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Progettare…small


3 stili di miniappartamenti

Il concentrarsi della gente nelle grandi città e il conseguente aumento dei prezzi per metro quadro rende sempre più attuale la scelta del miniappartamento. Un’ottima antologia di “casi ben risolti” la si può trovare in una pubblicazione della spagnola Cristina Paredes Benitez dal titolo “Small Spaces, Good Ideas” pubblicato nel 2005 a Barcellona e poi a New York dall’editore Harper Collins nella collana Collins Design.
Questi interni sono stati scelti con gusto molto attuale tra miniappartementi di tutto il mondo, badando più alla omologazione internazionale del “villaggio globale” che non alle peculiarità locali. Chi si attenesse a questi esempi sarebbe sicuro di fare qualcosa di valido per tutti, non per pochi.

I mobili a scomparsa sono il vero coup-de-théâtre del miniappartamento in quanto fanno ritornare vuota una stanza che prima era piena. Qui non si tratta del solo letto a scomparsa, ma di uno spazio che da soggiorno si trasforma “automaticamente” in sala da pranzo, e poi in stanza da letto, grazie all’aiuto di alcune botole e di vari motori elettrici.

Questo è un modo d’intendere l’arredamento come qualcosa di effimero che muta col passare delle ore e con l’alternarsi delle esigenze. Forse è un modo americano di pensare la propria vita in progress, pronti a cambiare posto e a rinunciare alle abitudini pur di cogliere in ogni momento le occasioni migliori.

In USA si cambia città e quartiere molto più che in Europa; quindi risulterebbe più facile vivere in una casa che sparisce continuamente per trasformarsi in qualcos’altro. Per essere coerenti con questo tipo di abitazione sarebbe meglio essere single o allenati ai cambiamenti di coppia e di famiglia, e non aver bisogno di punti fermi e di situazioni stabili. Si avrebbe così un nuovo stile di vita realmente globalizzato.

In Giappone nella città di Kobe, famosa per i suoi devastanti terremoti, c’è questo piccolo appartamento caratterizzato da solide pareti in cemento a vista alleggerite con feritoie orizzontali dove s’inseriscono i gradini.

Elemento caratterizzante di questo interno è la scala aerea, ripida e senza corrimano, che s’innalza eroicamente
verso un’apertura del soffitto. I gradini sono in legno chiaro e spiccano sull’insieme delle pareti in cemento grigio a
vista. Il pavimento è ricoperto da una calda stuoia di colore chiaro, molto tradizionale in Giappone.

Tradizionalmente giapponese è anche l’atmosfera di rigore assoluto, che qui domina aiutata dalla mancanza di aperture dirette verso l’esterno, sostituite dalle strette fessure dove la luce riesce a insinuarsi creando solo penombra. Lo spazio a disposizione è stretto e lungo, una forma che viene esaltata da questo sistema di feritoie orizzontali che prospetticamente convergono verso il centro ottico.

Qui il gioco del contrasto è portato all’estremo: il muro massiccio di un rudere viene conservato così com’era e gli si accostano materiali tecnologici lasciati in bella vista (come le putrelle di ferro con la loro patina di ossidazione) per respirare un’aria volutamente informale e provvisoria.

Questa villa vicino al mare a Darmòs in Spagna, progettata nel nuovo stile polimaterico e casual che oggi in molti ambienti è considerato up to date, sfodera molti materiali, anche un po’ “brutali”, accostati in modo apparentemente casuale. Questo stile di architettura e di interni si potrebbe definire la faccia scanzonata e bohémien del minimalismo.

In Edicola

In questo interno presente nel libro "Small Spaces" edito da Harper Collins alcuni pezzi di design storico (la poltroncina e il tavolino anni ’50) si trovano a contatto con muri di pietra di fiume, putrelle di ferro lasciate grezze e lunghi mattoni forati parzialmente sbiancati. Il pavimento è in cemento a vista e il giardino è fermo, così come lo ha creato il tempo.

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Basta poco…It only takes…
26/10/2005
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01/09/2005