ARCHITETTURA FARE PENSARE

S. Pier di Canne a Chiavari (Genova)

La Bibbia di Job
Sulla fiancata di una chiesa del ‘700 si impernia un nuovo edificio caratterizzato dalle vetrate composte da Giovanni Job come una “Biblia pauperum” dei nostri tempi. L’iconografia viene corredata con i simboli sacramentali.

Vetrata “Dar da mangiare agli affamati” L’edificio della chiesa “Pregare Dio per i vivi e per i morti”

Di formazione grafica, attualmente docente all’Accademia di Brera, dove insegna tecniche dell’incisione, Giovanni Job vanta a suo attivo numerose opere artistiche, mostre collettive e personali. Nella fattispecie ha disegnato su scala 1:1 35 vetrate – con uno sviluppo complessivo di 160 mq – per la nuova porzione della parrocchiale di San Pier di Canne in Chiavari. Tali vetrate sono state realizzate dallo Studio d’Arte Albertella di Genova e raccolte nel volume La “biblia pauperum” di Giovanni Job (Genova, De Ferrari 2002) con il commento critico e spirituale di Carlo Chenis. I disegni sono invece oggetto della mostra Cartoni di vetro. Le vetrate di San Pier di Canne di Giovanni Job, il cui catalogo è stato curato dal critico Franco Ragazzi, sempre per i tipi De Ferrari di Genova. La Parrocchia ha così voluto dedicare due volumi a ricordo e commento di questo grande ciclo iconografico, ora affidato alla comunità e ai secoli. La nuova chiesa edificio s’imposta in modo piuttosto singolare a motivo delle ristrettezze urbanistiche. Infatti la costruzione è incorporata sulla fiancata della preesistente chiesa settecentesca, così da derivarne un volume tripartito, che ancora con qualche intervento potrà risultare gradevole e funzionale. Le nuove ed antiche strutture sono così coniugate, quasi a dire che nova et vetera sono tesoro prezioso della tradizione cristiana. L’architetto Claudio Montagni ha dato vita ad un equilibrato sistema architettonico, elegante nella tessitura delle travi in volta. Le pareti sono sapientemente concentrate sulle aperture.
Queste si intercalano con le superficie a cemento bianco infondendo nell’aula mutevoli effetti luminosi. Ne deriva uno spazio cultuale in continuo mutamento cromatico che segue il corso del sole e s’inscurisce con la notte, evidenziando l’articolato gioco delle legature a piombo. In questo contesto il ciclo iconografico del maestro Giovanni Job si presenta come sinfonia evangelica donata ai fedeli per la loro edificazione. Il presbiterio espone l’ordinarsi della vita e del culto cristiano al mistero pasquale. Sei vetrate gemine illustrano morte, resurrezione, pentecoste. L’aula presenta l’essenza del cristianesimo: il manifesto delle beatitudini (8 vetrate), le opere di misericordia (14 vetrate), i sacramenti della salvezza (7 vetrate). Le vetrate di Job sono di dilettevole impatto, di ammaestramento catechetico, di edificazione personale. Conferiscono eleganza e proprietà alla struttura, enfatizzandone lo specifico cultuale. Incrementano il senso di appartenenza della comunità parrocchiale. Come nella tradizione iconografica delle grandi stagioni dell’arte cristiana, Job assume come modelli del suo ciclo pittorico personaggi da lui conosciuti, suoi familiari, individui del territorio. L’opera fissa così l’attimo fuggente in cui viene a realizzarsi. Le interpretazioni e i ruoli degli individui iconografati potranno far discutere i contemporanei e lasceranno indifferenti i posteri. In ogni caso le figure assurgono ad emblema della scena rappresentata, per cui i riferimenti a fatti e persone concrete vanno decantati, oltre le intenzioni dello stesso artista. Nell’abbigliare, Job pone stridente il contrasto tra classicità e attualità, onde ripartire ideologicamente la scena, anche se con lo scorrere del tempo entrambi le fogge dei protagonisti risulteranno d’altre epoche. L’abside della crocifissione, morte, pentecoste Un grande cuore disegna la nuova abside che raccoglie tre absidiole. Il ricorso trilobato è simbolo di perfezione e di compimento, segno teologale e trinitario, icona di morte e resurrezione in Cristo. Lo spazio, che richiama l’impianto della tricora, è finestrato a guisa di bifore, così da infondere sembiante arcaico e fascino spirituale. Il cuore pulsante del complesso cultuale, laddove sorge il presbiterio, è commentato da tre doppie vetrate che espandono la celebrazione dei divini misteri nei segni iconici della morte di Cristo, della sua gloriosa resurrezione, della pentecoste dei credenti.
A scandire l’impianto, egregiamente istoriato da Job, è l’ordito architettonico le cui forme reiterano nell’astrazione quanto l’iconografia presenta descrittivamente. Le ammanierate citazioni tardo rinascimentali e barocche s’oppongono dialetticamente al fulmineo sfrecciare del colore, non disciplinato da disegno alcuno. Il componimento istoriato coniuga segni, riccamente iconici, con altri rudemente aniconici, onde esprimere l’incontro tra divenire storico e divina irruzione nell’unico eventum salutis. La fruizione conduce dunque il fedele alla contemplazione di Cristo uomo-Dio, nell’economia dell’Unitrino, grazie all’effusione dello Spirito Santo. L’aula delle misericordie Le vetrate dell’aula assembleare della parrocchiale di S. Pier di Canne illuminano i credenti sull’urgenza della carità. Sempre “caritas Christi urget nos”, poiché connaturalmente l’umanità è povera e bisognosa, e sovrannaturalmente Dio è buono e misericordioso. Le opere di Job esortano, con ingenua figuratività, a rivestirsi di misericordia mostrando la propria fede attraverso le opere. Ammoniscono con fascino spirituale che la fede senza le opere è morta. Illustrano con evangelica concretezza le vie della misericordia. Avvertono i fedeli che il giudizio finale sarà sull’impegno nella carità. Le sette misericordie corporali e le sette spirituali hanno analogo impianto. Il richiamo evangelico è dato da un’invenzione scenografica barocca che s’intona con la parte settecentesca dell’edificio. L’attualità del messaggio si evince attraverso figure in panni contemporanei e, per i parrocchiani di oggi, attraverso volti conosciuti. La connotazione spirituale è data dallo sfregio cromatico, tipico dell’arte di Job. Nella logica ecclesiale, tali vetrate saranno luminose, se le misericordie descritte risplenderanno nel vissuto della comunità. Il discorso della Montagna Come testimonia l’antico parroco, sac. Giulio Caffarello, primo committente di Job, alle misericordie si legano le beatitudini. Le beatitudini indicano l’atteggiamento dell’autentico credente, poiché evidenziano il suo sguardo alle cose del cielo, esaltano l’umile abbassamento, concretizzano il martirio della ferialità. Una serie di aspetti “perdenti”, si combinano con il concetto di beatitudine riferito da Job. La perfetta letizia spirituale si realizza quando si è poveri di spirito, afflitti, miti, desiderosi di giustizia, misericordiosi, puri, amanti della pace, perseguitati per la giustizia.
Il Signore rivela che è possibile uno stato di beatitudine interiore in forza della conformazione a lui e agli oppressi. Tale stato è già in atto nella condizione umana e si alimenta nella prospettiva della vita celeste. Per questo Job, esponendo graffiate scene di vita quotidiana, invita i credenti a beatificarsi in Dio per essere luminosi segnali delle superiori realtà del cielo. I sacramenti della Chiesa Job correda il suo ciclo pittorico della vetrate della parrocchiale con simboli che richiamano i sacramenti. Sono i simboli della terra, ai quali occorre connettere il lavoro dell’uomo e soprattutto la potenza di Dio. Sono simboli tipici delle culture mediterranee – come l’acqua, l’olio, il vino – che esprimono il soccorso della grazia di Dio. Orientata dal Signore la vita conduce verso la meta del cielo. Anche se i triboli ostacolano il cammino e le cadute personali lo rallentano, c’è sempre la possibilità di riprenderlo con l’aiuto di Dio. Non per nulla le vetrate dei sacramenti sono situate nel livello più basso dell’aula. Esprimono infatti la consacrazione del vissuto dei fedeli. Conclusione Job attrae l’attenzione sul vissuto ecclesiale. Infatti “le scene sono di oggi, i personaggi sonoreali, gli ambienti sono del nostro vissuto quotidiano che non è possibile contemplare senza oltrepassare i confini angusti della realtà” come scrive Mons. Alberto Maria Careggio, vescovo di Chiavari, che consacrò la Parrocchiale il 31 gennaio 1999, festa del patrono dei giovani, S. Giovanni Bosco. Il ciclo delle vetrate di Job esorta la comunità parrocchiale alla speranza e all’impegno, alla memoria storica e alla profezia, alla spiritualità e all’azione. In esso si concretizza figurativamente il messaggio augurale del Santo Padre per il nuovo millennio: “Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: ‘Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre!’ (Eb 13,8)”
(GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, 1).

 

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