PENSARE

IL SAGRATO DEI NON CREDENTI

S.Em. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura nonché della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, spiega come il luogo che nella sinagoga era disponibile per i non ebrei, diventi oggi, su iniziativa di Benedetto XVI, un ponte per valicare diffidenze e incontrare i lontani.

“Penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di Cortile dei Gentili dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come  Sconosciuto.”
Queste parole , indirizzate da Benedetto XVI alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi del 2009, hanno prodotto anche un effetto concreto: un dicastero vaticano, il Pontificio Consiglio della Cultura, ha dato il via a un’istituzione, denominata Cortile dei Gentili, per aprire un dialogo serio e rispettoso tra credenti e agnostici o atei.
Vorremmo innanzitutto spiegare il simbolo usato dal Papa, una locuzione non a tutti perspicua, anche se a molti è noto che il vocabolo Gentili designa nel linguaggio ecclesiastico i non-ebrei, ossia i pagani che si erano accostati al cristianesimo: il termine deriva dal latino gens nel senso di “nazionalità straniera” in opposizione al populus Romanus.
Per comprendere la realtà del “Cortile dei Gentili” – per certi versi simile al nostro “sagrato” aperto a tutti, anche ai non credenti – dobbiamo riferirci alla planimetria del tempio di Gerusalemme, soprattutto nella tipologia offerta dall’imponente edificio voluto dal re Erode a partire dal 20 a.C. e distrutto nel 70 d.C. dalle armate romane di Tito. Là, infatti, oltre alle aree riservate alle donne, agli Israeliti, ai sacerdoti e al santuario propriamente detto, si apriva uno spazio al quale potevano accedere i pagani in visita a Gerusalemme. La prova concreta dell’esistenza di questo recinto speciale – largo 300 metri e lungo 475 – è in una lapide di 60×90 cm con un’iscrizione greca, scoperta nel 1871 dall’archeologo francese Charles Simon Clermont-Ganneau e ora conservata al Museo Archeologico di Istanbul (un’altra targa simile, ma solo frammentaria, è stata rinvenuta nel 1953).
In essa si legge un divieto analogo alle segnalazioni attuali con l’avviso di “pericolo di morte” o di “zona militare” invalicabile: “Nessuno straniero (alloghenés) penetri al di là della balaustra e della cinta che circonda l’area sacra (hierón). Chi venisse sorpreso [in flagrante] sarà causa a se stesso della morte che ne seguirà.”
È curioso notare che, a quanto si evince dal dettato del divieto, la pena capitale era automatica, senza regolare processo ma con una sorta di linciaggio affidato alla folla ebraica.
Qualcosa del genere è evocato in connessione col rischio corso da san Paolo proprio nel tempio di Gerusalemme: la massa dei fedeli tenta di ucciderlo perché sospettato di “aver introdotto Greci nel tempio, profanando il luogo santo”.
Infatti, era stato visto poco prima in compagnia di un pagano, tale Trofimo di Efeso, attirando su di sé il sospetto di averlo condotto oltre il “Cortile dei Gentili”, nell’area sacra off limits per i pagani (si legga il passo degli Atti degli Apostoli 21, 27-32).
Sarà, comunque, proprio l’Apostolo a infliggere un duro colpo a questa concezione così
aspramente “separatista” quando, scrivendo ai cristiani di Efeso, dichiarerà che Cristo è venuto ad “abbattere il muro di separazione che divideva ” Ebrei e Gentili, “per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, riconciliando tutti e due in un solo corpo” (Efesini 2, 14-16).
Quel simbolo di apartheid e di separatezza sacrale che era il muro del “Cortile dei Gentili” è, quindi, cancellato da Cristo che desidera eliminare le barriere per un incontro nell’armonia tra i due popoli. È con questa ulteriore precisazione paolina che ha senso l’applicazione metaforica del “Cortile” suggerita da Benedetto XVI.
Credenti e non credenti stanno su territori differenti, ma non si devono rinserrare in un isolazionismo sacrale o laico, ignorandosi o peggio scagliandosi sberleffi o accuse, come vorrebbero i fondamentalisti di entrambi gli schieramenti.Certo, non si devono appiattire le differenze, liquidare le diverse concezioni, ignorare le discordanze.
Ognuno ha i piedi piantati in un “cortile” separato, ma i pensieri e le parole, le opere e le scelte possono confrontarsi e persino incontrarsi. Ricorrendo a un gioco di parole assonanti (ma non di etimologie), tra Cristiani e Gentili si potrebbe adottare la tecnica del duello (dal latino bellum), in uno scontro all’arma bianca. Quello che il progetto denominato “Cortile dei Gentili” vuole proporre è, invece, un duetto (dal latino duo) ove le voci possono appartenere anche agli antipodi sonori, come un basso e un soprano, eppure riescono a creare armonia, senza per questo rinunciare alla propria identità, cioè, fuor di metafora, senza scolorirsi in un vago sincretismo ideologico.
In questo incontro tra i due “Cortili”, una scelta previa è quella della purificazione dei due concetti di base. Da un lato, i “Gentili” devono ritrovare quella nobiltà ideale così com’era espressa dai grandi sistemi “ateistici” (pensiamo a Karl Marx o alla celebre parabola sul “Dio morto” della “Gaia scienza” di Friedrich Nietzsche), prima che venissero incapsulati in sistemi  politico-ideologici o piombassero nello scetticismo e nell’idolatria delle cose o degenerassero nell’ateismo sprezzante, sarcastico e infantilmente dissacratorio.
D’altro lato, la fede deve ritrovare la sua grandezza, manifestata in secoli di pensiero alto e in una visione compiuta dell’essere e dell’esistere, evitando le scorciatoie del devozionalismo o del fondamentalismo e rivelando che la teologia ha un suo rigoroso statuto metodologico, parallelo e specifico rispetto a quello della scienza.
Ma oltre a questo, l’incrocio tra le voci diverse può avvenire attorno a temi comuni – anche se affrontati e risolti con esiti eterogenei – come l’etica, l’antropologia, la spiritualità, le domande “ultime” su vita e morte, bene e male, amore e dolore, verità e menzogna, pace e natura, trascendenza e immanenza.
Per questa via si può giungere persino alla domanda sullo Sconosciuto, quell’Ágnostos Theós, il Dio ignoto, a cui faceva cenno san Paolo nel suo celebre discorso all’Areopago di Atene (Atti 17, 22-31), e che era ricordato nel brano di Benedetto XVI da noi citato in apertura.
Come, infatti, talora il credente può sconfinare nel “Cortile dei Gentili”, sotto un cielo spoglio di presenze e privo di Dio, rimanendo nell’attesa che la divinità infranga il suo silenzio e la sua assenza, così talvolta anche l’ateo può invocare col Giorgio Caproni della poesia I coltelli: “Ah, mio dio, Mio Dio. / Perché non esisti?”. Evitando le diversioni nel vuoto, nella banalità, negli stereotipi, Gentili e Cristiani – i cui “Cortili” sono contigui nella città moderna, come il sagrato col tempio – possono scoprire consonanze e armonie pur nella loro difformità; possono deporre i linguaggi soltanto autosufficienti o polemici e possono far alzare lo sguardo a un’umanità spesso troppo curva solo sull’immediato, sulla superficialità, sull’insignificanza, verso l’Essere nella sua pienezza.
Un po’ come suggeriva in uno dei suoi Canti ultimi padre David Maria Turoldo: “Fratello
ateo, nobilmente pensoso, / alla ricerca di un Dio / che io non so darti, / attraversiamo insieme il deserto. / Di deserto in deserto andiamo oltre / la foresta delle fedi, / liberi e nudi verso / il Nudo Essere / e là / dove la parola muore / abbia fine il nostro cammino.”

Cerca nel nostro sito: ravasiL’iniziativa Parvis des Gentils è stata annunciata in un evento a Parigi, nei giorni 24 e 25 marzo 2011, con tre incontri tenutisi ripsettivamente all’UNESCO, alla Sorbonne, all’Institut de France, con la partecipazione di molte Personalità cattoliche ed esponenti della cultura laica: oltre a S.Em. il Cardinale Gianfranco Ravasi, Monsignor Gabriel de Broglie, dell’Académie Française, Monsignor Patrick Gerard, Rettore dell’Académie e Chancelier des Universités di Parigi, Getachew Engida, Direttore Generale aggiunto UNESCO, con la partecipazione di molti Accademici di Francia, docenti, diplomatici tra i quali Giuliano Amato, già Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana e membro onorario dell’Académie des Art e des Sciences. Successivi incontri sono previsti a Firenze, Palermo, Tirana, Stoccolma, Praga, Assisi, Berlino, Ginevra, Québec, Valencia e Barcellona, Marsiglia, Mosca, Pavia, Chicago, Washington.
Il Cortile dei Gentili si propone di realizzare spazi reali di incontro, confronto e dialogo, nella prospettiva di un’apertura internazionale e in collaborazione con le principali strutture culturali: le Università, gli Istituti di Ricerca, le Fondazioni d’Arte, gli Organismi di raccordo tra politica e cultura, le grandi Organizzazioni internazionali…
Per informazioni: <www.atriumgentium.org>

L’anno 2013 vedrà la celebrazione di due anniversari di eccezionale importanza per la storia dell’Europa:
– il 1700° anniversario dell’Editto di Milano (313), mediante il quale gli imperatori Costantino e Licinio posero fine alle persecuzioni nei confronti dei cristiani per proclamare la liceità di ogni culto alla “somma divinità”, in vista della pace e della concordia nell’impero;
– il 1150° anniversario dell’arrivo dei fratelli Cirillo e Metodio (nativi di Tessalonica) in Moravia, nel cuore dell’Europa, per svolgervi un’attività missionaria di carattere eminentemente religioso ma insieme anche linguistico-culturale, dal momento che fu loro precipua preoccupazione condurre una monumentale opera di traduzione in slavo antico di testi biblici, patristici, legislativi, così da formare un primo “corpus” di letteratura paleoslava.

 La felice coincidenza di questi due anniversari offre una opportunità difficilmente ripetibile per celebrare tre figure (Costantino, Cirillo e Metodio) indubitabilmente da collocare alle radici della civiltà europea. Le loro vicende personali e storiche, infatti – pur nella grande diversità di contesto e di significato tra l’imperatore Costantino e i due fratelli apostoli degli Slavi – hanno in comune la trasversalità della collocazione geografica (per Costantino dalla nascita nell’attuale Serbia all’attività in Britannia, Gallia, Asia Minore, nella penisola greca e a Roma; per Cirillo e Metodio da Tessalonica al Caucaso alla Moravia, a Roma e Venezia passando per la Carinzia e parte della Baviera) e la trasversalità dell’azione culturale, che li ha visti continuamente impegnati ad avvicinare e percorrere le grandi tradizioni linguistico-culturali greca, latina e (nel caso di Cirillo e Metodio) a trasfonderle nella nascente tradizione slava.
 In tal senso, proporre iniziative in grado di congiungere la celebrazione di tali anniversari significa riconoscere alle radici della civiltà europea i temi della libertas per le persone, di una visione dell’uomo e della società che comprenda come imprescindibile dato di realtà l’esperienza religiosa – nel rispetto e nella ricerca di un bene comune centrato sulla costruzione di un umano vivere prospero e pacifico – unitamente a una concezione dello spazio europeo quale fenomeno nativamente ed essenzialmente multiculturale, con una particolare sottolineatura della piena appartenenza ad esso delle culture e delle lingue slave.

 In un simile panorama, che vedrà numerose iniziative di carattere culturale, la Biblioteca Ambrosiana intende inserirsi con la ricchezza che le viene dalla sua storia. Nata nel 1609 dalla lungimirante magnanimità del Cardinale Federico Borromeo, fu pensata sin dall’inizio come istituzione dedicata ad essere non solo luogo di raccolta delle massime espressioni del pensiero umano e dell’arte, ma soprattutto possibilità di incontro e di conoscenza – per i suoi frequentatori – con e tra le diverse tradizioni nazionali, cultuali, confessionali cristiane e più ampiamente religiose. Per questo motivo, la storia dell’Ambrosiana è essenzialmente storia di continue e feconde relazioni tra i Dottori che l’hanno servita e animata e una moltitudine di visitatori, studiosi, grandi ingegni dell’umanità che l’hanno arricchita con la loro presenza e – sovente – con i loro scritti e le loro donazioni di libri e opere d’arte.
 Questa vocazione dell’Ambrosiana rifiorisce in questi anni attraverso l’Accademia Ambrosiana, che dal 2008 raccoglie l’eredità di precedenti sodalizi di studiosi per costituirsi – con le sue sette Classi di Studio e Ricerca – quale centro di eccellenza scientifica e culturale. Tra le diverse Classi dell’Accademia, quella di Slavistica ha appena celebrato il suo terzo dies academicus, giornata di studio a livello internazionale che vede convergere accademici da Italia, Germania, Stati Uniti, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Polonia, Russia, Serbia. Gli ambiti di cui si occupa riguardano le tradizioni linguistica, storico-filosofica, letteraria, teologica, artistica del mondo Slavo, con particolare attenzione per le figure di S. Ambrogio di Milano e dei Santi Cirillo e Metodio. Per prepararsi al grande convegno del 313 – di cui la Biblioteca Ambrosiana è uno dei principali organizzatori e nel quale ben cinque delle sue Classi Accademiche saranno presenti con propri relatori –  la Classe di Slavistica terrà nel 2012 un convegno di studi su Costantino nella Tradizione Slava, dopo averne già nel 2009 dedicato uno a Cirillo e Metodio come figure all’origine della Tradizione scrittoria del mondo slavo. A queste iniziative scientifiche si accompagna la valorizzazione di disegni, quadri, incisioni afferenti all’ambito dei Paesi Slavi, sia per esposizioni presso la Biblioteca Ambrosiana, sia nella forma della partecipazione a mostre ed esposizioni presso prestigiose sedi museali anche dell’Est europeo.
L’intento è quello di diffondere e riproporre con nuovo slancio – memori di un passato ancora da riscoprire e di cui riappropriarsi – la coscienza di una comune appartenenza europea che appare la sola vera prospettiva da cui aspettarsi una rinnovata speranza per il nostro futuro.

condividi :
Giovanni Fiamingo
21/09/2009
Scenografia per un regista
31/07/2005