PENSARE

Sorta tra le pietre


ARCHITETTURA CHIESA DI SAN MATTEO A TERNI

Accanto all’antico oratorio, il nuovo edificio s’insinua tra gli spazi liberi e col campanile si rivolge all’intorno. Diedri e cuspidi si alternano e si sommano secondo una logica che ricorda quella dell’antico villaggio sedimentato nei secoli. Profili antichi rivivono reinterpretati: è architettura della continuità nel tempo, della continuazione e della stratificazione.

Come un cristallo che sorga dalla terra e s’insinui negli spazi lasciati liberi dalle costruzioni esistenti, la chiesa si alza in cuspidi, diedri, piramidi: composta per linee spezzate e piani articolati e concatenati che non premono contro le preesistenze sui lati, ma cercano la luce in alto. Il nuovo edificio nasce per abitare lo spazio ritagliato dall’antico oratorio del ‘500, e offrire un luogo di culto commisurato alle esigenze attuali, con locali parrocchiali e abitazione.

La parte absidale della chiesa, cui si appoggia
la torre campanaria alta 40 metri.

Ci troviamo alla risposta a uno stato di necessità, che nasce costretta entro precisi limiti. E così la nuova chiesa ha accessi e vetrate, ma non facciate. Il ruolo di annuncio, di elemento di visibilità e di riconoscibilità è delegato al campanile che, svettando alto e con la croce che tocca la ragguardevole altezza di 40 metri, risulta ben visibile tutto intorno: dalla vicina strada, dai colli, dalla piazza.
Il campanile è l’espressione della libertà progettuale conquistata nell’unirsi del simbolo e della dimensione che, nella verticalità, sfugge alle costrizioni imposte dalla forma del lotto delimitato dalle preesistenze.
Al taglio obliquo della cuspide, alle feritoie aperte per liberare il suono delle campane, delle fasce azzurre e bianche che rendono omaggio a Madre Teresa di Calcutta e che si confondono col colore del cielo, è delegato il ruolo significante: la chiesa nuova non s’impone, non sovrasta o cancella lo storico, antico oratorio radicato nella memoria e nelle tradizioni. Ma lo completa e lo proietta nel mondo contemporaneo.

Dall’alto: planimetria dell’area di intervento, in grigio
gli edifici preesisitenti; l’abside, pianta e vista dall’alto. A destra, in senso orario: vista esterna e interna del lucernario a piramide; la navata dal matroneo

Chiesa di San Matteo a Terni

Progetto architettonico: Studio LS, Terni (Arch. Paolo Leonelli, Arch. Mario Struzzi)
Panche: Caloi Industria, Susegana (Treviso)
Campane: Pontificia Fonderia di Campane Marinelli, Agnone (Isernia)
Croce in titanio: ThyssenKrupp Acciai, Terni
Vetrate artistiche: Isabella Niri

La chiesa vista dal presbiterio, verso la parete
laterale più alta, con le bucature strombate.
Nel soffitto risaltano le travi e l’incavo a diedro.
Nel loggiato che precede l’ingresso, risalta la parte intonacata rosa che coincide
col matroneo. L’articolarsi di diverse tessiture di superticie informe stondate e
variamente angolate offre un’immagine da architettura “organica”.

Peraltro la chiesa si articola nella luce: quella che spiove sulla zona absidale dal lucernario a piramide, quella che occhieggia dalle numerose bucature strombate della parete che s’alza verso meridione – più alta dell’altra – come a raccogliere e schermare i raggi del sole, quella che si diffonde dalle ampie vetrate della porta di ingresso e della parete contigua, sotto un portico segnato da un breve colonnato e in alto da aggetti e rigonfi dall’intonaco rosato, che sembrano indicare l’esistenza di una forza nascosta che prorompe dalla chiesa, ma allo stesso tempo il desiderio di accogliere e proteggere.
All’interno della chiesa, è su questa parete che si appoggia il matroneo, mentre l’altare campeggia su un’ampia pedana presbiterale, centro della curva dell’abside segnata dalle colonne perimetrali.
Le colonne, dalla limpida forma cilindrica, accompagnano tutto lo spazio dell’aula liturgica: definiscono una navatella laterale, misurano l’ambiente, danno ordine e regolarità là dove lo sforzo dettato dalla necessità aveva generato dissimmetrie e sbilanciamenti nella conformazione della copertura. È una chiesa compiuta, ma in cui si avverte con forza il senso del divenire, dell’apertura a eventi possibili.

(Flavio Ferrari)

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