dal disincanto dinanzi alle ideologie, ricercano in una chiesa una comunicazione di modulazione, ovvero una capacità di parlare direttamente al cuore di ciascuno attraverso il linguaggio simbolico-affettivo.
A questo proposito è utile la lettura di una tabella elaborata da Pierre Babin, grande catecheta di Lione.
Egli afferma: “I sacerdoti spesso si lamentano: La gente non prega. Ha paura del silenzio, si aspetta continuamente
miracoli di animazione. In proposito ho osservato diversi tipi di chiese parrocchiali e di adunanze domenicali; ho messo a confronto le architetture e il funzionamento. Esistono chiese della modulazione e chiese dell’alfabeto…”. (La chiesa della modulazione è uno spazio caldo e ricco di risonanze che favorisce la partecipazione, è piuttosto scuro, ha
zone d’ombra, luci calde a dominanza di arancio e rosso, al centro vi è Cristo in quanto presenza misteriosa e l’atmosfera fa da spiegazione.

L’Arch. Mons. Simone Giusti davanti alla porta della chiesa. A sinistra, le colonne che reggono la cuspide e la vetrata frontale. Pagina a lato, in senso orario: vista d’assieme dell’aula; l’ingresso e il battistero; cappella della Santa Famiglia raffigurata nell’icona centrale, e attorno, famiglie del Nuovo e dell’Antico Testamento.

Nelle pagine precedenti, la chiesa: la facciata principale è caratterizzata dalla vetrata verticale.
In queste pagine, in senso orario: il rapporto tra campanile e facciata principale; la modulazione plastica del manto esterno in mattoni corrisponde alla schermatura della vetrata sul lato sud (la chiesa è orientata); il lato sud.

Chiesa della Santa Famiglia a Cecina (Livorno)

Progetto e d.l.: Arch. Mons. Simone Giusti
Calcolo strutture: Ing. Claudio Potenti
Icone: Andrea Tebbi (Pisa)
Copertura: Tegola Canadese, Vittorio Veneto (Treviso)
Copertura in legno lamellare: Holzbau, Bressanone (Bolzano)
Banchi e arredi sagrestia: Genuflex, Maser (Treviso)
Progetto vetrate artistiche: Francesco M. Lodigiani, Crema (Cremona)
Realizzazione vetrate artistiche: Tocchi di Colore, Crema (Cremona)
Arredi liturgici: Apostolato Liturgico, Roma
Foto: Chiara Domenici (Livorno), alle pagg. 35, 36, 37; G.F. Visentini, alle pagg. 32, 34, 38 (Archivio Tegola Canadese).

La chiesa dell’alfabeto è uno spazio organizzato per favorire la spiegazione esplicita che mira alla comprensione).
La chiesa della Santa Famiglia ha le pareti principali del presbiterio e delle navate in cemento armato a vista di color grigio chiaro.
Le colonne che scandiscono l’area ecclesiale sono dipinte in rosso etrusco. Alcune pareti quali quelle dell’area penitenziale-battesimale, della cappella feriale e dei muri perimetrali a ovest (verso la porta d’ingresso) sono realizzate con blocchi di cemento splittato color giallo Firenze evocanti l’antica pietra. Si arriva al presbiterio attraverso un percorso iconografico che parte dalla vetrata posta sopra il portale e raffigura la Trinità Creatrice che dà vita alla prima umanità.
Prosegue con il battistero che è il luogo ove, illuminata dalla luce della croce (vetrate a forma di croce poste sulla facciata principale della chiesa), sanata dalle acque battesimali o dal secondo battesimo (la riconciliazione), esce la nuova umanità che ha il suo prototipo nella Santa Famiglia (cappella della Santa Famiglia) e nei santi, modelli di vita cristiana (spazio sud della chiesa).
La chiesa è illuminata anche da vetrate istoriate raffiguranti la “stella del mattino”, Maria (vetrata circolare dell’abside), il “Sole dormiente”, il Cristo (sopra l’area per le devozioni, lato sud della chiesa), la “croce che salva” (zona del fonte battesimale e della penitenzieria).
La porta principale della chiesa è realizzata in legno massello di rovere con formelle in bronzo raffiguranti alcune vicende della Santa Famiglia.
Il pavimento è in ceramiche di grande formato, colore avana chiaro con fughe in ceramica e intarsi di marmo.

S.E. Mons. Simone Giusti
Vescovo di Livorno

 

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