ARCHITETTURA FARE PENSARE

Quando anche il verde è rustico

Intorno alla casa la suggestione sta tutta nel trattamento del verde, che qui ricerca l’effetto del “pittoresco”, una
categoria di giardino inventata in Inghilterra a metà ‘800 quando si cominciarono a costruire piccoli villaggi
ispirati all’architettura spontanea.

Come dice il creatore di giardini William Robinson, un inglese, nel suo libro “The Wild Garden” del 1881: “…esistono centinaia di piante di montagna e di roccia che crescono molto meglio su un vecchio muro, un rudere, un divisorio
rustico o un pendio pietroso, di quanto non lo facciano nei “giardini di roccia” artificiali appositamente creati. La loro coltivazione è da me raccomandata in quanto, una volta immesse in tali luoghi, si sviluppano da sole senza bisogno di altre cure. Chi ha avuto modo di osservare come crescono le piante nane sui monti o sui terreni pietrosi
elevati, deve aver notato in quali disagevoli posizioni si sviluppino in ottima salute. Ciuffi delicati, che talvolta fuoriescono da impercettibili fenditure tra l’arida riccia o sopra un masso, se piantati in giardino deperiscono, se messi invece in muri rustici o dentro le rovine si mantengono in ottima salute, le radici prendono vigorosamente possesso della fenditura e stabiliscono una presa che difficilmente verrà meno nel tempo.” (dalla traduzione italiana “Il giardino naturale, Franco Muzzio Editore, Padova 2002). Qui l’effetto “wild garden” (giardino selvaggio) è portato all’estremo, fino ad avere arbusti di rose selvatiche che invadono spazi protetti come quello sotto la pensilina. Ma non lasciatevi trarre in inganno, non si tratta di un’invasione dovuta ad abbandono: basta osservare il tetto in coppi della piccola
costruzione per rendersi conto che tutto è sotto controllo, mantenuto in perfetta efficienza. Anche gli infissi delle case sono quelli originali, ma resaurati e resi perfettamente funzionanti. L’interno è curato nella stessa chiave esistenziale: mobili campagnoli molto lineari e strumenti da cucina comperati dai rigattieri della valle, tessuti
stampati di gusto paesano trovati al mercatino, vestiti dei proprietari semplici e un po’trasandati.

E’ molto ideologico fare in modo che lo spazio intorno al rustico risulti trascurato, invaso da erbe selvatiche
cresciute spontaneamente. In realtà è una sottile scenografia dove la crescita del verde sembra casuale ma avviene solo in un certo spazio circoscritto e programmato.

As William Robinson an Englishman once said in “The Wild Garden” in 1881: “ There are hundreds of mountainous plants that grow much better on an old wall, a ruin, a rustic partition or on a stony slant, than when it is done on purpose in rock gardens or in artificial creations." I recommend that their cultivation is done like this, once introduced to similar environments they develop alone without any attention. People that have had the possibility to observe dwarf plants grow on mounts and on raised stony grounds, they must have noticed in what uncomfortable positions they develop and very well. Delicate tufts that flower in imperceptible curly arid cracks or on the top of masses. If they are planted in a garden they deteriorate away, if they are put on old rustic walls or in ruins they remain healthy, the roots take vigorous position of the cracks and establish a hold that will not disintegrate with time.” (From the Italian translation the natural garden, by Franco Muzzio Editor, Padova 2002).

I muretti di pietra cementativi sono molto decorativi, se poi cono curvilinei e contengono prato e piante erbacee che
traboccano dal bordo, allora si può dire che caratterizzano in modo preminente un giardino. Quando la villa è su un
terreno in pendio, è tradizione costruire dei terrazzamenti con muretti di contenimento, in modo da creare pause
pianeggianti che rendono il giardino più vivibile.

Here is the wild garden effect (is taken to the extreme, having wild rose bushes that invade protected areas like under the roof. Don’t let it deceive you, it isn’t because of an invasion or they are abandoned: stop observing the roof of the little construction and realise that everything is under control and maintained in perfect order. However the frames of the houses are original, they have been restored and work perfectly. The inside was taken care of in the same way: rustic furniture that is very coherent and the kitchen’s implements that were purchased from the second hand dealer, the printed material that was from the right villager found at the market, the owners clothing is simple and a little shabby.

IL RUSTICO IN TOSCANA

Dire che la Toscana è per l’Italia quello che la Provenza è per la Francia, cioè la vera patria del rustico, è dire poco. Ci sono romanzi inglesi d’inizio secolo, opere letterarie ormai consacrate dalla critica, che esaltano in tutti i modi le sensazioni provocate dalla campagna toscana, dai suoi cipressi e le sue case in pietra serena. Galeotto fu il rustico per i tanti turisti inglesi: signori e signore di grande compostezza, giovani romantici e fanciulle accompagnate da zie zitelle in funzione di chaperon. Abitavano in ville piene di dignità o in alberghetti che erano ville ristrutturate; ma il loro cuore batteva, in tutti i sensi, per il rustico. L’amante “rustico” di Lady Chatterley era il simbolo di una rivoluzione dei costumi che andava di pari passo con le rivendicazionia dei diritti della donna. La Toscana per gli inglesi significava
soprattutto lo sciogliersi dei sensi al calore del sole d’Italia, nell’eccitante scoperta dei luoghi d’arte del Rinascimento permeati di spirito pagano. Creato un mito, difficilmente sparisce anche se i fruitori non sono più glistessi. Per gli italiani la scoperta della Toscana è avvenuta molto più tardi, quando il boom economico ha portato alla ribalta nuovi bisogni tra cui, importantissima, la seconda casa. Poteva essere al mare, in montagna o in campagna; ma se era in campagna, aveva da essere in Toscana.

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Gli inglesi avevano diffuso la fama tra un’elite, gli italiani ne fecero una scelta di massa. All’inizio gli italiani più intraprendenti trovarono delle vere occasioni, grazie all’esodo dalle campagne dovuto alla crisi economica (ma anche d’identità) della civiltà contadina. Si acquistarono le cascine più belle e più grandi arredandole sfarzosamente (non era ancora di moda lo stile rustico); poi arrivarono tutti gli altri, che non acquistavano più la casa del fattore, grande e di solida costruzione, ma quella del contadino, più piccola, a buon mercato e valorizzabile come testimonianza di una civiltà scomparsa. Oggi, dopo decenni di ristrutturazioni a tappeto, in Toscana siamo alla codificazione dello stile rustico, con imprese specializzate nel recupero dei materiali “di una volta”, col piccolo antiquariato di paese, con negozi specializzati in mobili e cucine rustiche dove non possono mancare i cestini appesi, i festoni d’aglio, i mestoli e le pentole di rame usate da generazioni di contadini. Il fatto che il fenomeno si sia standardizzato non lo rende meno

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