DIBAIO

Squinzi/Ceribelli e la chimica sostenibile per le costruzioni

Mario Ceribelli 1

Partecipano Marco Squinzi della MAPEI S.p.A e Mario Ceribelli della Covestro SRL.
L’intervento, che fa parte della collana di interventi del padiglione del Fidec dedicato all’ Osservatorio del Cambiamento, ha come titolo “La chimica sostenibile per le costruzioni”.

Una sostenibilità che sia reale: impatto e durata dei materiali

Inizia Squinzi con un contributo che ha come temi i materiali per il futuro, l’EPD (Environmental Product Declaration), la sostenibilità e il problema del greenwashing.
La sostenibilità deve essere reale, e va fatto un LCA (Life Cycle Assessment), per capire, ad esempio, se un fazzoletto di stoffa è davvero più ecologico di un fazzoletto di carta o plastificato. L’impatto e la durata vanno valutati entrambi.
Tutti i materiali devono avere un EPD, che si ricava tramite una metodologia che prevede l’analisi dell’impatto ambientale. Ad esempio, va verificata la non emissione di sostanze tossiche che inquinino l’acqua e l’aria.
L’obiettivo è allungare il più possibile la vita di un materiale e permetterne il riciclo.

Le potenzialità della plastica nell’edilizia

Prende la parola Luca Fornovo, (Giornalista d’Economia per La Stampa), introducendo il relatore Mario Ceribelli, che affronta il tema dell’economia circolare. L’intervento ha come tema “Le materie plastiche nell’economia circolare”.
Negli ultimi 60 anni la plastica è entrata nelle nostre vite.
Se il settore in cui è utilizzata maggiormente è l’imballaggio (col 40%), l’edilizia, col suo 19%, la utilizza maggiormente rispetto a settori importanti come quello dell’automobile.
Uno dei principali riutilizzi della plastica è quello meccanico. Quando la plastica non ha più le prestazioni necessarie a questo riutilizzo, si passa a quello chimico.
Quando neanche questo utilizzo è possibile, vi è il riciclo tecnico.
Uno degli esempi più riusciti di queste applicazioni è lo Stadio Olimpico di Londra, che, essendo composto in grande parte in PVC, consente libertà nelle forme e un ottimo isolamento: l’utilizzo della plastica consente un maggiore risparmio energetico. I materiali plastici sono ideali per le costruzioni perché sono affidabili e richiedono una ridotta manutenzione. Inoltre la plastica dona agli edifici una migliore resistenza ai terremoti e agli agenti estremi, e abbina performance ambientali a costi contenuti.
Un metro cubo di plastica permette un risparmio di 5.500 litri di carburante.

Le criticità del fine vita della plastica e l’importanza del riciclo

Il vero problema della plastica è il fine vita.
La plastica per le costruzioni, in Europa, viene per il 26% recuperata a fini meccanici, per il 46% termovalorizzata e solo il 28% finisce in discarica.
In Italia, purtroppo, le percentuali sono molto diverse: solo il 5% viene termovalorizzato, 15% viene reimpiegato meccanicamente e il restante 80% va in discarica.
Queste statistiche riguardano solo la plastica “da costruzione”: in altri settori vi è un recupero migliore. Il problema è la standardizzazione: i rifiuti edili non vengono separati.
Oltre alla promozione del riciclo e del riuso della plastica, è necessaria la prevenzione della dispersione nell’ambiente di rifiuti in plastica e il miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse.
Il recupero dei rifiuti, plastici e non, andrebbe considerato una dotazione tecnologica del Paese e del territorio, e sarebbe necessario legiferare in merito. Inoltre, università, industrie ed enti dovrebbero definire le tecnologie di riferimento affinché esse siano istallate nel territorio.

Da rifiuti a materiali ecosostenibili

Prosegue Alberto Scassini dell’Inerti San Valentino, spiegando che l’azienda era nata come un’impresa di scavatori.
Un tempo, quando si scavava, “il buco” veniva riempito o diventava una discarica.
Oggi, l’azienda punta sulla trasparenza, e sulla potenzialità del prodotto.
Tutto è iniziato quando sono stati contattati da un’impresa che voleva usare i “rifiuti” della San Valentino come materiale edilizio.
L’azienda ha quindi valutato che i suoi materiali (porfidi, basalti) erano più nobili di quelli che venivano richiesti, e hanno provato a ricavarne una sabbia, la quale ha vinto il Premio Fondazione Ecosostenibile nel 2017, come materiale ecologico.
Essa è difficilmente distinguibile da una sabbia naturale (non ottenuta quindi col riciclo).
L’anno dopo, l’azienda ha provato a lanciare una ghiaia, che ha ottenuto il Premio per il 2018.

 

Arch. Bonnì (Irriverender)

condividi :
Redazione – Il ferro battuto N°32
07/09/2007
Redazione
30/01/2007