FARE

Quando lo spazio s’incurva

Oggi troviamo molto triste avere al centro della casa un corridoio non illuminato con porte a sinistra e a destra: ai nostri occhi sembra qualcosa di carcerario. Per la ristrutturazione di questo appartamento romano sono entrati in campo due architetti, un uomo e una donna con la loro diversa sensibilità, con un percorso creativo talvolta in contrapposizione dialettica, che può essere interessante seguire. Entrambi erano d’accordo sul rifare totalmente i divisori, e sapevano che per meglio sfruttare i due ingressi separati era meglio tenere autonomi i due blocchi: quello per il living col pranzo e la cucina, e l’altro per la zona studio. Lei aveva in mente dei divisori curvilinei che tagliassero lo spazio ammorbidendolo, mentre lui, destrutturatore e ristrutturatore per temperamento, ha pensato a un unico grande muro curvilineo che divideva in diagonale tutto lo spazio disponibile.Ma a lei sembrava una presenza troppo incombente: avrebbe preferito spezzare questo muro curvilineo in varie quinte che lasciassero intravedere, attraverso fessure ben calibrate, porzioni della casa al di là della separazione.
Era un’idea coraggiosa che portava agli estremi la concezione barocca dello spazio dinamico (non va dimenticato che siamo nella città del Bernini e del Borromini). L’idea ha prevalso e si è concretizzata in spazi ovali come quello intorno al tavolo da pranzo, arricchita dalla presenza di due sculture metafisiche (due erme sgranate alla maniera di Giacometti) che danno all’insieme una valenza fantasy. Per lei questo è un abbraccio con cui accogliere l’ospite, per lui (forse) è il modo di mandarlo in orbita.La cucina e la camera da letto sono dei normali vani rettangolari, mentre il bagno sembra sconvolto da un movimento tellurico: questa è la logica con cui ci si muove in questa casa: spazi dinamici alternati a spazi più rilassati.
In questa doppia polarità progettuale sta il fascino di questa casa: non troppo proiettata verso il futuro, ma nemmeno tranquilla dimora della normalità.
C’è una febbre che la anima al di sotto del gusto consolidato, una febbre di cambiamento che si traveste da bonomia e da gusto per l’accoglienza.
Ma a guardarla in tralice si ha l’impressione che l’astronave stia per partire per orizzonti non sempre prevedibili.Qualità dell’intervento

Centralità del progetto: creare, al posto di un appartamento standard anni ‘50, un open space giocato sulle contraddizioni tra pareti curve e perimetro finestrato ortogonale.
Innovazione: mescolare una spazialità sperimentale e innovativa a un tranquillo e consolidato gusto borghese.
Uso dei materiali: soprattutto materiali tradizionali, tra cui le tende di lino, ma anche i tessuti di recupero di Metamorphosi.
Nuove tecnologie: impianto di climatizzazione nascosto nella controsoffittatura.

Biografia

MASSIMILIANO VINCI, architetto
si laurea in Architettura a Roma nel 1999. Attratto dalla pratica della decostruzione, fin dall’esordio forgia un linguaggio architettonico dinamico e multidimensionale.

LAURA BOZZA, architetto
Si laurea in Arte dei Giardini a Napoli nel 1991, si dedica anche alla ristrutturazione degli edifici curando particolarmente l’impatto ambientale e il risparmio energetico.

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