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SCHERMATURA TRADIZIONALE A PANTELLERIA

Pantelleria, al tempo in cui Ulisse solcava il mare, sembra che si chiamasse Ogigia (la misteriosa). Infatti Omero canta l’amore di Calipso e di Ulisse, ponendo i due amanti nella terra che chiama “l’Ombelico del Mediterraneo”, che corrisponde alla posizione geografica dell’isola.
La costruzione tradizionale di Pantelleria, l’unica esistente fino al secondo dopoguerra, è il dammuso, le cui origini sono da ricercare nel periodo della dominazione Araba sull’isola (VI – VII secolo D.C.).
La stessa etimologia evidenzia la paternità araba di tale costruzione a cupola. Difatti il verbo “mdamnes” significa in arabo costruire a volta ed in pantesco “ndammusare” ha lo stesso significato.
I dammusi in pietra squadrata, le cui mura hanno uno spessore di 70-90 cm, hanno intonaci interni tinteggiati color pastello o semplicemente imbiancati.
Quando venne usata la pietra tagliata e si conobbe la calce, lo spessore dei muri si ridusse a 40 cm. e le pietre murate in unica fila vennero concatenate con la calce e la terra. I muri esterni, prima inclinati, vennero edificati a piombo. L’altezza dei dammusi si aggira sui 4 metri. Nei dammusi vi sono tante cupole quante sono le stanze. Quasi mai intonacati all’esterno, mostrano le pietre scure a faccia a vista senza che le connessure vengano stuccate con malta di calce o pozzolana.
Poche le aperture e di piccole dimensioni, per combattere il freddo e il caldo, anche se il dammuso è una costruzione termo-regolata ed acusticamente protetta per i suoi materiali lavici e per le dimensioni dei muri e dello spessore delle volte.
Se nel periodo estivo la temperatura esterna è di 40° all’ombra, quella interna è di 28-30°. D’inverno, se fa freddo fuori, entrando si avvertirà il caldo.
Solitamente si accede al dammuso, che è di forma rettangolare, attraverso un viottolo erboso e ad accoglierti vi è “u passiaturi, u pirterra”, cioè una terrazza dal pavimento di coccio rustico; tale spazio è dotato di comode “ducchene” ossia di sedili in pietra rivestiti di mattoni sul piano di seduta e con comode spalliere, solitamente intonacate di bianco.L’architettura tradizionale dei dammusi, per la sua natura spontanea codificata nei secoli, non ammette aggiunte moderne, che snaturerebbero la sostanziale unità stilistica della costruzione: per questo l’unica forma di schermatura solare ammessa è quella del cannicciato, ovvero quella formata da canne spontanee essiccate al sole e legate da fibre vegetali; il tutto poggia su pilastri di legno massiccio trattato per resistere al sole, al vento salmastro e alle scarse precipitazioni piovose.Il paesaggio di Pantelleria è caratterizzato dal colore nero della pietra lavica, che non solo costituisce i dammusi ma che serve anche a creare i muretti a secco che proteggono le piante di agrumi, ulivo o viti (da cui si ricava il prelibato passito) dai forti venti che, altrimenti, potrebbero essiccare le piante o farle crollare a terra; inoltre i muretti originano una conca naturale nel terreno, dove sono piantati gli alberi, nella quale si raccoglie naturalmente l’acqua piovana: in tal modo gli alberi sopravvivono alla lunga estate secca. Le altre essenze spontanee sono le palme, i pini marittimi e d’Aleppo, i lecci, gli arbusti che resistono al calore quali l’erica, il timo, il rosmarino, la camomilla, il tarassaco e alcune piante grasse quali il sedum e il mesembriantemo.L’architetto Gabriella Giuntoli si è laureata in Architettura nel 1969 presso il Politecnico di Milano. Ha lavorato per committenze pubbliche e private. In particolare si è occupata approfonditamente della ristrutturazione delle case tradizionali di Pantelleria, rispettandone la morfologia e adeguandole alle esigenze odierne. Tra le opere più recenti: la progettazione delle opere di completamento per la valorizzazione e fruizione del Villaggio Preistorico e della necropoli Megalitica di Mursia – Cimillia (Pantelleria); nel 2006 in gruppo con gli architetti Andrea Luca Blandino, Gianfranco Pavia e Marcello Maltese partecipa al concorso “Città di Pietra” nell’ambito del “Progetto Sud” della X Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.La tradizionale architettura del dammuso è rimasta quasi del tutto intatta, a parte alcune nuove aperture necessarie per aria e luce.

Gli interni, rigorosamente bianchi, sono caratterizzati da pochi arredi di grande semplicità; al di là della finestra lo splendido mare pantesco.Il cannicciato è un’antica tecnica edilizia “povera”, in quanto si usavano le canne palustri, le arelle, o altre canne spontanee, facilmente reperibili e a costo zero, per realizzare economiche ma molto efficaci ombreggiature solari o strutture portaintonaco di alto potere isolante e nello stesso tempo traspirante. Le stuoie di canna sono un ottimo termoisolante naturale, perché trattengono bene i raggi solari riuscendo a preservare dal caldo l’ambiente coperto e a mantenere una temperatura mite anche nei mesi estivi più caldi. Questa sua straordinaria capacità ha reso questo materiale molto popolare nella tradizione siciliana: le vecchie costruzioni rurali sicule fanno largo uso della canne per la costruzione dei tetti. Oggi questa tradizione si è evoluta e c’è una grande rivalutazione della canna: numerosi sono le realizzazioni che usano la vecchia tecnica della cannata, non solo per la sua funzionalità ma anche per il decoro, per la bellezza e per caratterizzare il locale.

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