FARE

Il porticato e l’arco: per abitare nella libertà

Contaminazione: il vocabolo individua l’accostarsi di diversi approcci stilistici, di soluzioni appartenenti a varie scuole. Tutta l’architettura in realtà è in certo modo espressione della continua rimescolanza di sensibilità e di proposte progettuali.
Qui, nelle frange di Sacile, la casa si presenta con un profilo di serena familiarità: le soluzioni tecnologiche contemporanee sono ritagliate su un disegno che raccoglie il meglio della tradizione, e in questo realizza una “contaminazione” tra il nuovo e l’antico, secondo un progetto che guarda all’equilibrio dinamico del territorio.L’arco che si disegna in rilievo in facciata, il profilo a due falde del tetto, la mensola del balcone retta da sostegni ben visibili… tutto parla di un mondo che c’era già, di un’architettura volta non ad erompere sulla scena, ma a crescere insieme col paesaggio. Nella relazione col giardino, nella pluralità di spazi porticati e nell’ampiezza degli ambienti interni che si aprono l’uno nell’altro si riconosce il gusto per lo “sfondato”: per la levità del respiro entro un’architettura che parla il linguaggio della libertà.Francesco Gottardo si laurea allo IUAV e costituisce il proprio Studio Associato che opera nel settore edilizio, urbanistico, dell’arredamento, e dell’industrial design progettando diversi edifici residenziali, commerciali e industriali insieme con Marzia Ortolan, laureata alla Facoltà di Architettura di Firenze, e con Fabio Dal Cin, laureato allo IUAV che, dal 1995 al ‘99 è stato tra l’altro presidente della 1° Commissione Consigliare per la pianificazione territoriale e l’urbanistica del Comune di Sacile, ove si è occupato del nuovo PRG.I due oblò sulla parete guardano verso il vialetto d’ingresso e la scala conduce al piano superiore, che è sostenuto da un’intelaiatura in legno ben visibile.
Notevole lo “sfondato”, lo spazio aperto sopra il soggiorno che mette questo ambiente in diretta comunicazione col salone posto al piano superiore, che si intravede oltre la ringhiera.
L’arredamento è sobrio e raffinato, e si avvale di pezzi di design che hanno fatto scuola: si notano nella prospettiva: la sedia Neoz” disegnata da Philippe Stark, i tavoli gemelli “Neoz” dello stesso autore e la sedia “Miss Lacy” in acciaio inox, tutti prodotti da Driade. Sul fondo si notano i tavolini “Saarinen”, disegnati da Eero Saarinen e la poltrona “Barcellona”, disegnata da Mies van der Rohe e prodotti da Knoll Studio.
Vista del salotto d’ingresso con lo spazio aperto verso il pranzo-cucina. In primo piano di nota l’applique di Catellani & Smith e la mensola di J. Morrison.
Le due finestrelle verticali danno verso il primo porticato. La lunghezza delle prospettive interne e la molteplicità di aperture consentono di godere la casa nel suo insieme.La cucina (di Valcucine con sgabelli “Sarapis” di P. Stark, by Driade); il salotto superiore, con divano “Flap Edra” di Franceso Binfarè, tavolino Driade e poltrona Frau “Don’Do” di Jean M. Massaud.La camera da letto padronale al piano terra. Molto particolare la porta a scomparsa color rame traslucido; si notano anche il letto “You and Me”, il tavolino “Clip” e il pouf “Patrick”, tutti di Ivano Redaelli. I due bagni al piano terra: quello piccolo con elementi di Antonio Lupi e lampada “L’Uccellino” di Ingo Maurer; quello grande di Bagno Quadro con arredo di Capo D’Opera.
Particolare della scala (si nota anche lo sbarco di quella che conduce dai locali interrati); d’infilata si vede la porta scorrevole che conduce alla zona notte al piano terra dove si trovano anche i due bagni e la lavanderia; in alto sta la passerella sospesa che porta dal salotto superiore alla zona notte con due camere.

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