ARCHITETTURA FARE PENSARE

Quando i pavimenti erano d’autore

In un palazzo romano del Rinascimento
In a Roman Palace of the Renaissance

Oggi per scegliere un pavimento basta sfogliare un campionario, perché ci accontentiamo di qualcosa già presente sul mercato. Una volta, per chi poteva permettersi un palazzo, non era così: era l’architetto che disegnava su misura i pavimenti stanza per stanza. E l’effetto cambiava molto. C’era la stessa differenza che c’è oggi tra l’abito già fatto e quello fatto su misura dalla haute couture.

La stanza circolare che si vede nella foto della pagina a fronte si trova nel palazzo Malatesta di Roma, ora Pecci Blunt. E’ un palazzo del ‘500 costruito quando papa Giulio II incamerò nello stato pontificio il feudo dei Malatesta, la Romagna.
Essi fecero buon viso a cattiva sorte, rinunciarono al comando, non certo alle rendite, e si costruirono questo palazzo al centro di Roma davanti al Campidoglio, divenendo nobiltà romana a tutti gli effetti. Tra le prerogative necessarie per non sembrare dei parvenus di provincia c’era la pratica del mecenatismo, e dovendo misurarsi con famiglie legate a papi che per i loro palazzi ricorrevano ad artisti come Michelangelo e Raffaello, fecero costruire palazzo Malatesta secondo tutti i crismi del Rinascimento. Qui abbiamo come campione una piccola stanza di passaggio che è il punto di convergenza prospettica di due assi ottici perpendicolari fra loro: due percorsi che si uniscono ad angolo retto; è stata fatta circolare
per continuare, deviandolo, il movimento. Naturalmente anche il disegno del pavimento doveva concorrere a questo effetto, e il disegno delle piastrelle (in cotto a due colori) avendo tre cerchi concentrici di rombi disposti a raggiera,
contribuisce notevolmente a creare una sensazione di dinamismo. Mentre la colonna con cratere attico posta al centro è un’incongrua, anche se scenografica, aggiunta neoclassica.

When the pavements were of author

The circular room shown on the title page is of the Malatesta Palace of Rome, now Pecci Blunt. The palace was constructed in the 16th century when Pope Giulio II confiscated the Malatesta fiefdom, Romagna, in the Papal State. Giving a good impression to a bad sort, they relinquished command, but not to their income, and constructed a palace for themselves in the center of Rome in front of the Campidoglio, thus becoming Roman nobility in all senses of the word. Among the necessary prerogatives not to seem like parvenus of the province, they practiced patronage to measure up
to the families tied to the Pope, who utilized such artists as Michelangelo and Rafael for their palaces. They hence constructed the Malatesta Palace according to all the chrisms of the Renaissance. As an example, a small passage room is the prospective convergence point of two perpendicular optical aces, between which are two walkways united at a right angle made to circulate, to continue, and to deviate movement. Naturally the flooring designs had to concur with this effect; the tile design (terracotta in two colors) has three circles with concentrated rhombuses placed in a radial form, significantly contributing to create a dynamic impression. The column with the attic crater placed in the center is incongruous, however picturesque, joined with Neoclassical.

Decorazioni rinascimentali di pavimenti in cotto a due colori
Qui sopra abbiamo i disegni tratti dal pavimento cinquecentesco di una stanza del Palazzo Vecchio di Firenze. Nella pagina a destra, una galleria del palazzo dei principi Ruspoli a Roma costruita nel 1556 dall’architetto Bartolomeo Ammannati. In entrambi i casi troviamo
uno dei motivi decorativi più in voga nel Rinascimento (il
pannello rettangolare con al centro un grande rombo) utilizzato anche da Michelangelo nella libreria Medicea di Firenze. E’ un motivo molto usato dagli antichi romani (accanto a quelli con motivo centrale circolare o ad ottagono) nei loro pavimenti a mosaico e a intarsio marmoreo, che vengono riproposti in cotto a due colori
dagli architetti italiani nel momento di massimo richiamo all’antico.
Nel passaggio dal mosaico al cotto si ha una notevole perdita di finezza nel disegno, ma è unita al vantaggio di un materiale più caldo, più salubre e che si presta a nuovi disegni modulari. Nella galleria di palazzo Ruspoli si nota come i pannelli in cotto che contengono questo motivo decorativo si ripetono a tutta larghezza sul pavimento in corrispondenza con i motivi decorativi curvilinei del soffitto: sono nove in entrambi i casi. La bicromia del cotto si ritrova anche nella bicromia delle pareti e del soffitto in pietra grigia e intonaco bianco (la parete di fondo dipinta di giallo è un’idea più da bar che da palazzo rinascimentale). In origine questa era una loggia aperta al ponentino romano, ma i frequentatori moderni, essendo più freddolosi degli antichi, hanno completamente vetrato lo spazio sotto agli archi.

La semplicità di un cotto di un solo colore è più adatta in campagna
The simplicity of a single-colored terracotta is more adequate for the country

In queste foto sono illustrati gli interni di due residenze di campagna: il castello feudale dei principi Odescalchi a Bracciano e il castello di caccia dei principi Chigi Della Rovere a Castel Fusano. Come avviene ancora oggi per le
seconde case, l’abitazione di campagna era più semplice di quella di città, soprattutto nei dettagli, e i pavimenti erano in cotto di un solo colore perché più confacenti all’atmosfera rustica del posto. Qui sopra, in una grande stanza con pareti affrescate, c’èun letto del ‘600 a baldacchino dipinto di celeste perché destinato a un bambino della famiglia (i quattro angeli appesi alla sommità delle colonne sarebbero fuori luogo sul letto di un adulto).

In questo pavimento di grande complessità, oltre al cotto in due colori c’è anche la presenza di un marmo grigio che concentra l’attenzione al centro di ogni pannello decorativo. Non va dimenticato che nei palazzi del rinascimento l’uso del marmo per gli intarsi era tutt’altro che raro.
Other than terracotta in two colors, this flooring of great complexity also contains grey marble that draws attention to the center of every decorative panel. It is not to be forgotten that in Renaissance palaces, the use of marble for inlay work was anything but rare.

On these two pages, the internal arrangements of two country residences are illustrated: the feudal castle of the Odescalchi Princes at Bracciano, and the hunting castle of the Chigi Della Rovere Princes at Castle Fusano.
As is still the case today of second homes, country homes were more simple than city dwellings, above all, in the details like terracotta floorings of a singular color since it was more conducive to their rustic atmospheres.
Above, in a large room with frescoed walls, a 17th century canopy bed painted in celestial blue was destined for a child of the family (the four angels atop the four columns would have been out of place for an adult’s bed).

Nelle foto: L’ingresso nel castello di caccia di Castel Fusano è reso elegante da un cotto molto patinato, di formato quadrato, con diversi toni di colore. A ricordarci i tempi in cui anche in Italia si potevano cacciare animali di grossa taglia, c’è la pelle di un orso bruno. Grandi corna di cervo, con buona pace degli animalisti, decorano simmetricamente i due sovraporte.

The entrance of the hunting castle of Castal Fusino is rendered elegant with its exceptionally glazed terracotta squares in different tones of color. In remembering the times in Italy when it the hunting of large game was still practiced, a brown bear skin is positioned, above which, on the walls are deer antlers; with the graceful permission of animal rights groups.

Nella stanza del trono papale, che in ogni casa gentilizia romana non poteva mancare, il pavimento si fa più importante e il cotto viene alternato col marmo bianco di Carrara. Lo stile decorativo non cambia (un pannello quadrato con dentro
un altro quadrato posto in diagonale), ma il contrasto tra chiaro e scuro aumenta come anche la luminosità in generale. Per di più nel bordo viene usata una forma primaria alquanto particolare: un esagono allungato metà bianco e metà rosso che negli angoli diventa quadrato. Il trono papale consisteva in un seggio ricoperto di velluto ricamato,
che qualche gradino teneva sopraelevato rispetto al pavimento, e che sopra aveva l’immancabile baldacchino segno di regalità. Perché in quel tempo il papa non era solo il Sommo Pastore di anime ma anche un capo di stato, lo Stato
Pontificio. Si recava nelle case private in forma ufficiale solo per atti ufficiali (quindi molto raramente), mentre se vi
andava per diletto era ricevuto come tutti gli altri, anche se era l’ospite d’onore. Ma avere il trono in casa era uno status symbol.

Nel palazzo Malatesta di Roma si trova, perfettamente
conservato, questo pavimento in cotto e marmo bianco
impostato sul quadrato ma con bordo ad esagoni.

In the Malatesta Palace of Rome, a perfectly conserved
flooring of terracotta and white marble is laid in squares with hexagonal borders

In the room of the Papal throne, which in every house of Roman nobility could not do without, the flooring gains an added importance and the terracotta is alternated by white marble of Carrara. The decorative style does not change (a square panel containing another square panel placed on a diagonal), but the contrast between light and dark generally increases, as does the luminosity. A somewhat particular primary form is used for the border: an elongated hexagon, half white and half red, with corners that become squared. The Papal throne room consisted of a throne covered in velvet, kept a step or two above the level of the flooring, above which was the unfailing baldachin sign of royalty. At that time, the Pope was not only the Supreme Pastor of the Soul, but also head of the Papal State. He would only appear in
private for official functions (very seldom), and for pleasurable visits, he was received as all the others were,
even if he was the guest of honor. To have a throne in one’s house was truly a status symbol.

Il rombo e l’esagono
In Trinità dei Monti, la spettacolare chiesa di Roma alla sommità della omonima scalinata, vi è un grande assortimento di pavimenti in cotto a due colori del ‘500. I disegni qui riportati si basano su due figure geometriche elementari: il rombo e l’esagono, che combinandosi tra loro formano eleganti grafie. L’aggregato più interessante è quello con stelle a sei punte che inglobano tra loro degli esagoni equilateri: è un tipo di disegno che si ritrova, eseguito in marmo, nella chiesa di San Marco a Venezia.

La preziosa patina antica di un pavimento in cotto
The treasured antique patina of a terracotta flor

Quando nel 1803 il castello passò ai principi Torlonia, vennero fatte alcune trasformazioni per adeguarlo alla moda del tempo (lo stile impero). I soffitti furono ribassati e ridecorati, ma il cotto dei pavimenti ve
nne conservato così com’era, tanto era bello il suo colore e la sua patina. Segno che il cotto è un pavimento forever.

Nelle foto: Nel castello costruito dai principi Orsini a Bracciano, alcuni ambienti ristrutturati all’inizio dell’800 hanno
conservato l’originario pavimento in cotto del ‘400.

In the castle constructed by the Orsini Princes at Bracciano, certain modifications made in the 19th century conserved the
original flooring of the 15th century.

In 1803, possession of the castle was passed to the Princes of Torlonia, and subsequent modifications were made to update it to the Imperial style of the time. The ceilings were lowered and redecorated, but the terracotta floorings were conserved in their beautiful color and glaze; a sign that terracotta flooring lasts forever.

La cantina di una villa veneta del XVI secolo
The 16th century cellar of a Venetian villa

Nel seminterrato, dove una volta c’erano le stanze della servitù, è stata fatta una moderna cantina con tavolo di degustazione e un complesso mobile per conservare sia le bottiglie, sia le piccole botti e le damigiane per uso di famiglia.
Il mobile è stato disegnato da Mocellin, un artista del legno che ha utilizzato il motivo delle griglie a losanghe in due diversi moduli per dare bellezza a un manufatto nato per un obiettivo soprattutto funzionale.
Il cotto del pavimento, rigorosamente antico e di recupero, è stato scelto in vari toni di un pastoso color marrone che armonizza col legno patinato del grande contenitore. Si tratta del classico formato rettangolare dei mattoni pieni,
qui disposti a spina pesce, che si accostano direttamente al candido muro rusticamente intonacato. Potevano essere in un formato quadrato disposto in diagonale, ma sarebbe stato un motivo troppo ripetuto visto il modulo quadrato
delle griglie del mobile e di quelle in ferro che proteggono le piccole finestre.

Nelle foto: Questo è un abiente studiato per il rito della degustazione del vino, dell’assaggio collettivo: pareti bianche per la concentrazione e pavimento in cotto per il sapore contadino.
An environment that has been studied for collective wine tasting, the white walls allow for attentiveness while the terracotta flooring gives it a rustic flavor.

In the basement, where at one time were the servants’ rooms, a modern cellar has been made together with a tasting table and fixtures to conserve bottles, as well as small casks and demijohns for family use. The piece was designed by Mocellin; an artist specializing in wood. He had utilized the motif for two different types of losanghe grids to beautify the handmade piece, born primarily of functional purposes. The terracotta flooring, rigorously antique yet salvaged, was chosen in various tones of a melon-brown color to complement the glazed wood of the large container. In this classic rectangular format, full bricks were laid in a fishbone pattern, leaning directly against the white and bucolic plastered wall. A square format laid on a diagonal would have been a motif too often repeated, considering the grids of the furniture piece and the iron gates that protect the small windows.

Il cotto in cantina

Per conservare al meglio il vino occorre disporlo in un ambiente a temperatura costante, fresco ma non freddo, possibilmente senza rumori o vibrazioni. Il cotto, grazie alle sue qualità di coibenza sia termica sia acustica, è da sempre usato per la pavimentazione delle cantine professionali, in particolare in quelle dove ci sono botti in rovere che soffrono l’eccesso come la carenza di umidità. Ci deve quindi essere un microclima, quasi come nei musei dove sono esposte opere d’arte deperibili, soprattutto gli affreschi. Inoltre, il colore del cotto si avvicina molto a quello del vino rosso ed eventuali perdite o rotture non costituiscono un problema per questo tipo di pavimento. Poi, soprattutto se si ha l’abitudine di ricevere amici e conoscenti per una degustazione, anche l’occhio vuole la sua parte e il cotto ha la stessa aspra eleganza del legno e delle bottiglie.

In una villa dal sapore antico
The antique flavor of a villa

Sulle Prealpi tra Varese e Como un industriale della zona, per arredare la sua moderna abitazione, ha chiamato una raffinata arredatrice che ha voluto infondere a questo interno senza carattere il sapore antico delle grandi ville
prealpine dell’800. I mobili antichi sono stati scelti senza sfarzo, seguendo l’austera consuetudine dello stile eclettico di quel periodo che si ispirava al rigoroso e un po’ conventuale Rinascimento dimenticando il più frivolo stile liberty dei modernisti. Ma la sensibilità e la teatralità della belle époque rimaneva accesa dietro la facciata seriosa, e i dettagli assumevano molta importanza, quasi una vita propria. In questo interno ci sono due note di colto cromatismo: un dipinto che racconta episodi di vita contadina su vari piani e un pavimento con molte sfumature ottenute in fase di cottura che
compone una specie di mosaico monocromo.

L’angolo del pranzo in una villa di Olgiate Trevano dove il pavimento, con le sue infinite variazioni dal
verde marcio al marrone, risulta avere un ruolo da protagonista.

The dining area in a villa of Olgiate Trevano, where the flooring, with its infinite variation of green stained with brown, plays the protagonist.

In the pre-Alps between Varese and Como, an industrialist of the area called upon a refined expert to furnish his modern dwelling, to infuse the characterless interior with the antique flavor of the pre-Alpine villas of the 19th century. The antique furniture was picked without pomp, but rather, adhering to the austere custom of the eclectic style of the period,
looking to the rigorous and slightly conventional Renaissance, forgetting the more frivolous liberal style of the Modernists. The sensibility and theatrical flair of the belle époque remained illuminated behind the façade of goodness, and the details assumed a greater importance, almost a life of their own. Within this interior, two examples of cultivated
Oriental exoticism are present: a Chinese painting on silk which tells a story on various levels, and a flooring with multiple gradations in tonality obtained during the cooking process – a type of monochromatic mosaic.

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