FARE PENSARE

Pubblicità sulla Basilica di San Marco

I documenti per la cura del patrimonio
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

Gli aspetti economici, visti nella prospettiva della grande arte e della grande architettura, ancor più seguardati sullo sfondo religioso che informa l’attività della Chiesa, appaiono spesso come alcunché di estraneo. Eppure è inevitabile fare i conti con le necessità incombenti. Per la conservazione di monumenti del valore inestimabile, patrimonio dell’umanità intera, quali il Duomo di Milano, o quali una chiesa d’epoca ricca di raffinate opere d’arte, è inevitabile dover spendere non poco. Oggi il mecenatismo che un tempo era assai vigoroso e che consentiva di produrre opere magnifiche, si è forse un poco affievolito: ma il mondo contemporaneo ha fame di bellezza e offre molte opportunità. Il meccanismo della sponsorizzazione con ritorno pubblicitario può essere uno strumento adatto al reperimento dei fondi necessari per conservare quelle opere artistiche e architettoniche per le quali tutti andiamo orgogliosi. Questo è stato uno dei temi sul tappeto quando abbiamo lanciato l’iniziativa “Adotta una guglia”, della quale diamo ampio resoconto nelle pagine seguenti. Ed ecco che a Milano compare un altro esempio sulla stessa linea: per completare il restauro del transetto meridionale della storica e centralissima chiesa di San Marco viene proposta, e accettata da tutte le Autorità competenti (Parroco, Curia arcivescovile, Comune e Soprintendenza), l’affissione di un manifesto pubblicitario per un certo numero di mesi. Il sacro e il profano vanno assieme. Scandalo? No, punto di convergenza e di reciproca utilità.

Lo sponsor è felice perché può presentarsi in un luogo particolarmente privilegiato e la sua pubblicità acquista uno sfondo morale. I responsabili della chiesa riescono a pagare le ingenti spese per le necessarie opere di conservazione. I fedeli e il grande pubblico avranno la possibilità di godere ancora dell’estetica architettonica e artistica nel suo pieno fulgore. Il messaggio che l’architettura e l’arte della chiesa veicolano – che è messaggio di fede e di santità – sarà ancora più chiaro e leggibile. Né la presenza di uno sponsor è qualcosa di veramente nuovo. Quanta arte esiste grazie al fatto che c’è stato uno sponsor ante litteram? Si pensi alle innumerevoli tele nelle quali, ai piedi della Madonna in trono o accanto al Crocifisso appaiono, inginocchiati e ornati delle loro lussuose vesti, i committenti. Da Masaccio a Piero della Francesca, la sponsorizzazione dell’arte, anche di carattere religioso, non è invenzione dell’oggi. E il sacro col profano sanno da secoli convivere. Auspichiamo che su questo argomento si apra un confronto: che i pro e i contro vengano attentamente discussi. Che si chiariscano fino in fondo le idee su un argomento così importante e delicato. Parliamone: inviateci le Vostre opinioni all’indirizzo: chiesaoggi@dibaio.com. Qui già proponiamo i primi interventi pervenutici sull’argomento.

Il frontespizio del Corriere della Sera del 17 gennaio 2003 che riferiva della pubblicità sulla Basilica di San Marco in Milano. PARLIAMONE, inviateci i Vostri contributi all’indirizzo: chiesaoggi@dibaio.com

PROFANO MA UTILE

“L’idea non è stata mia, ma della Soprintendenza – spiega il Parroco di San Marco, Don Giovanni Mercandalli, quasi schermendosi – Bisognava necessariamente restaurare il transetto meridionale della chiesa: la parte più antica e più preziosa della basilica. Così ho accettato. Curia, Comune e Soprintendenza ai monumenti hanno dato tutti i permessi necessari”. E così una delle principali basiliche milanesi, quella di San Marco, è diventata una delle prime, se non la prima chiesa in Italia, a sostenere sul muro esterno del transetto, accanto all’abside, un enorme cartellone pubblicitario. Il parroco un po’ ci soffre, ma il gioco vale la candela: “Sulla facciata non l’avrei mai concesso, ma qui, sul retro dell’edificio e per un periodo limitato, mi sembra accettabile. Si consideri che il ricavato dell’esposizione di questo cartello pubblicitario (collocato nel giugno 2002 con contratto fino a dicembre, rinnovato per un altro breve periodo) finanzia la quasi totalità del restauro”. Don Giovanni è arrivato in questa parrocchia 29 anni fa: “Il complesso architettonico, anticamente un convento agostiniano, appariva in rovina, al punto che dalla Curia stessa mi suggerirono di venderne alcune parti per finanziare interventi di restauro. Ho preferito impegnarmi per adattare anzitutto alcune porzioni del complesso ad attività caritatevoli di accoglienza: per gli emarginati gravi, gli extracomunitari, i bisognosi che la speculazione immobiliare cacciava dalle vecchie case del quartiere. Solo dopo aver finito di realizzare le opere caritative, ho pensato al restauro della chiesa, che ormai va avanti da una decina d’anni. Ma i restauri costano, e parecchio…”

IL SACRO E IL NON SACRO

Sacro e profano nella Chiesa Cattolica hanno sempre convissuto. Il noto miscredente Bertrand Russell ammirava la Chiesa Cattolica proprio per la sua capacità di ammettere tacitamente questa convivenza, su un confine mutevole secondo i tempi. Non mancano gli esempi, nella storia dell’arte, di autori di primo piano che si sono esercitati in bilico su questo crinale: personaggi come Canova, Bernini e Michelangelo. Il confine tra sacro e profano nel campo artistico risulta assai mutevole nel tempo. Si consideri l’Olimpo in terra scolpito dal Canova o la sua Paolina Borghese: figure marcatamente profane di uno scultore che ha realizzato anche monumenti a diversi pontefici. E fu un Papa che lo incaricò di riportare in Italia quanto Napoleone aveva saccheggiato e che lo nominò principe di Ischia, per questa sua opera. Per non parlare di altre note pitture celebrate nei secoli, quali il “Tondo Doni” di Michelangelo: la Sacra Famiglia con nudi sullo sfondo, o la Cappella Sistina, sotto il cui tripudio di nudità, tuttora i Papi officiano nelle occasioni solenni. Per non parlare del Tiziano…
Arch. Giorgio Raineri

RIPENSANDO ALL’ IMMAGINE

Che per qualche mese i ponteggi siano ricoperti da un’immagine ingrandita di un braccio con testa e orologio, non è nulla di male. Sarebbe meglio, ma non è possibile aver tutto, che due metri per due raffigurassero l’interno della chiesa.
fra’ Giacomo Grasso, o.p.

Parliamone, inviateci i Vostri contributi all’indirizzo: chiesaoggi@dibaio.com

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