FARE

Quattro fuochi in restauro


Palazzetti sponsor del restauro dei camini di Palazzo Ducale a Venezia
L’IMPEGNO DELLE AZIENDE CHE INVESTONO IN CULTURA

Ricchissime di storia e opere d’arte, visitate ogni anno da milioni di turisti provenienti da tutto
il mondo, le Sale Istituzionali del Palazzo Ducale a Venezia contengono, tra gli altri capolavori,
quattro imponenti camini in grave stato di deperimento nei loro ricchissimi addobbi: finalmente
fregi, stemmi, statue, decori, composizioni in rilievo, cariatidi verranno riportati all’antico
splendore. Il Gruppo Palazzetti ha deciso di sostenere l’importante intervento di restauro
dei quattro camini: un progetto coerente con l’identità, la missione e i valori dell’impresa e un
modo per testimoniare un concreto impegno per Venezia, città d’arte, patrimonio universale.

C’era una volta il fuoco che ardeva in quelle bocche spalancate, ornamento guizzante dalle mille sfumature, danze di ombre e bagliori nelle auguste stanze. Era il palazzo del Doge e nelle sue stanze di rappresentanza, mentre fuori infuriavano i marosi e si infrangevano le onde sulla banchina di San Marco, il tepore diffondeva quel senso di pace e di tranquillità che solo l’ambiente domestico sa dare. Ma era pur sempre il palazzo Ducale, la sede della maggiore autorità veneta, ricca di pitture celebri, di affreschi, di stucchi preziosi, di arazzi e di leggiadri drappeggi. E i camini non potevano essere da meno: infatti sono stati elaborati con cornici di grandi autori. Oggi quei camini fanno parte dell’apparato museale e sono visitabili come testimonianze dell’epoca di massimo splendore del Palazzo: sono quattro. Uno nella Sala della Bussola, uno in quella dei tre capi del Consiglio dei Dieci, uno nella Sala dell’Anticollegio, uno nella Sala del Collegio. Non torneranno a bruciare legna, ormai sono passati alla storia dell’arte: non più cornici per esaltare la fiamma, le sculture in marmo che ne costituiscono il volto restano a indicare quanta cura, quanta attenzione,
quanta arte si riservava al camino (siamo per tutte e quattro le opere nella seconda metà del XVI secolo, quando il Palazzo Ducale giunse alla sua forma compiuta attuale).
Il tempo e la fuliggine hanno depositato sulle loro superfici una patina che fa virare i colori e li vela: proprio per questo sono stati decisi i restauri che li restituiranno allo splendore passato senza cancellare i segni del tempo.

I restauratori riproporranno una lucentezza che filologicamente manterrà il ricordo anche dei secoli trascorsi, come si conviene secondo gli standard attualmente in vigore. E il pubblico si scalderà alla vista delle loro preziose figure, con l’impatto scenico dei drammi che i bassorilievi raccontano, a volte attorniati da stucchi o da pitture che costituiscono uno sfondo teso a evidenziare con maggior forza il luogo, individuando con configurazioni di forte impatto emotivo ogni singola opera, tramite il racconto di episodi mitologici in suggestive figurazioni classiche legate al fuoco, alla forgiatura, all’officina di Vulcano…
La cornice del camino della Sala dell’Anticollegio è opera di Tiziano Aspetti e Girolamo Campagna. In marmo di Carrara, due telamoni si arcuano verso l’esterno a reggere la mensola con ornamento alla greca che sovrasta ad architrave il focolare. Sopra questa, un bassorilievo rappresenta Venere che chiede le armi a Vulcano, intento all’opera accanto alla fornace.

L’architetto, Gjlla Giani amministratore delegato della Di Baio Editore, si congratula con Ruben Palazzetti e Massimo Cacciari.

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La scena è sormontata da un timpano affiancato da due amoretti. Ma questi ultimi fanno parte di una decorazione a stucco che si alza a coprire una porzione rettangolare di parete sopra il camino, dal modellato plastico di figure di classica eleganza unite da drappi che si avvolgono in spire simmetriche evidenziate da una patina d’oro. Una composizione di imponente statuarietà, dove ogni figura, in pietra o in stucco, esprime una forza pacata e variamente compiaciuta nella contemplazione dello spettacolo del fuoco.
Nella Sala del Collegio il camino è stato eseguito da Cesare di Francesco in ordinata partitura di marmi policromi con l’inquadratura di una cornice di Francesco di Bernardino. Due statue di Ercole e Mercurio si alzano ai lati della mensola che sormonta il focolare.
Le statue affiancano la cappa ornata da una composizione dal forte rilievo in stucco con figure di donne
che rappresentano le Virtù con i simboli dell’aquila, del cane e della fiaccola rovesciata.
Nella Sala della bussola il camino in pietra d’Istria ha un disegno più semplice e lineare. Realizzato da Danese
Cattaneo e Pietro Grazioli da Salò su progetto di Jacopo Sansovino, il focolare è inquadrato da due cariatidi,
mentre la trabeazione è finemente cesellata con motivi naturalistici. Anche il camino nella Sala dei capi del Consiglio dei Dieci è stato realizzato su disegno del Sansovino e anche qui compaiono due cariatidi laterali, una trabeazione di fattura simile a quella precedente, mentre nella parte superiore sta un bassorilievo dorato raffigurante Venezia (o la Giustizia) con la bilancia e lo scettro, e ai lati un angelo alato dà fiato a una lunga tromba e due putti sostengono il disco raggiato del sole e il corno ducale.


Planimetria secondo piano con la collaborazione dei quattro camini in restauro

Il Palazzo Ducale, cuore di Venezia, ieri residenza del Doge, oggi Museo
Affacciato su piazza San Marco e verso il mare con le due magnifiche serie sovrapposte di colonnati, il Palazzo, fondato come castello nel IX secolo, ha subito in periodi successivi diverse trasformazioni. La prima
nella seconda metà del XII secolo, quindi a metà del XV secolo e infine, a seguito di due gravi incendi che
lo danneggiarono fortemente nel 1484 e poi ancora nel 1577, è stato rimaneggiato dagli ultimi interventi
di epoca rinascimentale. Conserva all’esterno lo stile gotico-veneziano (dai chiari influssi orientaleggianti)
del XV secolo, mentre all’interno presenta una sistemazione tardorinascimentale dovuta ai rifacimenti
successivi all’ultimo incendio. Fino alla caduta della Repubblica, avvenuta nel 1797, è stato residenza
del Doge, i cui appartamenti erano dislocati al primo piano. Al secondo piano erano ospitate le sale di riunione delle magistrature veneziane.
Destinato a Museo, oggi il Palazzo ospita importantissime testimonianze della Scuola veneta tra il XVI
e il XVIII secolo. Vi sono affreschi del Tintoretto, tele di Palma il Giovane e dello stesso Tintoretto, pitture
del Veronese, opere di Hieronimus Bosch. Nella sua sistemazione interna, particolare rilevanza assume
la mano di Jacopo Sansovino che ha realizzato le statue dell’ingresso d’onore, alle spalle delle quali venivano incoronati i dogi.

La tradizione veneta del camino: il pubblico e il privato.
Il restauro è stato fortemente voluto dall’Amministrazione cittadina, che responsabilmente cerca di esaltare
le ricchezze inestimabili che l’arte ha qui lasciato nei secoli. “Venezia è città d’arte tra le più famose nel mondo, custodisce un patrimonio di valore incommensurabile – scrive il Sindaco Massimo Cacciari – Tutelare un simile patrimonio e tramandarlo integro alle future generazioni è dunque un primario dovere”.
Di qui la necessità degli interventi. Ma la città è totalmente permeata da opere di grande significato: l’impegno economico è quindi enorme. Per questo nasce una virtuosa alleanza tra pubblico e privato: “Palazzetti Lelio Spa – spiega Cacciari – che ha già collaborato con il Comune di Venezia, ha puntato la propria attenzione e solidarietà verso i Camini delle Sale istituzionali di Palazzo Ducale”. E così il restauro è
partito col contributo di Palazzetti, uno dei principali produttori di camini del mondo. “Questo fatto – spiega Ruben Palazzetti – ha per noi un fortissimo valore simbolico, un significato che va al di là di un semplice restauro… Pare infatti che queste eccezionali creazioni abbiano sentito il bisogno di risvegliarsi per tornare all’antico splendore proprio mentre in tutto il mondo sta tornando prepotentemente alla ribalta l’energia
pulita del fuoco del legno per un riscaldamento efficace, sempre disponibile e soprattutto rinnovabile. La legna profumata che ardeva centinaia di anni fa nei focolari di Palazzo Ducale ha ricominciato a scaldare milioni e milioni di uomini d’oggi. Venezia del resto era maestra in quest’arte costruttiva, e ancor oggi i suoi comignoli sono d’esempio per la loro attualità, in quanto capaci di trattenere le polveri incombuste.
Si può trarre una sola conclusione: chi vuol lavorare con successo con il fuoco non può non venire a ispirarsi qui a Venezia, la più bella città d’acqua”.

*(Leonardo Servadio)

 

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