FARE

Rustico nobilitato

Rustico nobilitato da un’antica tradizione
Tuscany land of traditions

La trasformazione di una casa colonica abitata da contadini in una casa di vacanza per persone di una classe sociale più elevata comporta degli aggiustamenti di gusto che trasformano radicalmente il sapore degli interni. Il recupero del rustico come fenomeno diffuso in Italia ha inizio negli anni ‘60 quando, dopo il boom economico una nuova classe si affaccia alla consuetudine, prima molto elitaria, delle seconde e terze case al mare, in montagna e in campagna. La Toscana aveva già una tradizione, che risaliva all’800, di case di campagna prese in affitto da stranieri, soprattutto inglesi, trasformate in cottages molto accoglienti pieni di vecchi mobili, piante e fiori; ma si trattava pur sempre di costruzioni nate per un uso signorile non certo agricolo. Era un comportamento vittoriano nato dall’estendersi alla borghesia emergente di una sensibilità per il pittoresco che già alla fine del ‘7OO aveva portato a costruire nei giardini degli aristocratici capanne e finte case contadine per puro intrattenimento. In Italia, dopo l’ultimo dopoguerra, si ripeteva lo stesso meccanismo sociale: l’accesso di nuove classi sociali a un vecchio comportamento, quello della seconda casa in campagna. Ma mentre nelle ristrettezze della guerra, (quando in campagna ci si andava da “sfollati”) ci si accontentava dell’esistente, adesso si voleva una situazione abitativa di un certo prestigio che molto puntava su una nuova interpretazione della categoria del “rustico.

“…c’è chi per vivere i momenti di relax ha bisogno
di un arredamento semplice ma rigoroso proveniente da
una tradizione illustre…”

Casa colonica sulla laguna di Orbetello

Subito, già in entrata, l’arredamento si qualifica con sicurezza: si tratta di una interpretazione “alta” del vivere in campagna che fa ricorso a predenti esperienze provenzali dove dominano le tende bianche vaporose e tessuti bianchi e blu usati nei castelli quando c’erano collezioni di vasi cinesi.

The transformation of a farmhouse once inhabited farmers, as a vacation house for a social class with higher tastes radically transforms the interior flavors. The renovating of a rustic house as a phenomenon diffused in Italy was initiated
in the 1960s when, after the economic boom of a new class of habits appeared before many elite, came the second and third beach, mountain, and country homes. Dating back to the 1800s, the Tuscans had a tradition of renting country homes to foreigners, especially the English, transforming them into cottages, many full of old furniture, plants, and flowers; always consisted of developments for the rich; not quite for agricultural use. It was a Victorian custom born of visiting the emerging bourgeoisie, a sensibility of the picturesque villas constructed at the end of the 1700s in the gardens of the aristocratic cabins and fake farmhouses for the sole purpose of entertainment. In Italy, after the Second World War, the same social mechanism was repeated. Access of new social classes to the old ways, which was that of a second house in the country, but during the difficult times of the war (when refuge was sought in the country) one was
happy with what they had, now they wanted a living situation of a certain prestige that many opted for a new interpretation of a “rustic” category.

Gli interni che qui continuano dalle due pagine precedenti hanno la stessa “mano” e seguono la stessa logica del blue and white. Si tratta di uno stile di arredamento nato nel ‘600 col formarsi delle prime collezioni di porcellane cinesi bianche e blu soprattutto in Olanda e in Portogallo. In questi due paesi importatori. sorsero contemporaneamente industrie autoctone di ceramiche d’imitazione, da cui si svilupparono gli azulejos portoghesi (decorazioni figurative
da parete) e le piastrelle di Delft usate nei camini e nelle cucine, entrambe in ceramica bianca e blu come le porcellane
cinesi. Questi due colori, che continuavano anche nei disegni dei tessuti, si sposavano benissimo con gli interni di
quel periodo che erano dominati dal legno scuro dei mobili, dei pavimenti e dei soffitti. E le pareti, quando non erano sontuosamente ricoperte da arazzi, nel ‘600 erano bianche, quindi omogenee col fondo delle decorazioni, mentre i disegni blu spiccavano per il loro colore deciso. Lo stesso avviene oggi in questo interno costruito con i materiali tradizionali della Toscana, con la sola differenza che il legno dei pavimendi qui è sostituito dal cotto, ma le tonalità sono le stesse.

“…la raffinatezza di questo interno la si può cogliere nell’accostamento di un
antico tavolo “fratino” con sedie contadine semplicemente impagliate…”

Un esterno ricco di pergole e pensiline

Nella sala da pranzo raffinatamente rustica è stata messa una ricca collezione di ceramiche blue and white italiane dell’800. Per ambientarle si sono applicati degli stensil blu al grande mobile-dispensa e si sono messi dei cuscini con motivo squadrettato dello stesso colore.

The interiors continue on the preceding pages, which have the same “hand” and continue along the same logistics of blue and white, treated as a furnishing style born in the 1600s formulated by the first Chinese porcelain collections
and blue, above all, in Holland and in Portugal. In these two countries ofimportation, ceramic imitations contemporaneously surged, taking advantage of the Portuguese azulejos (decorative wall pieces) and the Delft tiles used in chimneys and kitchens, both white and blue ceramic like the Chinese porcelains. These two colors continue still in design materials, which marry beautifully with the interiors of this period dominated by dark wood furniture, floors
and ceilings. Mostly covered in luxurious tapestry, walls in the 1600s were white with homogenously decorated backdrops, while the blue designs distinctively pronounced their decisive colors. The same continues today in these exteriors made with traditional Tuscan materials, with the only difference being that the wood floors are replaced with terracotta, but the same tones remain.

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