ARCHITETTURA

UN CAMPANILE COME LUCERNARIO

Il silenzio della sacralità è cercato nella composizione di forme semplici che però non rifuggono da un richiamo a una monumentalità rivista con categorie contemporanee. Il progetto, firmato Monestiroli, individua soglie e percorsi che vogliono alludere a uno spazio diverso da quello della consuetudine. 

Il campanile è tra gli elementi che maggiormente caratterizzano la chiesa storica, quella “archetipica” radicata nella memoria e nella coscienza, e persino in questa nostra epoca povera di simboli resta efficacemente espressivo. Di qui la scelta di ancorare l’architettura a una torre centrale, non svettante ma ben coordinata con la solidità dell’impianto volumetrico. E se la croce accostata all’accesso al sagrato, sopraelevato rispetto al piano stradale, si pone come àncora per tutto l’insieme del centro parrocchiale, il campanile si fonde con la facciata, per estrarre da questa la dimensione verticale.
La trasparenza della grata stempera la gravità materica della forma parallelepipeda, rendendola più prossima al cielo e all’incorporeità del suono delle campane. 
La geometria è tanto essenziale da convergere su una polisemia minimale: l’esplicitazione del senso è affidata alla composizione dell’insieme, che indica disposizione all’accoglienza e allo stesso tempo forza. 
E, grazie all’assenza di altri elementi di richiamo, si esprime attraverso un’immagine densa di silenzio, in cui la schiettezza delle linee converge verso l’astrazione. 
In quest’epoca in cui i messaggi più vari si accavallano ovunque generando un frastuono che tutto travolge, questa scelta mostra una via verso un momento di pausa, una ricerca di alterità. All’interno, questa logica si dipana nella pacata scansione di setti che misurano la luce volta a esaltare l’altare, posto in coincidenza col campanile che è anche lucernario. I rivestimenti in tufo confermano l’appartenenza geografica. 

Progetto: Monestiroli Architetti Associati (Antonio Monestiroli, Tomaso Monestiroli) Massimo Ferrari – con Marco Alesi, Claudia Tinazzi
Artista: Don Battista Marello
impianti e illuminazione: Arch. Mauro Angeletti
Direzione Lavori: Gianni Pallotta, Stefano Zara
Direzione Cantiere: Geom. Alfredo Pecce, Pasquale Granata
Campane: Marinelli Pontificia Fonderia di Campane, Agnone (Isernia)
Banchi: F.lli Schiavone, Campi Salentina (Lecce)
Impianto acustico: Orion gt, Ospitaletto di Cormano (Milano)
Corpi illuminanti: Luceplan, Milano
Foto: Marco Introini, Bernardo CorsettiL’installazione di un concerto di campane è una pietra miliare nella storia di un edificio religioso. Al costruttore l’opera comporta non poche difficoltà tecniche che devono essere affrontate con perizia perché l’installazione sia soddisfacente non solo per affidabilità e sicurezza ma anche per le proprietà foniche. Il suono è l’orgoglio di chi fonde la campana, e la sua purezza e ricchezza timbrica è l’essenza più intima della Pontificia Fonderia Marinelli che da oltre mille anni dà voce al bronzo.
Le cinque campane di questo concerto sono in LAb, SIb, DO, REb e MIb e il loro peso complessivo è prossimo a una tonnellata e mezzo. Le dediche e le immagini sono frutto di uno studio del parroco don Fernando Altieri, affiancato dai parrocchiani.
La prima è dedicata a San Carlo Borromeo alla Fonte Laurentina, le altre al Servo di Dio don Umberto Terenzi fondatore degli Oblati delle Figlie della Madonna del Divino Amore, a tutti i poveri che non hanno voce, alla Madonna Santissima del Divino Amore, a Giovanni Paolo II.
Il giorno della fusione ha presenziato al rito della benedizione del bronzo una delegazione parrocchiale guidata dal parroco, che ha scritto sul libro delle visite: “Con animo grato e commosso… testimoniamo la grande Fede che sottende all’attività artistica della Famiglia Marinelli; l’entusiasmo respirato all’interno della Pontificia Fonderia, unito alla preghiera devota alla Vergine Maria, culminata nella recita delle Litanie dei Santi, si coniuga con l’alta professionalità, testimone di una lunga e feconda storia. Che il suono delle nostre campane e di tutte quelle che nasceranno nella Fonderia Marinelli, possano rallegrare il cuore degli uomini, richiamare alla preghiera, evocare la fede dei Padri e convertire i cuori. Ogni rintocco sia un sussurro di infinito!”
I banchi sono il simbolo dell’assemblea dei fedeli, la definiscono e ne costituiscono la testimonianza anche al di fuori dei momenti del rito. Nell‘architettura della chiesa di San Carlo Borromeo l’intersecarsi di piani orizzontali e verticali dà vita ad un banco unico ed essenziale. La sua forza evocativa riesce a scandire lo spazio che va ad accoglierlo, impreziosendo l‘architettura della chiesa. I banchi, disegnati dall’Arch. Antonio Monestiroli, diventano magnificamente parte integrante del disegno dello spazio liturgico.
Gli arredi lignei realizzati dall’azienda F.lli Schiavone, “design per l‘armonia interiore”, tengono conto della solidità e della durata nel tempo, grazie alla qualità dei materiali impiegati, delle tecniche di lavorazione applicate e dei sistemi tecnologici di cui l’azienda dispone.I banchi sono il simbolo dell’assemblea dei fedeli, la definiscono e ne costituiscono la testimonianza anche al di fuori dei momenti del rito. Nell‘architettura della chiesa di San Carlo Borromeo l’intersecarsi di piani orizzontali e verticali dà vita ad un banco unico ed essenziale. La sua forza evocativa riesce a scandire lo spazio che va ad accoglierlo, impreziosendo l‘architettura della chiesa. I banchi, disegnati dall’Arch. Antonio Monestiroli, diventano magnificamente parte integrante del disegno dello spazio liturgico.
Gli arredi lignei realizzati dall’azienda F.lli Schiavone, “design per l‘armonia interiore”, tengono conto della solidità e della durata nel tempo, grazie alla qualità dei materiali impiegati, delle tecniche di lavorazione applicate e dei sistemi tecnologici di cui l’azienda dispone.Da vedere e da ascoltare
http://pro.dibaio.com/monistiroli-parrocchia

Design per l’armonia interiore
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