Il camino finlandese oggi

IL CAMINO 126

La chiarezza delle forme
La chiarezza delle forme

NEL NITORE DEL PANORAMA E NELLA CHIAREZZA DELLE FORME

Vicino al villaggio, ai bordi del bosco, un documentarista ha voluto costruire il proprio “buen retiro”: lontano, ma non troppo, da Helsinki. E Kimmo Friman, d’accordo col committente, ne ha fatto un’icona del sito: per la nitidezza e la chiarezza dell’insieme, per il suo distendersi nel paesaggio, composto di grandi silenzi e pacatezza infinita, con la stessa grazia del gatto che si stiracchia. Gli ambienti interni sono pochi ma grandi, e parlano il linguaggio della luce e degli scorci di paesaggio incorniciati da finestre di sagacia strategica. La casa è luogo delle possibilità, non di chiusura. E i suoi camini sono il trionfo della libertà, nei rigori del gelo nordico.

Tutta la parete sudest è vetrata
Tutta la parete sudest è vetrata

Tutta la parete sud-est è vetrata

Panorama e soggiorno-cucina si fondono in un unico scenario dove il volume del camino (su disegno di Kimmo Friman) è il perno che incardina la prospettiva. Al di qua del volume, il focolare è forno aperto verso il tavolo da pranzo, sul lato opposto è camino a presidio contro il clima freddo dei boschi innevati. Gli arredi sono disposti secondo settori paralleli che ritmano lo spazio. Verso nordest, una finestra oblunga.

La stufa Q-bic di Rais
La stufa Q-bic di Rais

La stanza verso il nord

Può essere usata come studio o come stanza da letto. Le finestre sono in prevalenza a sviluppo orizzontale con vetri multipli di grosso spessore. La disposizione della casa secondo gli assi diagonali permette, come è solito nelle costruzioni vernacolari della zona, di difendersi meglio dai venti del nord: quelli più freddi e più forti. Questa stanza si trova a una quota più elevata rispetto alla zona giorno e si affaccia verso i vicini alberi, nella parte alta della collina sulla quale si adagia l’edificio. La stufa è Q-bic di Rais.

Lo spigolo sudest
Lo spigolo sudest

Lo spigolo sudest

La casa è orientata secondo gli assi diagonali. Oltre la vetrata, una grande terrazza coperta dallo spiovente del tetto. Tavolo e sedie di Avarte, design Yrjö Kukkapuro.

L’architettura deriva dalla casa tradizionale di campagna
L’architettura deriva dalla casa tradizionale di campagna

L’architettura deriva dalla casa tradizionale di campagna

2. L’architettura deriva dalla casa tradizionale di campagna.
È come un loft diviso in due dal complesso composto da cucina, bagno e scala. La scala e il bagno sono all’insegna della trasparenza. I rivestimenti interni sono in legno, o pannelli in fibra. La cucina, in legno di ciliegio (design Jouko Järvisalo, realizzazione Peter Schmid) rispecchia le linee minimali dell’insieme. Sedie in metallo di Mobel.
3. La terrazza corre su due lati. Gli sporti del tetto e gli shed proteggono dal sole estivo. La balaustra in vetro favorisce la vista panoramica.
4. L’isola cucina (fuochi Smeg) e il tavolo (design Jouko Järvisalo e Simo Heikkilä).

Kimmo Friman, architetto
Kimmo Friman, architetto

L’Architetto

Kimmo Friman, architetto. Ancora studente all’Università di Helsinki, ha lavorato presso gli studi KK Suunnittelurengas, Gullichsen Kairamo Vormala e nel Museo di Architettura Finlandese. Dopo la laurea (1987) ha operato con Heikkinen-Komonen svolgendo importanti progetti. Dal ‘91, a più riprese ha collaborato con Daniel Libeskind a Berlino e a Londra. Dal ‘97 con Laaksonen e Nieminen fonda il proprio studio e vince diversi premi. Opera in city planning e progetta a tutto campo.

Da sinistra in alto: “Mouse”, annaffiatoio “Diva”, mortaio “Aroma” e spremiagrumi “Citrus”, realizzati resina termoplastica, tranne “Aroma”, l’unico progetto tra i quattro ad essere realizzato in ceramica. (Design Eero Aarnio per Alessi)
Da sinistra in alto: “Mouse”, annaffiatoio “Diva”, mortaio “Aroma” e spremiagrumi “Citrus”, realizzati resina termoplastica, tranne “Aroma”, l’unico progetto tra i quattro ad essere realizzato in ceramica. (Design Eero Aarnio per Alessi)

Il design colorato della Finlandia

“Credo che i progetti di casalinghi o utensili domestici in genere dovrebbero soprattutto essere funzionali, accattivanti per l’occhio e per il tatto e in grado di fare sorridere chi li possiede. Questo è il vero valore aggiunto, anzi certe volte è la ragione bastante per comprare un oggetto anziché un altro. Mi ricordo il sorriso sulla faccia di Alberto Alessi quando un paio di anni fa gli ho presentato per la prima volta i miei disegni. Quei progetti erano l’Annaffiatoio “Diva” e l’Apribottiglie “Mouse”, entrambi molto pratici e piuttosto divertenti: alla fine sono stati i primi scelti per essere prodotti. Sono seguite molte altre proposte per oggetti d’uso quotidiano tra i quali il Mortaio e lo Spremiagrumi.
Il mio approccio al product design avviene attraverso due processi fondamentali: lo studio delle possibilità che nuovi materiali possono apportare al progetto e la creatività basata sostanzialmente sulla sensazione di percorrere un avvicinamento costante e indefinito verso il mondo dell’arte. Solo quando questi due approcci sono combinati possono emergere nuove e sorprendenti creazioni.”
Eero Aarnio

Palla o Globo, per Asko, 1962 - Sedia Bolla, per Asko, 1968
Palla o Globo, per Asko, 1962 - Sedia Bolla, per Asko, 1968

Eero Aarnio

Eero Aarnio (21 luglio 1932) è un designer finlandese.
Ha studiato all'Università di Arte e Design di Helsinki tra il 1954 e il 1957. La sua attività ha inizio nel 1962 quando aprì un proprio studio che si occupasse di interior design e disegno industriale.
Aarnio è maggiormente conosciuto come progettista d'interni e product designer, ma ha anche lavorato nei campi della progettazione grafica e della fotografia. Il contributo di Aarnio si realizza nella scelta di sperimentare nuovi materiali come la fibra di vetro, con cui ha progettato le futuriste sedute, definite pop, Globo, Pastilli (vincitrice del premio dell'ADI nel 1968) e Bolla. La seduta Pony fu invece realizzata con gomma piuma e a somiglianza di un giocattolo per bambini, fantasiosa ma nonostante tutto rispondente alle esigenze ergonomiche. Negli anni novanta ha sperimentato la produzione in vetroresina di tavoli. I risultati furono Copacabana e Vite, commissionate dall'Adelta.

A cura di località: Fiskars, in Finlandia progetto di: Kimmo Friman (“Arkkitehdit f.l-a”, di Helsinki) servizio e testi di: Leonardo Servadio foto di: Rauno Traskelin e Juka Kiskinen (courtesy Kimmo Friman)

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Vicino al villaggio, ai bordi del bosco, un documentarista ha voluto costruire il proprio “buen retiro”: lontano, ma non troppo, da Helsinki. E l’architetto Kimmo Friman, d’accordo col committente, ne ha fatto un’icona del sito, per la nitidezza e la chiarezza dell’insieme, per il suo distendersi nel paesaggio, composto di grandi silenzi e pacatezza infinita, e i suoi camini sono il trionfo della libertà, nei rigori del gelo nordico.

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