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Piscine ad uso natatorio

La piscina è definita come un complesso attrezzato per la balneazione, con la presenza di uno o più bacini artificiali utilizzati per attività ricreative, formative, sportive e terapeutiche esercitate nell’acqua contenuta nei bacini stessi. Ai fini igienico-sanitari le piscine sono classificate in base ai seguenti criteri:
– destinazione;
– caratteristiche ambientali e strutturali;
– tipo di utilizzazione.
In base alla destinazione, le piscine si distinguono nelle seguenti categorie:
a) piscine di proprietà pubblica o privata destinate ad un’utenza pubblica.
Questa categoria comprende le seguenti tipologie di piscine le cui caratteristiche strutturali e gestionali specifiche sono definite da ciascuna Regione:
al) piscine pubbliche (quali ad esempio le piscine comunali);
a2) piscine ad uso collettivo: sono quelle inserite in strutture già adibite, in via principale, ad altre attività ricettive (alberghi, camping, complessi ricettivi e simili) nonché quelle al servizio di collettività, palestre o simili, accessibili ai soli ospiti, clienti, soci della struttura stessa;
a3) gli impianti finalizzati al gioco acquatico;
b) piscine condominiali la cui natura giuridica è definita dagli articoli 1117 e seguenti del codice civile (libro terzo, titolo VII, capo H: Del condominio negli edifici), destinate esclusivamente agli abitanti del condominio ed ai loro ospiti;
c) piscine ad usi speciali collocate all’interno di una struttura di cura, di riabilitazione o termale;
d) piscine al servizio di edifici abitativi mono, bi, tri- e quadri-familiari (definizione tratta dalla norma UNI 10637, ed. 2006).Presentiamo in queste pagine un interessante pubblicazione dal titolo “PISCINE AD USO NATATORIO” con il sottotitolo “analisi dei rischi e linee guida per l’autocontrollo” a cura dell’ing. Marco Taviani (Geva Edizioni).
L’opera parte dalla classificazione delle piscine e si sviluppa sui temi del funzionamento con paricolare attenzione alle norme “accordo Stato/Regioni” e capitolo per capitolo i requisiti di riferimento.In base alle loro caratteristiche strutturali ed ambientali si distinguono in:
a) scoperte se costituite da complessi con uno o più bacini artificiali non confinati entro strutture chiuse permanenti;
b) coperte se costituite da complessi con uno o più bacini artificiali confinati entro strutture chiuse permanenti
c) di tipo misto se costituite da complessi con uno o più bacini artificiali scoperti e coperti utilizzabili anche contemporaneamente;
d) di tipo convertibile se costituite da complessi con uno o più bacini artificiali nei quali gli spazi destinati alle attività possono essere aperti o chiusi in relazione alle condizioni atmosferiche.
In base alla loro utilizzazione si individuano, nelle varie tipologie di piscine, i seguenti tipi di vasche:
a) per nuotatori e di addestramento al nuoto.
Aventi requisiti che consentono l’esercizio delle attività natatorie in conformità al genere ed al livello di prestazioni per le quali è destinata la piscina, nel rispetto delle norme della Federazione Italiana Nuoto (FIN) e della Federation Internationale de Natation Amateur (FINA) per quanto concerne le vasche agonistiche,
b) per tuffi ed attività subacquee.
Aventi requisiti che consentono l’esercizio delle attività in conformità al genere ed al livello di prestazioni per le quali è destinata la piscina, nel rispetto delle norme della FIN e della FINA per quanto concerne i tuffi;
c) ricreative.
Aventi requisiti morfologici e funzionali che le rendono idonee per il gioco e la balneazione;
d) per bambini.
Aventi requisiti morfologici e funzionali, quali la profondità di 60 cm, che le rendono idonee per la balneazione dei bambini;e) polifunzionali.
Aventi caratteristiche morfologiche e funzionali che consentono l’uso contemporaneo del bacino per attività differenti o che posseggono requisiti di convertibilità che le rendono idonee ad usi diversi;
f) ricreative attrezzate.
Caratterizzate dalla prevalenza di attrezzature accessorie quali acquascivoli, sistemi di formazione di onde, fondi mobili, etc.;
g) per usi riabilitativi.
Aventi requisiti morfologici e funzionali nonché dotazione di attrezzature specifiche per l’esercizio esclusivo di attività riabilitative e rieducative sotto il controllo sanitario specialistico;
h) per usi curativi e termali.
Nelle quali l’acqua viene utilizzata come mezzo terapeutico in relazione alle sue caratteristiche fisicochimiche intrinseche e/o alle modalità con cui viene in contatto dei bagnanti e nelle quali l’esercizio delle attività di balneazione viene effettuato sotto il controllo sanitario specialistico.Prima di iniziare una qualsiasi trattazione in merito alla valutazione dei rischi igienico-sanitari all’interno degli impianti natatori, è necessario descriverne brevemente il funzionamento ed individuarne le diverse zone funzionali, al fine di comprendere come e perché intervenire.
La vasca più comune è quella a ricircolo d’acqua, con immissione da bocchette collocate sul fondo oppure lungo le pareti.
Solo una piccola percentuale dell’acqua è sostituita giornalmente con quella proveniente dalla rete idrica (acqua potabile), il resto è ricircolato in modo costante.
Le due principali tipologie di ricircolo sono rappresentate dal bordo sfioratore e dagli skimmers.
Il bordo sfioratore può essere realizzato su un lato della vasca oppure su tutti i lati, normalmente con una griglia che corre lungo il perimetro. L’immissione di acqua avviene dal fondo, creando un movimento ascendente della massa d’acqua.
Tale sistema garantisce una maggiore igiene, perché il carico inquinante presente in piscina (impurità, capelli, particelle di grassi, saliva, muco, etc.) galleggia, si concentra negli strati superficiali della vasca e viene convogliato verso il bordo sfioratore.
L’acqua che attraversa il bordo sfioratore viene successivamente convogliata ad una vasca di compenso, che ha lo scopo di compensare le perdite di acqua dovute all’immersione delle persone in piscina.
Si tratta di un serbatoio che ha lo scopo di integrare il volume dell’acqua con la stessa acqua presente in piscina (alla medesima temperatura e già disinfettata), senza utilizzare quella proveniente dalla rete idrica.
Nel caso degli skimmers, invece, il ricircolo viene assicurato da aperture, più o meno larghe, poste lungo il bordo superiore della vasca, nelle quali viene convogliata l’acqua superficiale.
Gli immissori sono posizionati in parete ed hanno il compito di favorire, attraverso una forza di spinta, il deflusso dell’acqua verso gli skimmers.
In questo caso non è necessaria la presenza della vasca di compenso.
Se il ricircolo funziona male (o al risparmio), l’acqua si arricchisce di sostanze organiche (secrezioni degli utenti, residui di pelle, microrganismi, capelli, etc.), che, in un ambiente umido e caldo, costituiscono un terreno di coltura per microbi e batteri.
Per questo l’acqua deve essere filtrata per eliminare i solidi grossolani e successivamente sottoposta a trattamenti di disinfezione di tipo chimico o fisico (si rimanda alla lettura del paragrafo 4,2.3), prima di essere ricircolata ed immessa nuovamente in vasca.
Il sistema di trattamento dell’acqua è costituito essenzialmente dagli impianti di: filtrazione, condizionamento chimico (pompe dosatrici e centraline), circolazione (pompe di circolazione e prefiltri) e distribuzione (l’impianto idraulico che porta e riceve l’acqua dalla vasca). In linea generale, quindi, all’interno degli impianti natatori possono essere
individuate, oltre alla sezione attività natatorie e di balneazione1 e alla sezione impianti tecnici2 le seguenti zone funzionali:
– sezione servizi che comprende gli spogliatoi, i servizi igienici ed il locale di primo soccorso;
– sezione pubblico che comprende l’atrio, i posti per spettatori, gli spazi accessori, i servizi igienici;
– sezione attività ausiliarie che comprende le aree per attività sportive (diverse da quelle natatorie) per il ristoro (bar, tavola calda, etc.), gli spazi per attività ricreative e culturali,
gli ambienti per uffici e riunioni, le sale stampa e le altre attività complementari.

Note:
1 comprende l’insieme delle vasche e degli spazi di pertinenza (gli spazi perimetrali intorno alle vasche e gli spazi direttamente connessi a quelli per le attività natatorie e di balneazione).
2 comprende la centrale idrica e gli impianti per:
– trattamento dell’acqua centrale termica;
– produzione acqua calda per usi sanitari, attrezzature e materiali per la pulizia e la disinfezione;
– elettricità e telefonia; – antincendio;
– riscaldamento;
– ventilazione e condizionamento dell’aria;
– comunicazioni interne;
– smaltimento delle acque;
– ove necessario, depurazione, sicurezza e allarme.

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Gardena
31/07/2005
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