PENSARE

R.ANTONELLI E A.TARANTINI – ARCHITETTURA – PROGETTO VINCITORE

Il grande impatto visivo e formale dell’Operahouse ci ha spinto a capire quale fosse stato l’incipit progettuale dello studio Snohetta. Nei documenti che lo descrivono è comparsa, tra molte altre, la parola iceberg.
In realtà per questo edificio gli iceberg rappresentano solo un ricordo o un’idea lontana.

Dovendo cercare un certo qual dialogo fra il nostro edificio e il teatro già esistente, abbiamo dunque studiato più a fondo il contesto naturale del nord, sintetizzato nella sua massima espressione: un enorme blocco di ghiaccio che galleggia e vaga senza meta per i freddi mari dell’Artide.È stato fondamentale capire le dinamiche del comportamento degli iceberg; essi seguono logiche precise dettate dalle leggi fisiche e dal legame chimico delle molecole di ghiaccio.

Al legame idrogeno si devono i fenomeni che generano la forma di questi grandi blocchi di ghiaccio, come lo sfaldamento, la perdita di volume, il formarsi di fessure per l’erosione dell’acqua.

Un iceberg è dunque un oggetto dinamico in divenire che muta in relazione alla temperatura e all’azione dell’acqua.

Siamo quindi passati alla sua interpretazione architettonica. Il ghiaccio presenta intercapedini, aperture, tagli, percorsi. Soffermandoci su questi concetti ci si accorge facilmente della congruenza e della vicinanza con un ipotetico edificio.

Abbiamo quindi cercato la corrispondenza tra gli elementi naturali e quelli architettonici.

I tagli si sono trasformati in vetrate, le intercapedini in passaggi pedonali e le perdite di volume dovute all’erosione dell’acqua hanno determinato la forma dell’edificio. È nato così il Munch & Stenersen Museum.L’edificio si sviluppa su una piastra che si appoggia su pali ancorati allo strato roccioso sul fondo della baia. Una passerella lo collega alla città per poi sdoppiarsi e circondare  tutto il perimetro del museo.

L’altezza dell’edificio non è costante, e varia tra i 10 e i 25 metri, con coperture sia piane sia inclinate. Rispetto alla dimensione totale non presenta grandi aperture, le quali sono state inserite, per lo spazio espositivo, sulla copertura per garantire una luce diffusa in modo da agevolare il tipo di utenza.

Il volume è stato pensato come un imponente iceberg, totalmente bianco, rivestito di pannelli prefabbricati di cemento che accentuano la luminosità e la sua grande mole, e inoltre bene si adattano al volume dell’Opera che è visibile da ogni angolazione.

Pur presentandosi dall’esterno come un unico volume, l’interno dell’edificio è suddiviso principalmente in tre blocchi funzionali.

Da una parte abbiamo quello che concerne lo spazio espositivo; dalla parte opposta abbiamo invece quello che riguarda l’aspetto “lavorativo” del museo come uffici,  magazzini, archivi.

Un’ultima parte poi che comprende l’auditorium e una sala accoglienza per le riunioni. L’auditorium rimane separato dalle funzioni museali, ma allo stesso tempo ne allarga lo spazio e può essere inglobato in esso.
Entrando il volume si presenta a tutta altezza nella hall, su cui si affacciano i diversi piani.

La luce nella hall è prevista tramite un taglio verticale in facciata che prosegue anche orizzontalmente nella copertura. Dalla hall si accede allo spazio espositivo dedicato alla collezione di Stenersen.

Da qui si erge una rampa che porta al piano primo, che è totalmente dedicato allo spazio espositivo delle opere di Munch. Al secondo piano troviamo inoltre un elegante ristorante che si affaccia sulla baia e sul fiordo, illuminato da piccoli fori nei pannelli prefabbricati di cemento che rivestono la facciata, e dal quale si può accedere, tramite un’ampia vetrata, alla terrazza esterna che prosegue sopra la copertura dell’edificio, fino a quota 25 metri sopra il livello del mare e si affaccia direttamente sul fiordo, sconfinando nelle isole al largo di Oslo e concedendo una panoramica sulla città.

La copertura dell’intero edificio è calpestabile. Attraverso una rampa all’esterno a quota zero, il pubblico e i cittadini di Oslo possono salire sull’edificio e osservare l’intera città, l’Opera e il fiordo.

TECNOLOGIA A fronte di un’analisi critica dell’Operahouse, abbiamo valutato la scelta migliore in campo realizzativo e tecnologico da adottare per il nostro edificio.

L’involucro, dovendo risultare bianco per rendere l’idea di un iceberg, presenta le stesse problematiche dell’edificio limitrofo.

Non abbiamo optato però per un materiale lapideo.In sostituzione abbiamo previsto la realizzazione di una facciata ventilata con l’utilizzo di lastre prefabbricate a base di cemento bianco.

Per scegliere il tipo di cemento, siamo arrivati a conoscenza delle ditta italiana CEMENTIR che possiede degli stabilimenti in Danimarca fornendo gran parte della penisola scandinava di prodotti cementizi.

Per le applicazione del cemento bianco, questa ditta utilizza il brevetto AALBORG-WHITE, un cemento Portland composito, certificato a livello europeo. Abbiamo privilegiato lo sfruttamento di materiali e materie prime autoctone e optato, volendo mantenere la tradizione norvegese, per alcuni rivestimenti interni, il legno scandinavo di abete rosso.

Questo legname può anche essere sfruttato per l’isolamento dell’involucro, utilizzando pannelli in fibre di legno che hanno ottime caratteristiche per l’isolamento termico e acustico.

Come isolante abbiamo scelto il TERMOSAFE HOMOGEN, per la produzione di pannelli di vari spessori fino a misure notevoli, che bene si adattano alle esigenze in fatto di isolamento termico di un edificio in Norvegia. Per l’involucro trasparente abbiamo voluto ricreare l’effetto formale dell’Operahouse.

Il vetro deve avere un colore abbastanza scuro e abbiamo quindi scelto il prodotto della PILKINGTON, OPTILAM. È un vetro che permette di ottenere caratteristiche adatte alle esigenze.

Le lastre base sono antisfondamento e unite da un film in PVB trasparente.
Un’altra problematica che abbiamo dovuto affrontare è stata la scelta del tipo di calcestruzzo da utilizzare per le fondazioni e la piastra di base dell’edificio a contatto con l’acqua di mare.

L’unico calcestruzzo adatto a queste condizioni è un calcestruzzo autocompattante impermeabile e resistente ai solfuri e ai cloruri presenti nell’acqua.

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Cascina senese di gusto inglese
01/09/2005
Cesarina Siddi
11/09/2006