ARCHITETTURA FARE PENSARE

Per una casa colonica del ‘600

Realizzazione: Stefano Lazzarini e Annamaria Crisalli
Servizio: Luisa carrara
Testo: Walter Pagliero
Foto: Athos Lecce

Sulle dolci colline della Lucchesìa in prossimità dell’antica via Francigena, in un paesaggio dominato dagli alti cipressi,
dai vigneti terrazzati e dai campanili delle pievi romaniche, sorge, immersa nel verde di antichi ulivi, questa casa colonica del ‘600: un edificio in pietra di pianta rettangolare tipico di quell’epoca. Era nato come costruzione rurale per gli addetti all’attività agricola: il piano terra era adibito a stalla, tinaio e cantina; il piano superiore veniva utilizzato come abitazione ed anche come fienile, deposito delle olive, del granoturco e dei prodotti dell’orto. Sul davanti
della casa, di fronte al ricovero del carro e del cavallo, vi è un’aia con fondo di pietra destinata al deposito provvisorio dei raccolti e alla battuta a mano dei cereali. Tutto qui era rimasto come una volta, solo che i tempi erano cambiati. L’antico casale è stato acquistato da una coppia di americani che come prima cosa hanno voluto una piscina.

La coppia di stranieri che ha acquistato questo antico casale, da chi doveva restaurarlo ha voluto due cose: fare un restauro rigorosamente conservativo senza rinunciare agli standard di comfort a cui sono abituati. La piscina era
tra questi una necessità inderogabile, per cui hanno chiesto di studiare una soluzione che non fosse in contrasto con le preesistenze: lo Studio di Stefano Lazzarini e Annamaria Crisalli di Camaiore ha saputo accontentarli.

L’aspra naturalità del luogo viene rispettata con l’uso di materiali locali

La piscina è stata pensata e costruita dagli stessi che hanno curato il restauro del casale, e l’intervento di una “mano” unica è stato utile per uniformare il tutto rimanendo fedeli allo spirito della cultura contadina qui assai notevole per antichità e bellezza. La vasca è rivestita al suo interno con un mosaico di piccole tessere irregolari di marmo botticino
color sabbia per rischiararne l’acqua. Solo sui bordi a sfioro è stato messo un mosaico più colorato: una quarzite del Brasile in vari toni di azzurro denominata “Azul di Macaubas”. Intorno alla vasca vi è un camminamento che divide l’acqua dal verde, una striscia in quarzite locale di Guamo. Su uno dei lati corti, per coprire il rullo della copertura azionata da un motore elettrico, vi è una griglia in teak utilizzabile anche per sdraiarsi al sole a bordo piscina. L’acqua della vasca viene sterilizzata con un impianto “STERILOR” a elettrolisi con sale marino (cinque chilogrammi per m3).

Un casale "garden"

La bordatura degli scalini tondeggianti che scendono all’interno della vasca è stata fatta con piccole strisce di mosaico in marmo nero Marquiña. La copertura utilizza un telo verde a scomparsa, elettrocomandato, che scorre lungo i bordi.
Per evitare l’aggiunta di cloro chimico per sterilizzare l’acqua, si è ricorsi al metodo del sale marino con cui si ottiene una soluzione fisiologica del tutto compatibile con il nostro organismo. E’ anche questa, forse soprattutto questa,
una soluzione da “bioarchitettura”. Intorno è stato ricreato un “giardino rustico”, frutto di un appassionato studio lontano da ogni eccesso, con pitosfori nani, erba santolina, la profumatissima lavanda e molte erbacee perenni, in carattere con l’uliveto. Lo si potrebbe definire un “casale garden”.

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