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Tecnologia


La Cattedrale di Noto crollò improvvisamente il 13 Marzo 1996, sei anni dopo il terremoto del 12 e 13 dicembre 1990. Il crollo fu causato dall’esplosione di uno dei pilastri della navata laterale destra dovuto a un difetto costruttivo originale: la cattiva fattura con grossi ciotoli di fiume, tondi e lisci, a riempimento di una muratura non ammorsata. L’area interessata dal crollo era di circa 1.000 m2 e comprendeva la navata centrale, quella laterale destra, il transetto di destra, il tamburo e la cupola.

I lavori di sgombero delle macerie (circa 6.000 m2), avviati immediatamente, durarono
due anni perché richiesero l’uso di un metodo archeologico, strutturato in sottocantieri, procedendo dall’alto verso il basso. Questo metodo si rese necessario per capire le cause del crollo, non comprensibili se non dopo aver rimosso del tutto le macerie e analizzato i monconi dei pilastri crollati. Contemporaneamente furono condotte delle indagini
sulle murature e nel sottosuolo ed effettuato il rilievo dell’esistente struttura, non essendo disponibili disegni dell’edificio. Al momento della progettazione dell’intervento, affidata all’Architetto Salvatore Trincali e all’Ingegner Roberto De Benedictis, è stato deciso di ricostruire l’edificio “dove era e come era”. Si è trattato di una “ricostruzione migliorativa”: l’edificio è stato ricostruito così come si sarebbe dovuto procedere al momento della costruzione originaria e non è stato.

Ciò ha comportato lo studio e la riproposizione di tecniche settecentesche, coniugate con tecniche avanzate.
E’ stato dunque un “cantiere settecentesco nel III millennio”. L’edificio è stato costruito in blocchi di pietra di Noto, senza uso di cemento armato. Le finiture sono state realizzate in linea con le caratteristiche dell’edificio originario. E’ stata inoltre ripresa la pavimentazione, in lastre di pietra calcarea di Modica, in uso all’epoca della costruzione ed è stata posata con un ciclo specifico di prodotti, selezionato in collaborazione con i Laboratori di Ricerca & Sviluppo e l’Assistenza Tecnica MAPEI: per preparare il massetto si è utilizzata la malta premiscelata TOPCEM PRONTO*,

SCHEDA TECNICA
Anni di intervento: 2000-2007
Posa di nuova pavimentazione
in materiali lapidei
* Prodotti MAPEI usati:
TOPCEM PRONTO
GRANIRAPID
ULTRACOLOR PLUS
MAPEFLEX PU21
(le relative schede tecniche sono contenute nel CD/DVD “Mapei Global Infonet” e nel sito internet www.mapei.it

particolarmente indicata nel caso di sistemi di riscaldamento a pavimento; come adesivo per le lastre si è scelto
GRANIRAPID*, nella colorazione bianca, per evitare il rischio di efflorescenze sui rivestimenti lapidei; la stuccatura delle fughe è stata eseguita con la malta ad alte prestazioni ULTRACOLOR PLUS* mentre i giunti di dilatazione sono stati sigillati con MAPEFLEX PU 21*, in una tonalità appositamente scelta per conferire totale uniformità di colore alla pavimentazione.

Mapei SpA
T +39 02 37673.1 – F +39 02 37673.214
mapei@mapei.it – www.mapei .it

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