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Un ascensore, anima della torre dell’acqua

Un’idea progettuale: la ristrutturazione di una torre piezometrica. Grazie all’elevatore panoramico sarà resa all’utilizzo come belvedere e luogo di pubblica utilità

E’ una storica torre piezometrica in mattoni, e domina la piazza principale di un piccolo comune della provincia di Milano. Spicca nel tessuto urbano e testimonia il suo passato, neppure tanto lontano, eppure già quasi dimenticato tra le strade nuove, tra le facciate delle recenti costruzioni: è un simbolo, un luogo della memoria, un segno distintivo.
In previsione della riqualificazione della piazza, l’Arch. Roberta Naggi ne ha proposto il recupero che, con lungimiranza, l’Amministrazione comunale ha avallato consentendo così di gettare le basi per un intervento di sicuro interesse.
Le potenzialità dell’edificio sono molteplici.
Chi vi sale, durante il giorno può godere del panorama sulla circostante campagna lombarda, percorsa dalla trama caratteristica di canali e rogge; e di notte, trovandosi al di sopra del bagliore di lampioni e insegne, può osservare gli astri con maggiore efficacia.
Ne nasce l’idea di farne proprio uno “scenary point”, un belvedere. E all’interno della torre si prevede un ascensore panoramico: in quanto elemento in movimento che conduce il visitatore fino alla sommità, ne costituirà l’anima, l’elemento che farà della vecchia torre un ponte tra passato e presente.
Il superamento dei vari livelli all’interno di una cabina trasparente, consentirà di avvertire quella sensazione di leggerezza che, insieme con la luce zenitale, contribuisce a smaterializzare il volume verticale dall’aspetto greve.
Il percorso dell’ascensore permetterà di vedere in sequenza le immagini che saranno esposte all’interno della torre, e che costituiranno un’introduzione a quanto verrà osservato dal vero, una volta arrivati in cima.
L’ascensore avrà quindi molteplici funzioni: da quelle prettamente tecniche di connettivo verticale e macchina per il trasporto delle persone, a quelle di elemento per lo svago, a quelle di strumento volto ad allacciare un dialogo più profondo e informato tra abitanti e territorio.
Quindi, un sistema dai molteplici significati, funzionali e culturali, sociali e conoscitivi: si può ben dire, una nuova dimensione per l’aggregato urbano di cui è un poco il cuore.
Una dimostrazione di come l’ascensore sia un modo in cui la dimensione verticale delle cose e dei luoghi può essere non solo riscoperta, ma anche portata un passo più avanti, verso la sua appropriazione quale coscienza nuova dello spazio pubblico.Nel variegato Paese dei “cento” campanili, si possono contare altrettante torri dell’acqua.
Sono queste ultime gli elementi caratteristici di un’epoca oramai passata, in cui l’evoluzione delle condizioni socio-economiche si misurava anche da queste costruzioni. Se ne trovano di tante tipologie: le più lontane nel tempo in mattoni, quelle più recenti in cemento armato, e altre ancora con struttura d’acciaio. Esempi illustri di tali manufatti stanno nel Castello Sforzesco di Milano, dove il Beltrami, che si occupò della sua ricostruzione tra la fine dell’800 e il primo ‘900, nel corpo di fabbrica che si affaccia verso l’attuale via Dante collocò due torri piezometriche: appaiono come torrioni ai due angoli del cortile principale, e in realtà contengono i serbatoi per l’acqua, ai quali si accede percorrendo camminamenti a sviluppo elicoidale. Nel confronto con la torre principale, detta del Filarete, dei due torrioni difficilmente si comprenderebbe la reale funzione: assumono un significato dettato dal contesto, che sembra rispondere a scopi puramente bellici. Questa considerazione è stata la scintilla da cui è scaturita la proposta di recupero e riutilizzo della Torre di Buscate. Le torri dell’acqua, oggi viste come archeologia industriale, costituiscono la memoria storica dei luoghi e sono entità imprescindibili nello skyline urbano.

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